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Procedura d’infrazione Ue all’Italia: il sentiero è stretto anche per Meloni. E le incertezze francesi mettono a rischio lo spread

di Fabrizio Pagani *
20 giugno 2024, 17:51 Ultimo aggiornamento: 19:10

La procedura d’infrazione Ue per deficit eccessivo era un fatto atteso ma non significa che non sia fonte di preoccupazione. Bisogna rientrare di almeno 10 miliardi l’anno. Poi ci sono le politiche che il governo vuole portare avanti che costano altri 18 miliardi l’anno. E vanno considerate le maggiori spese per Difesa e Nato che saranno chieste all’Italia. Si impone una gestione più che prudente dei conti 

La procedura d’infrazione per deficit eccessivo da parte della Commissione Europea nei confronti dell’Italia sta facendo molto parlare, ma era attesa sia dalle istituzioni che dai mercati. A riprova, lo spread BTP-Bund che rimane a livelli relativamente bassi, attorno a 150 punti circa lo stesso livello di un anno fa. L’attivazione della procedura è inevitabile perché il deficit italiano è previsto al 7,4% del Pil per il 2024, più del doppio della soglia europea del 3%.

Tuttavia, ciò non significa che la nostra finanza pubblica non sia fonte di preoccupazione. Una premessa: il deficit degli ultimi tre anni sconta l’enorme spesa Covid e la modifica nella contabilizzazione dei bonus edilizi, ora non più vigenti nelle forme che avevano generato questo problema.

Al netto di questa premessa, l’Italia dovrà presentare alla Commissione Europea un piano per i prossimi 5-7 anni che includa un percorso di rientro del deficit e di riduzione del debito che, secondo tutte le stime – incluse quelle del governo – richiederà un avanzo primario crescente nel tempo. Le nuove regole europee da un lato permettono di negoziare il rientro in un accordo ad hoc specifico per ciascun Paese tra Commissione, dall’altro si concentrano su andamento della spesa, che quindi dovrà essere tenuta sotto controllo.

Il sentiero stretto: i conti dell’Upb

In questo quadro, secondo l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, l’Italia dovrà ridurre il proprio disavanzo di 10 miliardi all’anno per sette anni. Questo calcolo è effettuato a politiche invariate, ovvero senza tenere conto di eventuali extra spese e minori entrate che potrebbero derivare dalle iniziative del governo.

Al momento ci sono oltre 18 miliardi in interventi finanziati per il solo 2024, che richiederanno appunto 18 miliardi l’anno per essere continuati. Il principale tra questi è il taglio dei contributi a carico dei dipendenti, che costerebbe da solo quasi 11 miliardi l’anno.

Il governo alle prese con le misure da finanziare. E il pressing sulla Difesa

Per continuare tutte queste misure e ridurre il disavanzo di quanto necessario nel 2025 il governo dovrebbe quindi individuare circa 28 miliardi di euro tra minori spese e maggiori entrate. Bisogna inoltre considerare che molto forti saranno le pressioni per aumentare la spesa militare e di sicurezza: al momento siamo ben al di sotto del target NATO del 2%, target che sarà peraltro probabilmente innalzato.

Da questo vincolo consegue un sentiero molto stretto per i conti pubblici italiani: il governo dovrà selezionare gli ambiti di spesa meno efficiente per effettuare le economie necessarie e concentrare le pochissime risorse disponibili sulle priorità, come difesa, sicurezza economica e doppia transizione.

Non conta la stretta europea: il vincolo è dato dal debito

Sebbene siano le regole europee a definire questo stretto sentiero, in loro assenza la situazione non sarebbe particolarmente diversa: le dimensioni e il costo del debito pubblico rendono qualsiasi disavanzo difficilmente sostenibile per l’Italia, che sta appunto riuscendo a collocare i propri titoli di stato sul mercato grazie alla cautela nella programmazione di medio periodo.

Le turbolenze dall’instabilità politica francese

Abbiamo visto proprio negli ultimi giorni come i mercati possano molto rapidamente riportare la propria attenzione sui temi di finanza pubblica. Le turbolenze politiche francesi hanno infatti scatenato per qualche giorno una mini-tempesta sui mercati governativi che ha colpito in particolare i titoli di Stato francesi, ma ha anche lambito quelli dei Paesi del Sud Europa, Italia, Spagna, Grecia.

Dopo un aumento considerevole del debito a causa delle spese per fronteggiare pandemia e crisi energetica, anche Parigi affronta una procedura per deficit eccessivo. Mentre per l’Italia paga da lungo tempo un risk premium per le condizioni dei suoi conti pubblici, la combinazione tra una situazione finanziaria in peggioramento e l’instabilità politica continueranno a pesare particolarmente sui titoli di stato e azionari francesi nelle prossime settimane con possibili forti turbolenze.

L’Italia, classico high beta, non ne è al riparo. Prudente gestione si impone! (riproduzione riservata)

*Partner Vitale&Co.



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