Nel giorno della festa del lavoro, i numeri restituiscono un quadro ancora drammatico: la contabilità annuale continua a registrare una media di circa mille morti bianche e ben 500mila infortuni. Un primo confronto tra 2024 e 2023 vede un aumento del 3,5% degli incidenti mortali (dati Inail). Il settore delle costruzioni si conferma tra i più critici, con oltre 40mila infortuni denunciati e tasso di mortalità più alto della media nazionale.
Mentre il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, invoca una spinta maggiore per combattere la piaga delle morti bianche, segnali positivi, però, non mancano: cresce il numero delle grandi società che stanno innovando l’approccio alla sicurezza. Ridurre gli infortuni rientra anche tra gli obiettivi della remunerazione dei ceo di molte quotate. Per esempio in Leonardo l’indice «frequenza media infortuni» pesa per il 5% sul compenso variabile di breve termine del ceo Roberto Cingolani.
L’indice è calcolato come numero di infortuni per un milione di ore lavorate. Il target 2025 di 2,1 comporta una riduzione di circa il 30% rispetto al 2024.
A raccogliere numeri e iniziative di contrasto alle morti bianche è il Position Paper 2025 dell’Ais (Associazione Infrastrutture Sostenibili), che promuove un modello integrato di sicurezza fondato su partecipazione attiva, digitalizzazione e sostenibilità. «La sicurezza nei cantieri non può più essere considerata un adempimento burocratico: è una leva strategica per lo sviluppo del settore e la tutela dei lavoratori», spiega Lorenzo Orsenigo, presidente Ais, a MF-Milano Finanza.
«La parola d’ordine è sicurezza partecipata. Va coinvolta tutta la filiera, dai committenti ai lavoratori. E serve anche un confronto urgente con le istituzioni. Se poi vogliamo vederla in modo meno empatico, allora diciamo che morti bianche e infortuni sono anche una voce di costo per le aziende. Contenerli fino ad azzerarli è un risparmio. In altre parole, la sicurezza è un investimento».
Le cause principali degli incidenti sono cadute dall’alto, investimenti da mezzi, cedimenti strutturali, esposizione a sostanze pericolose. Sottovalutazione dei rischi e mancata adozione delle misure di sicurezza fanno il resto. Ma c’è un altro dato allarmante: «Lavoro irregolare e dumping contrattuale sono alla base di molti incidenti», sottolinea Orsenigo. «In oltre il 75% dei casi, le ispezioni nei cantieri hanno fatto emergere irregolarità che rappresentano un fattore di rischio elevato».
Per Ais già adottare tecnologie avanzate, come AI, realtà virtuale e aumentata, può ridurre sensibilmente frequenza e gravità degli infortuni. Orsenigo riepiloga le principali misure adottate dai big.
«Eni, per esempio, ha introdotto una vera e propria patente a punti nei cantieri, premiando i comportamenti virtuosi in materia di sicurezza. Il risultato è stato un aumento del 25% delle segnalazioni proattive di rischio e un miglioramento della cultura della prevenzione», sottolinea il presidente di Ais, «Va evidenziato anche il caso di Saipem, che ha implementato l’uso delle Hoc (Hazard Observation Cards), strumenti digitali che incentivano la segnalazione dei pericoli. Il sistema ha portato a un aumento del 40% delle osservazioni di rischio e a una riduzione tangibile delle situazioni pericolose».?
Tra le aziende citate nel Position Paper ci sono poi Gae Engineering che ha ridotto gli infortuni del 30% nei cantieri coinvolti dal modello di formazione condivisa, e Telt (Tunnel Euralpin Lyon Turin), che dalla sperimentazione di workshop interattivi tra committenti, università e lavoratori ha registrato un calo del 20% degli incidenti.?C’è poi Amplia Infrastructures, col programma «Amplia la tua vita»: il ricorso a tecnologie immersive ha aumentato dell’80% il coinvolgimento dei lavoratori nei percorsi formativi. (riproduzione riservata)