Tre minuti per illustrare ogni quesito, tre per la risposta e altri due concessi all’autore della domanda per replicare. Prende così il via il premier time nell’Aula del Senato, previsto inizialmente per il 23 aprile e poi rinviato a causa della morte di Papa Francesco.
Dopo quasi un anno e mezzo dall’ultima volta, Giorgia Meloni torna alla prova delle domande dei parlamentari: in questo caso dei senatori. Nove i quesiti sul tavolo: dall’impegno preso con Donald Trump sull’acquisto del gas americano, alla situazione economica italiana (tra dazi e bollette), passando dalle riforme promesse, fino alle modalità con cui l’Italia punta a raggiungere il 2% per le spese della difesa.
«Italia ed Europa devono rafforzare le loro capacità difensive per rispondere alle responsabilità a cui sono chiamate, anche in ambito Nato. Lo ribadisco con la coerenza di chi ha sempre sostenuto che la libertà ha un prezzo», ha detto la premier rispondendo all’interrogazione posta dal leader di Azione, Carlo Calenda.
«Nel 2014 gli Stati membri (dell’Alleanza Atlantica, ndr) si sono impegnati a raggiungere in 10 anni spese per la difesa pari al 2% del prodotto interno lordo. L’Italia raggiungerà questo target nel 2025 perché questo governo sa che mantenere gli impegni è fondamentale per farsi rispettare».
«Lo facciamo sia rilanciando la capacità di difesa sia inserendo nel computo delle spese rilevanti quelle spese che altre nazioni già considerano. È un percorso coerente con impegni dell’Italia ma anche con la posizione della maggioranza di governo. Senza difesa non c’è sicurezza e senza sicurezza non c’è libertà».
«Sui dossier strategici abbiamo ereditato delle situazioni un tantino compromesse, che proviamo a sistemare, a una a una. Quando avremo più tempo ne parleremo più approfonditamente», così la presidente del Consiglio ha risposto a un’interrogazione di Italia Viva con Matteo Renzi.
«Sul premierato», ha proseguito la premier, «stiamo andando avanti, io continuo a considerarla la madre delle riforme. Non dipende da me ma dal parlamento, la maggioranza intende procedere spedita su questa riforma così come su quella della giustizia. E per quanto riguarda le dimissioni in caso di sconfitta al referendum, senatore Renzi, guardi lo farei anche volentieri ma non farò mai niente che abbia già fatto lei».
«Riguardo ai 10 miliardi di investimenti che le aziende italiane faranno negli Stati Uniti non sono una mia promessa», ha rivelato la Meloni. «Io prima di partire ho fatto una ricognizione degli investimenti già programmati e l’ho usata per ricordare (a Donald Trump, ndr) quanto le nostre economie siano interconnesse».
«Ho solo segnalato un lavoro che da sempre viene fatto. Poi ci siamo entrambi impegnati a rafforzare gli investimenti reciproci: facendo riferimento, particolarmente, alla zes», ha detto la Meloni rispondendo a un’interrogazione del senatore Peppe De Cristofaro.
«L’Italia si presenta in modo credibile di fronte a un quadro economico e finanziario che è oggettivamente molto complesso. Si tratta di una credibilità che riconoscono i mercati, che riconoscono gli investitori, che riconoscono i risparmiatori. Lo testimonia il ritrovato appeal dei titoli pubblici italiani, l’ottimo andamento della borsa di Milano, che è andata ben oltre per la prima volta ai livelli pre-crisi del 2008 nonostante le turbolenze delle ultime settimane».
« Lo dice lo spread che piaceva tanto come elemento di valutazione: oggi è più che dimezzato rispetto a quando ci siamo insediati. E uno spread più basso», ha aggiunto Meloni, «significa miliardi di interessi sul debito pubblico risparmiati dallo Stato con risorse che possono essere destinate a altre esigenze, alla sanità, all'istruzione, al sostegno ai redditi più bassi. L’Upb ha calcolato che nel solo biennio 2025-26 questo risparmio dovrebbe ammontare a circa 10 miliardi e mezzo di euro».
Su Transizione 5.0 «non abbiamo alcun problema a valutare nelle prossime settimane la curva reale di crescita e eventualmente a ridisegnarne l’impiego in armonia con la natura delle risorse. È un'opzione che il governo ha già avanzato al tavolo con le categorie produttive nell’ambito di quel lavoro di revisione del Pnrr che intendiamo avviare con la Commissione europea».
«Riconosco inoltre l’efficacia di Industria 4.0. Stiamo valutando con la Commissione europea se ci sono i margini per inserire entrambi i provvedimenti (e cioè anche Transizione 5.0, ndr) nella revisione del Pnrr», ha detto la presidente del Consiglio.
«Sulle spese della difesa», ha poi risposto Meloni, «non intendiamo utilizzare i fondi di Coesione. Anzi, siam stati noi a impedire che parte di quelle risorse venisse automaticamente spostata sul piano della difesa». (riproduzione riservata)
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