Conto alla rovescia per la cessione di una nuova tranche di Poste Italiane. A nove anni dalla quotazione in borsa (l'anniversario cadrà il 27 ottobre), lo Stato si prepara a dismettere una quota vicina al 14% puntando a incassare, agli attuali valori del titolo, circa 2,3 miliardi. Introiti che, insieme a quelli derivanti dalle altre operazioni (il 12,5% di Mps veduto ad aprile, con una nuova tranche in rampa di lancio a stretto giro, e il 2,8% di Eni ceduto a maggio), saranno messi a bilancio nel 2024 andando a rallentare, pur in minima parte, la corsa del debito.
I dettagli dell'operazione arriveranno con la pubblicazione del prospetto, atteso all'inizio della prossima settimana. In attesa dell'ufficialità, quello che è certo è che l'opv partirà lunedì 21 ottobre per concludersi giovedì 24, mentre il giorno seguente dovrebbe essere comunicato il prezzo di vendita.
Ancora dubbia, invece, la suddivisione delle quote tra retail, cioè investitori al dettaglio (cui sarà comunque riservato «ampio spazio»), e istituzionali: agli investitori dovrebbe essere riservato il 35% del collocamento, con un 3% appannaggio dei dipendenti Poste: a questi ultimi, inoltre, saranno concesse alcune agevolazioni come la possibilità di acquistare lotti di azioni, con uno sconto fino al 30%, attingendo al Trattamento di fine rapporto.
Dopo la vendita lo Stato conserverà circa il 51% del capitale ma concederà un'opzione green shoe per lasciare a disposizione del mercato una tranche ulteriore. Da capire se, come in occasione della privatizzazione del 2015, per il retail sarà poi prevista una bonus share: l'ultima volta fu attribuita un'azione gratuita ogni dieci per i dipendenti (ogni 20 per gli altri piccoli investitori) che avessero tenuto i titoli per almeno un anno. (riproduzione riservata)