Il ribasso dei tassi farà soffrire la redditività delle banche per il calo del margine di interesse. L'allentamento monetario però potrebbe favorire gli istituti di credito in termini di volumi di impieghi. Anche perché sui mercati internazionali inizia a registrarsi un fenomeno che potrebbe intensificarsi nei prossimi mesi: alcune banche stanno approfittando dei tassi meno elevati per riconquistare quote di mercato nei finanziamenti alle imprese, sottraendo clientela ai fondi di private credit.
Il settore del credito privato è cresciuto molto negli ultimi anni. Da un lato i nuovi operatori hanno colmato il vuoto lasciato dalle banche che la crescente pressione regolamentare ha reso sempre più avverse al rischio. Dall’altro lato, prima del 2022, i fondi hanno approfittato delle politiche monetarie attuate dalle banche centrali per rastrellare liquidità con la promessa di rendimenti molto appetibili.
Il calo dei tassi però sta cambiando le carte in tavola. Molte aziende che avevano precedentemente optato per il debito privato, più costoso, ora stanno scegliendo di rifinanziarsi attraverso prestiti sindacati che le banche offrono a tassi più bassi. Da inizio anno secondo Bloomberg sono state rifinanziate a livello globale posizioni per 30 miliardi di dollari complessivi con oltre una settantina di accordi e il fenomeno, partito negli Usa ancora prima che partissero i tagli della Fed, si starebbe progressivamente affermando anche in Europa.
Gruppi come K2 Insurance Services, Circor International e Alegeus Technologies hanno già detto temporaneamente addio ai fondi di private credit che li finanziavano e si sono rivolti agli istituti di credito con un beneficio in termini di tassi fino al 2,25%. Per i veicoli insomma la concorrenza si sta facendo serrata, tanto più che gli investitori hanno obiettivi di rendimento molto più ambiziosi rispetto a quelli delle banche e fanno fatica a sostenere nel medio periodo un basso livello di tassi.
Se la svolta delle banche centrali potrebbe rallentare il business, vero è che negli ultimi anni il private credit è cresciuto molto a livello internazionale.
Secondo S&P gli investitori hanno iniettato circa 200 miliardi di dollari in fondi di credito privati tra il gennaio del 2021 e l’inizio del 2024. In questo periodo il settore ha drenato circa un ottavo della raccolta totale dei grandi operatori internazionali. Questo trend ha condizionato le dimensioni e la penetrazione nel mercato dei veicoli, con un aumento delle dimensioni dei ticket medi e un incremento del peso dei limited partners che investono nei fondi.
Già oggi le interconnessioni tra banche e private credit sono diverse. Gli istituti spesso forniscono la leva con linee di credito o prestiti che consentono ai fondi di aumentare la scala dei portafogli. Banche e fondi inoltre partecipano prestiti sindacati che consentono una distribuzione del rischio tra i diversi soggetti in campo. Da ultimo alcuni istituti possono investire direttamente nei veicoli o creare divisioni di asset management che gestiscono strategie di private credit o aiutare i fondi a cartolarizzare i prestiti in collateralized loan obligations (clo).
Anche in forza di queste connessioni, Bce ha recentemente acceso un faro sui rapporti tra banche e fondi. Dopo una serie di sopralluoghi e scambi di informazioni avvenuti nei mesi scorsi la Vigilanza di Francoforte ha denunciato che spesso le banche non sono in grado di identificare correttamente la natura dettagliata e i livelli della loro esposizione completa ai fondi. Per questo «dovremmo armonizzare, migliorare ed espandere ulteriormente i requisiti di rendicontazione», ha dichiarato nelle scorse settimane Elizabeth McCaul, membro del supervisory board della Bce. (riproduzione riservata)