Nel 2024 sono stati adottati 835 provvedimenti collegiali, di cui 468 sono provvedimenti correttivi e sanzionatori, mentre le sanzioni riscosse ammontano a oltre 24 milioni di euro. È quanto emerge dalla relazione sull’attività svolta dal Garante per la protezione dei dati personali nel corso del 2024, presentata dal presidente Pasquale Stanzione.
I reclami raccolti dall’Autorità sono stati poco più di 4mila, mentre le segnalazioni hanno sfiorato quota 94 mila. Le comunicazioni di notizie di reato all'autorità giudiziaria sono state 16 e le ispezioni effettuate 130, in linea con quelle dell’anno precedente.
Entrando nello specifico di questi dati, le violazioni di dati personali sono state oltre 2.200. Nel settore pubblico (498 casi), le vittime pubbliche principali sono stati comuni, scuole e strutture sanitarie, mentre nel privato (1.706 casi) sono state coinvolte sia pmi e professionisti sia grandi società del settore delle telecomunicazioni, energetico, bancario, dei servizi e delle telecomunicazioni. Preoccupa l’aumento del revenge porn: le segnalazioni di persone che temono la diffusione di foto e video a contenuto sessualmente esplicito sono quasi triplicate rispetto allo scorso anno, toccando quota 823.
Particolarmente rilevante il contrasto al fenomeno del telemarketing, segnala Stanzione, in quanto «le misure sanzionatorie, pur rilevanti per entità e presupposti (in un caso di oltre sei milioni di euro), sono state affiancate da attività complementari, di natura preventiva, remediale e consultiva, non meno significative». E ancora da segnalare l’istruttoria conclusa dal Garante nei confronti di ChatGPT. Ha ordinato infatti a OpenAI, la società che gestisce il chatbot, la realizzazione di una campagna informativa e il pagamento di una sanzione di 15 milioni di euro.
Non a caso «parte essenziale della strategia europea di governo del digitale» è anche la regolazione del potere privato delle piattaforme, ha sottolineato Stanzione, altrimenti «si rischia di delegare alle piattaforme la definizione delle libertà e l'esercizio della democrazia, ridisegnando una verticale del potere».
Difatti «la selezione e talora l'alterazione dei contenuti, si dimostra sempre più incisivo e decisivo nelle dinamiche democratiche. I dati ridefiniscono l'idea di sovranità e il confine tra pubblico e privato, potere e supremazia, mentre l'AI diviene il fulcro della competizione geopolitica», ha aggiunto la guida dell’Authority.
Dunque la protezione dei «dati - tutelando la componente più profondamente 'umana' dell'innovazione; la materia viva del digitale - è l'elemento fondativo di quest'impostazione; il principale argine a un esercizio illiberale e irresponsabile del potere; oggi, appunto, sempre più digitale».
Se, da un lato, gli algoritmi sono spesso utilizzati per produrre deepfake, generalmente a danno di donne o minoranze, particolare attenzione meritano, dall’altro, i minori che, come nativi digitali, «intessono con le neotecnologie un rapporto quasi osmotico, con indubbi benefici (si pensi soltanto allo sconfinato patrimonio d'informazioni dischiuso da un solo click) ma anche, talora, rischi notevoli»: il cyberbullismo ha colpito il 34% degli adolescenti ed è cresciuto del 67% il numero delle ragazze adolescenti esposta ai ricatti per materiale pedopornografico. Per prevenire bullismo e discorsi di odio, non si tratta soltanto di innalzare i limiti d’età, ma è «indispensabile un'educazione dei giovani alle relazioni anche on-line e al rispetto».
In questo scenario, l’intelligenza artificiale si insinua nella tattica bellica sia «alimentando la guerra algoritmica nel dominio cognitivo, con manipolazione di contenuti, deterrenza digitale e narrazioni polarizzanti» sia sul campo: «in Ucraina il sistema Delta fornisce analisi strategiche predittive utili a orientare l'azione difensiva, mentre in Israele Red Alert elabora modelli predittivi per anticipare i tempi di evacuazione, a tutela dei civili», riporta Stanzione. Nondimeno il Consiglio di Europa, con una recente raccomandazione, sottolinea come un uso attento dell'intelligenza artificiale in carcere possa contribuire a migliorare le condizioni di vita dei detenuti, anche superando la distanza fra il dentro e il fuori. «A condizione che l'algoritmo non divenga giudice della persona e non le si sostituisca», ha aggiunto il presidente del Garante.
Il numero uno dell’Authority ha poi segnalato che anche quest'anno, il Garante è dovuto «intervenire per richiamare gli organi d'informazione al rispetto del criterio di essenzialità dell'informazione, a fronte di eccessi come nel caso della diffusione dei colloqui intercettati, in carcere, tra l'imputato di un noto femminicidio e i genitori».
Anche perché «giurisdizione e informazione sono due presidi essenziali della democrazia, il cui rapporto si snoda attorno a un equilibrio delicatissimo tra indipendenza e responsabilità. Raccontare la giustizia è, quindi, un'attività tanto importante quanto complessa, nel costante tentativo di coniugare istanze molteplici quali il diritto di informazione, la 'trasparenza' dell'amministrazione della giustizia, il diritto di difesa, la privacy delle parti e dei terzi a vario titolo coinvolti nel processo».
E infine non sono da sottovalutare le notizie sui presunti dossieraggio che, spiega Stanzione, «hanno restituito, con plastica evidenza, il valore della privacy che troppo spesso si sottovaluta e che, tuttavia, non può essere apprezzato solo nel momento della patologia. Serve agire (e proteggersi) prima: ecco perché il Garante ha tempestivamente costituito una specifica task-force interdipartimentale, per contrarre i tempi istruttori e semplificare taluni passaggi procedurali, così da coniugare efficacia e rapidità dell'accertamento. (riproduzione riservata)