Settantasei aziende (su oltre 200 quotate sull’Euronext Growth Milan), in maggioranza lombarde (29) e attive nel settore tecnologico (30). È l’identikit delle pmi innovative presenti a Piazza Affari che emerge da un’analisi di Ipocoach, società di consulenza specializzata in ipo. Nel campione ci sono sia società quotate da oltre 10 anni sia matricole sul mercato da pochi mesi. Alcune vivono situazioni di crisi conclamata, come Sciuker Frames e Trendevice, ma molte altre stanno crescendo. Anche se il mercato non sembra notarle.
Innanzitutto, non tutte le pmi - cioè le aziende con massimo 50 milioni di fatturato e 250 dipendenti - possono essere classificate come «innovative». Questa etichetta è riconosciuta alle imprese che hanno almeno due dei tre requisiti richiesti dalla normativa: spese in ricerca e sviluppo pari ad almeno il 15% dei costi operativi; team «qualificato» con quote stabilite di dottori di ricerca, ricercatori o laureati magistrali; titolarità di almeno un brevetto. Le aziende italiane che rispettavano questi criteri al 30 giugno 2025 erano 3.026 secondo l’Osservatorio Pmi Innovative. E alcune, per accelerare nella crescita, hanno scelto la borsa.
«Abbiamo censito 76 pmi innovative sul segmento Egm e tra queste ci sono società con numeri brillanti e performance in doppia cifra e oltre, come Yakkio e iVision Tech», conferma Fabio Brigante, fondatore di Ipocoach. «Tuttavia, molte volte i numeri non si riflettono sull’andamento del titolo. Ci sono delle eccezioni, ad esempio Redelfi (+57% in un anno al 3 ottobre, ndr) o Adventure (passata da un prezzo di ipo di 2 euro agli attuali 15, nonostante una frenata a settembre, ndr), per le quali la crescita del business si è tradotta in un aumento del prezzo delle azioni, ma spesso questo non accade».
Il problema, secondo l’esperto, non sta solo in alcune debolezze strutturali dell’Egm, noto per la scarsa liquidità, ma anche nelle aspettative degli investitori. «Credo che il motivo sia che in borsa si guardano troppo i kpi reddituali e poco altri elementi, ad esempio la portata innovativa della società, che invece vengono valutati nei grandi round di venture capital», sostiene Brigante. «Inoltre, serve formazione prima della quotazione. Altrimenti il rischio è che, di fronte a un andamento non premiante e a costi non banali tra raccolta e spese fisse post-ipo, si sviluppi una disaffezione verso la borsa che porta l’imprenditore a decidere di uscirne alla prima occasione».
Ma quali sono le pmi innovative quotate che crescono di più? Nell’analisi di Ipocoach emergono tre eccellenze, specializzate in applicazioni tecnologiche d’avanguardia. La prima è Execus, azienda lombarda di digital marketing, che ha visto i ricavi avanzare del 94% nel primo semestre, sfiorando i 4 milioni in sei mesi. Negli ultimi 12 mesi il titolo è salito di circa il 40%. La seconda è Yakkyo (quotata sul segmento professionale), che offre soluzioni software per logistica ed e-commerce: in questo caso le vendite sono cresciute del 195% nel primo semestre, a quota 9,2 milioni. Infine, iVision Tech, azienda friulana di occhialeria hi-tech che ha registrato un incremento dei ricavi del 41,8%, arrivando a 7,6 milioni di euro al 30 giugno. Il prezzo delle azioni intanto è gonfiato di quasi il 30% in un anno. (riproduzione riservata)