Dopo una lunga fase all’ombra, le mid & small cap tornano a farsi notare sui mercati. A trainare la ripresa non è solo una questione di performance: negli ultimi tre mesi, secondo uno studio di Intermonte dedicato al settore (dati al 15 luglio), l’indice Ftse Italy Mid Cap con un +2,4% ha sovraperformato dell’1% l’indice principale e l’indice Ftse Italy Small Caps (+4,1%) ha sovraperformato il mercato del 2,7%, interrompendo una sottoperformance di oltre il 40% nei 3 anni precedenti, ma c’è un insieme di altri fattori che segnala il rinnovato interesse degli investitori, sia pubblici che privati, per un segmento spesso sottovalutato ma centrale per l’economia del Paese. Ma siamo di fronte a una fase temporanea o a un’inversione di tendenza?
«Lo scenario che si delinea per le mid & small cap è positivo e a contribuire sono diversi elementi», spiega l’amministratore delegato di Intermonte Guglielmo Manetti. Per Manetti c’è da considerare «innanzitutto, un fattore esterno che ci aiuta anche nel confronto con i mercati europei: sul mercato italiano il calo considerevole del premio al rischio, facilmente misurabile con lo spread Btp-Bund che si è assestato stabilmente sotto i 100 punti base, ha portato gli investitori internazionali a considerare l’Italia un’economia stabile e quindi più investibile. Inoltre la gran parte delle piccole e medie aziende quotate sono legate al settore tecnologico, industriale e dei consumi, comparti apprezzati dagli investitori. E sono anche ben geograficamente distribuite».
Il raffronto con l’Europa conferma il momento favorevole: nell’ultimo mese, l’indice Ftse Italy Small Cap ha guadagnato il 4,1%, facendo meglio dell’1,8% dell’Msci Europe Small Cap. Il settore ritrova appeal, continuando comunque a trattare a valutazioni basse, sottolinea Manetti: «Anche in valore assoluto, lo sconto delle valutazioni delle società a piccola e media capitalizzazione rispetto a quelle più grandi è arrivato a toccare il 50%. Uno sconto che è giustificato non da fondamentali peggiori, visto anche il più basso livello di indebitamento di queste società».
Insomma è un mercato che offre opportunità per chi vuole investire. Ma anche a chi vuole cogliere l’occasione per i delisting, non a caso numerosi nel segmento in questa fase. Per Manetti è un fenomeno a due facce: «Se ai delisting non si associano le ipo, l’effetto netto è che il mercato diventa più povero. Ma ciò conferma come la sottovalutazione di tante mid-small caps attragga investitori anche privati, come i fondi di private equity».
L’ostacolo più grande nella corsa dei titoli delle mid & small cap è la scarsa liquidità, che porta con sé anche il forte sconto nelle valutazioni. Ma anche qui i segnali sono di miglioramento: secondo il report di Intermonte, gli ultimi tre mesi hanno registrato un aumento della liquidità del 20%.
A supportare questa crescita c’è un ventaglio di strumenti: dal Fondo Strategico Nazionale ai fondi pensionistici, che Manetti descrive come «i soggetti naturali per l’investimento su pmi italiane con un orizzonte di medio lungo termine», fino ai Pir (piani individuali del risparmio). In particolare, il Fondo Strategico Nazionale, con la partecipazione di Cdp, inizierà ad essere operativo nel quarto trimestre di quest’anno con un’allocazione iniziale compresa tra 700 milioni e 1 miliardo di capitali addizionali (49% dal fondo e 51% da investitori privati) con un focus specifico sulle middle e small cap: i gestori del fondo avranno piena discrezionalità sugli investimenti, a condizione che almeno il 70% del capitale sia investito in società quotate al di fuori del Ftse Mib, escludendo i titoli finanziari.
Circa l’andamento dei mercati, l’approccio del report di Intermonte è cauto. I mesi estivi restano tradizionalmente imprevedibili per i mercati azionari, specialmente in presenza di una scarsa visibilità sulle stime di consenso. Per Intermonte le mid cap italiane restano interessanti ma secondo un approccio selettivo, focalizzato su aziende di qualità con leadership settoriale, prospettive di crescita realistiche o forte generazione di cassa.
«Il ruolo di Intermonte è, da trent’anni, quello di sostenere le mid & small cap nel loro percorso di crescita», rivendica Manetti, «siamo nati come una casa di ricerca che parla con gli investitori istituzionali che investono sul mercato italiano e aiuta gli imprenditori a raccogliere capitali. Noi siamo tra i pochi a offrire entrambi i mondi, cioè il mercato pubblico e quello privato, con attività di m&a advisor, assistenza a fondi di private equity e alle operazioni di delisting». Ora, anche attraverso l’integrazione con Banca Generali, punta a un universo di imprenditori, clienti dell’istituto, e alle loro aziende, grazie alla «vocazione di Banca Generali a diventare la banca private di riferimento degli imprenditori italiani».
I livelli della borsa sono fondamentali da considerare per una pmi nelle fasi delicate come il passaggio generazionale:«Il passaggio o la vendita a un investitore privato, quindi a un fondo di private equity, significa di fatto cedere la governance della società», spiega Manetti. «Si può rimanere con una quota massimizzando il disinvestimento della famiglia ma le decisioni strategiche vengono prese dal fondo, che ha necessità di tutelare il proprio investimento». Al contrario «la borsa, a fronte di valutazioni magari più basse, permette di avere una governance molto più flessibile. Si può mantenere il controllo quotando delle minoranze», spiega Manetti. «Il mercato è un’azionista che chiede trasparenza ma può essere un ottimo compagno di viaggio». (riproduzione riservata)