Nell’ultimo mese (prezzi da metà settembre al 16 ottobre) l'indice Ftse Italy Mid-Cap con un +0,3% (-4,7% da inizio 2025 su base relativa) e l'indice Ftse Italy Small Caps con un +2,5% (+6,4% da inizio anno) hanno sovraperformato l'indice principale del mercato azionario italiano (-0,3%). Le small cap italiane anche l'indice Msci Europe Small Caps (+1%).
Un ottimo segnale insieme alla mancata revisione al ribasso delle stime di utile per azione. «Concentrandoci sulla nostra copertura delle mid-small cap, nell'ultimo mese abbiamo lasciato pressoché invariati gli utili per azione per il 2025 e il 2026», sottolinea Andrea Randone, head of Mid Small Cap Research di Intermonte, che invece ha alzato le stime (+0,8%/+2,6% 2025/2026) per i titoli a grande capitalizzazione grazie ad alcuni nomi come Prysmian e Mps.
Se poi si confronta la performance dall'inizio dell'anno con la variazione delle stime per l'esercizio 2025 nello stesso periodo, si vede che i titoli del Ftse Mib hanno registrato un re-rating del 30%, le mid cap del 24,7%, mentre le small cap del 39,4%. Ora «sulla base del p/e il nostro panel è scambiato con un premio del 26% rispetto alle large cap, superiore al premio medio storico del 20% ma in linea con il livello di un mese fa al 26%», continua Randone, indicando (si vedano le tabelle sotto) le azioni del segmento con la crescita più elevata, addirittura a tre cifre percentuali, dell’utile per azione 2025 (Antares Vision, Abitare In e Fincantieri) e quelle con il rendimento del dividendo 2025 più alto (Geox 21,5%, Bff Bank 9,6%, Banca Ifis 9,5%, doValue 8,9% e Piaggio 7,7%).
E se la liquidità delle large cap nell'ultimo mese è superiore del 34% rispetto allo stesso periodo di un anno fa, il quadro è migliorato ancora di più per le mid cap (+98,3%) e per le small cap (+137,1%), ma da gennaio è aumentata del 29,1% su base annua solo per le prime, per le seconde è diminuita del 9,8%, anche se il dato, puntualizza l’esperto di Intermonte, è stato leggermente penalizzato dai riposizionamenti dell'indice. Fincantieri, Pirelli, Avio, Reply, Webuild, Maire, Erg, Brembo, Tinexta, Banca Ifis, Iren e Dovalue le mid & small cap più liquide.
Detto ciò, «manteniamo una visione costruttiva sul mercato azionario e ci aspettiamo che i segnali emergenti di rotazione settoriale si rafforzino nei prossimi mesi, soprattutto se si concretizzerà un certo grado di ripresa ciclica, sostenuto da basi di confronto anno su anno più favorevoli», prevede Randone. Le mid e small cap italiane potrebbero continuare a beneficiare del costante calo del rischio Paese, come dimostrato dai nuovi minimi raggiunti dallo spread dei titoli di Stato italiani a 10 anni a 78 punti base dopo le recenti promozioni delle agenzie di rating (Fitch e Dbrs) legate alla stabilità del governo e al maggior rigore sui conti pubblici.
Il flusso di notizie in arrivo con i risultati del terzo trimestre del 2025 dovrebbe offrire motivi di ottimismo per le prospettive del 2026. Tra i catalyst positivi Randone segnala anche che il tanto atteso Fondo Strategico Nazionale indiretto sta finalmente entrando nella fase operativa: Banca d’Italia e Consob avrebbero approvato i primi fondi, aprendo la strada alle altre società di gestione del risparmio aderenti all’iniziativa.
Le indiscrezioni di mercato indicano che circa dieci società di gestione potrebbero essere coinvolte. Supponendo un finanziamento medio di 75-100 milioni, valuta Randone, il Fondo Strategico Nazionale sembra destinato a raggiungere l’obiettivo compreso tra 700 milioni e un miliardo. Alcuni operatori di mercato mostrano, infine, un maggior ottimismo riguardo a una possibile riapertura del mercato delle nuove quotazioni di società di medie dimensioni nel corso del 2026.
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