L’Italia è nel mirino dei criminali informatici. Pur rappresentando solo 1,8% del pil mondiale, infatti, la Penisola è stata bersaglio del 10% degli attacchi cyber globali. Laddove la Francia è al 4% e la Germania al 3%, si legge nel report Clusit. Per di più, stando ai dati dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn), l’Italia è il Paese dell’Ue più colpito dagli attacchi informatici a scopo di estorsione mentre occupa il terzo posto a livello globale. La diffusione di tale fenomeno può mettere in crisi la continuità operativa di imprese, pubbliche amministrazioni e infrastrutture critiche, con ripercussioni economiche, sociali e geopolitiche. Ecco perché non ha schieramento politico la consapevolezza della necessità di intervenire in materia che si è anche concretizzata in due proposte di legge, siglate Pd, per delegare al governo la definizione di una strategia nazionale per il contrasto degli attacchi informatici a scopo di estorsione.
La proposta di legge del deputato Matteo Mauri e il disegno di legge del senatore Lorenzo Basso sono sovrapponibili, spesso anche letteralmente, nei loro punti principali.
Innanzitutto gli esponenti dem concedono al governo sei mesi per esercitare la delega a stilare il quadro normativo anti-ransomware. Poi entrambi i testi entrano più nel concreto, suggerendo il divieto per i soggetti pubblici e privati inclusi nel Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica di pagare riscatti ai cyber criminali.
Mentre puntano a rendere obbligatoria per tutte le vittime di ransomware la notifica tempestiva – entro sei ore – al Csirt (Computer Security Incident Response Team) dell’attacco, pena sanzioni proporzionate. Anzi presso il Csirt dell’Acn dovrebbe essere istituita una task-force permanente per il contrasto dei ransomware.
Mauri e Basso propongono inoltre la creazione di un Fondo per supportare i soggetti a tamponare le perdite subite a causa dei ricatti cyber. Basti pensare che un attacco costa in media 200 mila euro a un’azienda italiana.
Il ddl del senatore Basso contiene delle proposte aggiuntive. Ritiene infatti necessario introdurre l’obbligo di formazione annuale in cybersecurity per i dipendenti pubblici e pensare incentivi fiscali per la formazione nelle pmi. Inoltre propone che sia incentivata la sottoscrizione di polizze assicurative contro i rischi informatici, in particolare per le pmi. D’altronde i dati Acn segnalano che le vittime principali dei ransomware sono le piccole imprese private, operative nei distretti industriali del Nord Italia e nel manifatturiero. (riproduzione riservata)