Piazza Affari è stata l'unica a brillare in una seduta caratterizzata da una molteplicità di dati macroeconomici che, sul fronte europeo, hanno deluso gli investitori. Il FtseMib ha chiuso infatti in rialzo dello 0,19% a quota 22.368 punti sostenuto dai titoli del comparto bancario, mentre Parigi ha ceduto lo 0,47%, Francoforte lo 0,29% e Londra lo 0,90%. In calo lo spread Btp/Bund a 137,9 punti, con il rendimento del decennale all'1,753%.
Gli investitori sono rimasti delusi dalla lettura sull'inflazione nell'Eurozona a novembre, risultata in crescita dell'1,5% a livello annuale, ma lievemente al di sotto del consenso degli economisti che si attendevano un rialzo dell'1,6%. Inoltre, l'inflazione core preliminare nel mese di novembre è aumentata solo dello 0,9% su base tendenziale, deludendo anche in questo caso le attese degli economisti all'1%.
"La lettura deludente dei dati odierni sull'inflazione dell'Eurozona a novembre non aiuta la Banca centrale europea in vista delle future mosse di politica monetaria", ha affermato Filippo Diodovich, strategist di Ig, secondo il quale la delusione degli investitori non deriva tanto dalla distanza tra attese e lettura effettiva, inferiore dello 0,1% sia per il dato complessivo che per l'inflazione core, quanto dal fatto che "ci si attendeva un ritorno su valori interessanti" dell'indice dei prezzi al consumo, più vicino al target della Bce fissato al 2%.
Sempre all'interno dell'Eurozona, ha deluso anche il dato relativo al tasso di disoccupazione che si è attestato all'8,8% ad ottobre, mentre gli economisti si aspettavano una lettura dell'8,9%.
Nel frattempo, l'Opec ha trovato un accordo di principio sull'estensione dei tagli alla produzione di petrolio fino alla fine del 2018, fornendo così un sostegno al mercato petrolifero che a fatica registra una fragile ripresa. L'intesa indica che i maggiori produttori di greggio del mondo ritengono che l'eccesso di offerta globale di oro nero stia ancora spingendo al ribasso il costo del barile, ad un anno dalla firma del primo accordo sui tagli all'output. I ministri del Petrolio di diversi Paesi che hanno partecipato oggi alla riunione del Cartello hanno dichiarato che le riserve globali di petrolio restano ben oltre la media storica. Il raggiungimento di una qualunque intesa dipenderà dal sostegno di un gruppo di produttori esterni all'Opec guidato dalla Russia, il Paese che produce più greggio di qualsiasi altro Stato al mondo. Le delegazioni guidate da Mosca sono riunite a Vienna con i membri del Cartello e discuteranno un accordo definitivo. Intanto è calato sia il prezzo del Brent (-0,34% a 62,32 dollari al barile) che del Wti (-0,28% a 57,14 dollari al barile).
"La decisione dell'Opec di estendere il taglio della produzione per nove mesi non rappresenta una sorpresa, con i mercati che già lo avevano prezzato". Lo ha affermato Viktor Nossek, Director of Research di WisdomTree in Europe, puntualizzando che la scelta del Cartello "mette in luce la crescente volontá dei Paesi produttori di restringere collettivamente l'offerta per scongiurare la minaccia rappresentata dallo shale oil e far aumentare i prezzi. Il boom produttivo di shale in precedenza ha agito da freno rispetto a qualsiasi tendenza rialzista del greggio derivante dall'accordo dell'Opec sul taglio della produzione. Questa volta", ha proseguito l'esperto, "la situazione potrebbe essere differente: con lo shale a lottare per controbilanciare i tagli alla produzione del Cartello, un contesto strutturalmente rialzista per il greggio potrebbe essere in preparazione".
Tra gli altri dati macro della giornata, l'inflazione in Italia è diminuita a novembre dello 0,2% su base mensile, mentre è aumentata dello 0,9% rispetto a novembre 2016. Il tasso di disoccupazione a ottobre rimasto stabile all'11,1%. Altrettanto stabile il dato relativo al mese di novembre per la Germania, tuttavia decisamente più basso al 5,6% e in linea col consenso degli economisti.
Negli Stati Uniti, invece, i consumatori hanno continuato a spendere più del previsto grazie soprattutto a redditi aumentati oltre le attese. Le spese per consumi sono salite dello 0,3%, al di sopra delle attese del consenso di 0,2 percentuali. Mentre i redditi personali sono saliti dello 0,4% su base mensile, battendo le stime del consenso che attendeva un rialzo dello 0,3%.
A Piazza Affari, dunque, in luce il settore bancario: Creval +4,01%, Bper +3,89%, Ubi B. +2,64%, Banco Bpm +2,27%, Mediobanca +1,95%, B.Mps +1,74% e Intesa Sanpaolo +0,07%. In calo solo Unicredit (-0,82%). Il perfezionamento dell'addendum alle linee guida della Vigilanza Bce sui crediti deteriorati delle banche richiederà "probabilmente pochi mesi supplementari", ha affermato la presidente della Vigilanza, Danièle Nouy, confermando le anticipazioni di Reuters di un rinvio.
Bene Atlantia (+0,76% a 27,91 euro). L'amministratore delegato Giovanni Castellucci ha affermato oggi che non è prevista un'ulteriore cessione di quote in Autostrade per l'Italia. Aspi è controllata al 90% da Atlantia e partecipata al 5% dal fondo sovrano cinese Silk Road e sempre al 5% da un consorzio guidato da Allianz. Castellucci ha inoltre aggiunto che non è previsto un rafforzamento di Silk Road in Aspi aggiungendo invece che l'asse con il fondo cinese potrà favorire eventuali progetti di Autostrade in Cina. Atlantia è "potenzialmente molto" interessata alla Cina, ha detto, e "l'entrata di Silk Road nel capitale della nostra principale controllata con una quota del 5% sarà sicuramente una freccia in più al nostro asset".
Generali Ass. ha guadagnato l'1,12% a 15,38 euro. Kepler Cheuvreux ha ribadito la raccomandazione buy e il prezzo obiettivo a 18 euro sul titolo dopo un roadshow con la società, che ha confermato che Generali è sulla buona strada sul fronte di tutti i suoi obiettivi.
Terna ha segnato un +0,19% a 5,195 euro. Goldman Sachs ha alzato il prezzo obiettivo sul titolo da 5 a 5,2 euro, confermando la raccomandazione neutral. Gli esperti hanno migliorato le previsioni sul 2018-2020 in media del 3% circa per tener conto di minori oneri finanziari futuri.
Poco mossa YNap (-0,25% a 27,5 euro). Mediobanca Securities ha confermato sul titolo la raccomandazione outperform e il prezzo obiettivo a 39 euro dopo i buoni dati relativi alle vendite registrate nel Cyber Monday.
In calo invece Ferrari (-1,78% a 91,2 euro).