La sesta revisione del Pnrr porta un miglioramento significativo dei saldi di finanza pubblica, soprattutto nel 2026. È quanto emerge dal Flash pubblicato dall’Ufficio parlamentare di bilancio, dedicato proprio agli effetti della rimodulazione del Piano sull’indebitamento netto nel triennio 2026-2028.
La revisione, approvata dal Consiglio dell’Ue a novembre 2025, interessa complessivamente 174 misure tra rimodulazioni finanziarie, accorpamenti, soppressioni e nuovi interventi. La dotazione complessiva del Pnrr resta invariata a 194,4 miliardi di euro, di cui 71,8 miliardi in sovvenzioni e 122,6 miliardi in prestiti.
Secondo la Relazione tecnica alla legge di bilancio 2026, i minori oneri derivanti dal definanziamento di alcune misure, pari a circa 14,2 miliardi, sono compensati da maggiori spese per 7,8 miliardi legate a nuovi interventi – in larga parte veicolati attraverso nuove facility – e per altri 6,5 miliardi dall’inclusione nel Piano di misure già finanziate a legislazione vigente con risorse nazionali non europee, spesso già sostenute negli anni precedenti.
Nel complesso, la revisione determina un miglioramento dell’indebitamento netto pari a 4,783 miliardi nel 2026, 727 milioni nel 2027 e 81 milioni nel 2028. L’effetto particolarmente marcato sul 2026 è attribuibile soprattutto a minori uscite per 5,7 miliardi, legate in larga parte al definanziamento di misure con spesa prevista nell’anno – in particolare Transizione 5.0 – sostituite da interventi già realizzati e finanziati con risorse nazionali al di fuori del Pnrr, come Transizione 4.0. A ciò si aggiungono minori entrate per 0,92 miliardi.
Dal punto di vista delle Missioni, il saldo positivo si concentra soprattutto sulla Missione 1 (Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura), che registra un incremento di 4,4 miliardi, e sulla Missione 3 (Infrastrutture per una mobilità sostenibile), con un aumento di 1,2 miliardi. Le altre Missioni presentano invece saldi nulli o negativi. In particolare, la Missione 7 (RePowerEu) subisce la contrazione più rilevante, con un saldo negativo di 4 miliardi, dovuto principalmente al ridimensionamento di Transizione 5.0.
Anche la Missione 2 legata alla “Rivoluzione verde” registra una riduzione di circa un miliardo, per effetto del taglio delle risorse inizialmente destinate alle rinnovabili per le comunità energetiche. Un ulteriore elemento di rilievo riguarda il profilo temporale della spesa: ammontano a 23,8 miliardi le risorse assegnate a misure che consentono di differire la spesa oltre la scadenza del Piano, fissata ad agosto 2026. Al 30 gennaio, la spesa effettivamente sostenuta per queste misure risulta inferiore a 2,3 miliardi.
L’Upb segnala inoltre come il crescente ricorso a facility e strumenti finanziari introduca una possibile divergenza tra il rispetto delle milestone e dei target (condizione necessaria per l’erogazione delle rate) e l’effettiva realizzazione degli interventi, che dipende dalla capacità amministrativa. Poiché il mancato raggiungimento di obiettivi non comporta la restituzione integrale delle somme già ricevute, ma solo una riduzione parziale della rata, non è escluso che a fine Pnrr emergano differenze, positive o negative, tra le risorse complessivamente incassate dall’Unione europea e la spesa effettivamente realizzata. (riproduzione riservata)