Con il decreto legge numero 117 il governo guidato da Giorgia Meloni rimette ufficialmente in moto il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, mostrando di voler superare la pesante bocciatura della Corte dei conti. L’esecutivo appare talmente determinato da ripartire da zero con il piano economico-finanziario della società concessionaria, la Stretto di Messina spa, già in fase avanzata e destinato, secondo le previsioni, a essere sottoposto agli organi competenti entro la metà del mese.
L’articolo 1 del decreto sembra recepire le osservazioni provenienti dal Quirinale, evitando la nomina di un commissario straordinario e rinunciando ad attribuire quel ruolo all’amministratore delegato della società, Pietro Ciucci. Il testo appare anche come un tentativo di allentare la tensione con la Corte dei conti, promettendo di affrontare tutte le criticità segnalate dai giudici contabili, inclusa l’accettazione del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti sui pedaggi, un passaggio finora considerato particolarmente scomodo.
Resta però del tutto fuori dal decreto la questione più delicata: la validità del contratto firmato nel 2006 con il general contractor Eurolink. La Corte dei conti aveva evidenziato come le condizioni economiche e finanziarie dell’epoca siano oggi completamente stravolte, a partire dal passaggio da un’operazione in project financing a un finanziamento interamente a carico dello Stato.
Il costo dell’opera, fissato in oltre 10,3 miliardi, risulta inoltre aumentato di oltre l’87 per cento rispetto all’importo originario, superando il limite del 50 per cento previsto dalle norme europee sugli appalti, circostanza che potrebbe rendere nulla l’aggiudicazione e imporre una nuova gara. Un punto sul quale, prima o poi, dovranno pronunciarsi sia la Corte dei conti sia la Commissione europea.
Le altre norme del decreto
L’attenzione mediatica è concentrata sul Ponte, ma il decreto contiene anche disposizioni di rilievo in altri settori. Viene autorizzato l’inserimento nei piani finanziari delle concessionarie autostradali dei mancati introiti legati alla pandemia, per un importo stimato di almeno 1,5 miliardi di euro, pur assicurando che ciò non comporterà aumenti tariffari. C’è infine l’ennesima proroga della norma che fissava a 21 anni l’età minima per esercitare la professione di bagnino, rinviata ancora una volta alla fine della stagione estiva. (riproduzione riservata)