La frenata del credito in Italia è diventata più forte ad aprile. Nel mese sono finiti in negativo i prestiti all’intero settore privato (-0,5% su base annua, dal +0,3% di marzo). Questo dato è il risultato di una stretta che riguarda soprattutto le imprese: i prestiti alle aziende sono diminuiti dell’1,9% annuo, un valore peggiore rispetto al -1,1% di marzo, secondo la Banca d’Italia. I flussi sono calati di 35 miliardi da settembre. Il rallentamento è evidente anche per quanto riguarda le famiglie, anche se il credito resta in aumento (+1,4% ad aprile, dal +1,9% di marzo).
Oltre alla riduzione dei volumi, i dati hanno confermato l’aumento dei tassi per i clienti. Il costo dei nuovi prestiti alle aziende è aumentato al 4,52% (dal 4,3% di un mese prima): in particolare quelli sotto il milione di euro, rivolti soprattutto alle pmi, sono arrivati al 4,85% (4,26% sopra il milione). I tassi sui nuovi mutui sono saliti ad aprile dal 4,36 al 4,52%.
In Italia la stretta sul credito è stata finora più rilevante che nel resto dell’Eurozona. Il fenomeno riguarda comunque tutti i Paesi dell’area ed è legato all’inasprimento monetario della Bce, che sta arrivando in modo sempre più forte all’economia. Questo mese un’ulteriore stretta deriverà dai rimborsi di rifinanziamenti Tltro per 477 miliardi.
Giovedì la banca centrale alzerà con ogni probabilità i tassi di altri 25 punti base, ma la comunicazione potrebbe essere più cauta a causa della recessione tecnica dell’Eurozona e dell’andamento dei prestiti. I mercati stimano un ultimo aumento a luglio, che porterebbe i tassi al 3,75% dall’attuale 3,25%.
Il credito è uno dei fattori considerati nella funzione di reazione della Bce assieme all’outlook di inflazione e all’andamento della componente di fondo. La flessione dei prestiti alle imprese è legata anche all’utilizzo della liquidità accumulata durante la pandemia. Sui prestiti, tuttavia, il rischio è un effetto negativo a catena su consumi e investimenti che potrebbe aggravare la recessione.
I dati di aprile, primo mese dopo le tensioni di metà marzo di Svb e Credit Suisse, hanno indicato un calo annuo dei depositi delle banche italiane del 3,4% (-3,2% a marzo). Secondo Bankitalia la flessione è legata però allo spostamento del denaro verso rendimenti più alti. I tassi sui depositi ad aprile sono saliti dallo 0,6 allo 0,64%. (riproduzione riservata)