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Ernesto Preatoni
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Preatoni, un fantasma sul mercato: il gruppo non scambia a Parigi e non ha liquidità. Ecco perché

di Fabio Pavesi
06 settembre 2025, 02:00

Quotato da febbraio 2024 sul più deregolamentato dei listini parigini, Preatoni Group di fatto non ha liquidità: scambi inesistenti, valore ingessato. E il business immobiliare sottostante è in flessione

È quotata in Borsa a Parigi, ma è come se non ci fosse. Zero scambi sul titolo, nessun compratore e tanto meno venditori. E questo ogni giorno di seduta, fin dalla data della quotazione lo scorso febbraio. Un titolo fantasma, quello di Preatoni Group che dopo aver costituito il gruppo nel 2022, riunendo sotto un unico cappello tutte le attività del poliedrico imprenditor-immobiliarista, l’ultraottantenne Ernesto Preatoni, con i suoi due figli a gestire le attività, ha scelto la strada del mercato, quotandosi nel febbraio scorso sul circuito Access plus di Euronext.

Un mercato che non è un vero e proprio mercato. L’Access è l’erede del vecchio Marchè Libre. È dedicato alle start up e alle piccole imprese e ha requisiti molto laschi sia normativi che di operatività. Come ad esempio nessun vincolo sul flottante. Che infatti per Preatoni Group è inesistente.

Pur apertosi al mercato, il gruppo vede la famiglia Preatoni governare con il 93,2% delle quote e con il restante 6,8% in mani amiche. Soci di Preatoni che hanno comprato il titolo a 41 euro per azione. E se non ci sono scambi in nessun momento, ovviamente anche il prezzo resta inchiodato al valore assegnato al listing del febbraio scorso.

La storia di Preatoni

Una scelta quella della Borsa, anche se immobile, per valorizzare i vari rami del business, portare a casa l’incasso di una ventina di milioni dalla cessione di poco più del 6% e puntare alla razionalizzazione e alla crescita futura. Nuova vita dunque per il vulcanico dominus della famiglia con un passato lontano contrassegnato dalle scalate bancarie. E con il vecchio raider ex consulente finanziario che poi si è convertito all’immobiliare e al turismo con la creazione nel 1993 nel deserto egiziano del grande complesso Domina Coral Bay a Sharm el-Sheikh.

Cui poi è seguita la scoperta del mercato immobiliare nei Paesi baltici, dove Preatoni è attivo ormai da quasi 30 anni e infine l’investimento per una torre a Dubai e gli hotel in Sicilia e a Milano. Ora tutto è finito sotto un unico cappello ed è sbarcato sul listino. Il gruppo è stato costituito conferendo le attività e i crediti ed è stato valutato con lo sbarco in Borsa 361 milioni di euro. Il totale di 8,8 milioni di azioni valorizzate 41 euro.

Due terzi del valore assegnato deriverebbero dal business turistico con il Coral Bay di Sharm che da solo varrebbe oltre 200 milioni di euro. Mentre lo sviluppo immobiliare, quello a più alto rischio operativo in Lettonia, Lituania ed Estonia, tramite la controllata al 49% ProKapital, varrebbe una novantina di milioni.

I conti del gruppo

Già, ma la di là delle valutazioni fatte da terzi del patrimonio del gruppo come stanno andando i vari business dell’immobiliarista? Non bene. Per ora. Tre mesi dopo lo sbarco sul piccolo e deregolamentato listino parigino, è stato pubblicato il bilancio consolidato del gruppo del 2024. Un anno non certo felice. I ricavi consolidati sono scesi a 67 milioni dai 71 milioni del 2023 e dai 115 milioni del pro-forma del 2022. Ma soprattutto il gruppo ha registrato una perdita netta per oltre 16 milioni dopo il piccolo utile da soli 500mila euro del 2023.

Tutti i business arrancano con il real estate, lo sviluppo immobiliare, quello più critico, che nel 2024 ha perso 14 milioni su 18 milioni di fatturato. Ma anche il ramo turistico non produce grandi risultati. Su 49 milioni di ricavi ha prodotto un utile pre-tasse di soli 165mila euro. E anche la struttura finanziaria non è delle più ottimali. Senza grandi flussi di cassa il gruppo deve fronteggiare debiti finanziari per oltre 80 milioni di cui 40 milioni di bond e 41 milioni con le banche.

E anche le attività in Egitto con lo storico complesso sul Mar Rosso di Sharm el Sheikh sono state ben poco redditizie l’anno scorso. Fanno il 40% dei ricavi totali del gruppo ma sono in rosso a livello operativo e hanno chiuso con un piccolo utile di 500mila euro, solo per la gestione finanziaria. Certo sia il turismo che lo sviluppo immobiliare nei Paesi baltici sono business ciclici, soggetti il primo ai contesti geo-politici e ai consumi, i secondi al ciclo dell’immobiliare. E chissà che quest’anno non ci siano segnali di ripresa.

L’eccezione ProKapital

I dati sull’andamento di quest’anno non sono pubblici. Solo ProKapital, la controllata al 49% che opera nei Paesi baltici, ha pubblicato la semestrale del 2025 con risultati lusinghieri: i ricavi dei sei mesi sono saliti a 28,5 milioni dai 6,9 milioni dello stesso periodo del 2024 con utili a 6,2 milioni a fronte di perdite per 3 milioni dei 12 mesi precedenti.

E se anche l’intero gruppo mostrerà segni di ripresa e del ritorno ai profitti quest’anno, servirà a ben poco, a chi attratto dai Preatoni, volesse investire. Finché non ci sarà flottante in Borsa (e quindi cessioni di quote da parte della famiglia) i titoli non saranno negoziabili. Del resto non a caso Preatoni è un fantasma del listino. (riproduzione riservata)



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