A Piazza Affari non mancano le occasioni «contrarian». Azioni di società con flussi di cassa capaci di garantire dividendi generosi e in crescita, ma che da inizio anno sono state scaricate a piene mani. Titoli, la maggior parte (si veda la tabella sotto), che hanno sottoperformato l’indice Ftse Mib (+27,9% da inizio 2025) e lo Star (+10,12%) «anche a causa della struttura finanziaria. Infatti, le aziende con leva elevata subiscono più di altre l’incertezza sui tassi e i timori di rifinanziamento», sottolinea a Milano Finanza Gianluigi Serafini, partner a Grimaldi Alliance.
E non sono solo le mid cap. «Qualche problema si registra anche tra le grandi. Da inizio anno, infatti, Stellantis ha registrato uno sconfortante -29,8%, scontando la complessità del mondo automotive nel mercato europeo, seguita da Tenaris (-12,8%) e Nexi (-8,6%)». Forte anche l’impatto della trattativa sui dazi con gli Stati Uniti che si è consolidata su alcuni titoli maggiormente esposti al mercato nordamericano: oltre a Stellantis, The Italian Sea Group ha accusato un pesante -27% da inizio anno e -9,4% negli ultimi due mesi, Fila -9% nel 2025 e -7,8% nell’ultimo bimestre.
Inoltre, dopo un acceso rally durato fino all’inizio dell’estate, in un orizzonte temporale più limitato, ad esempio a due mesi, appaiono in difficoltà anche i titoli dei settori energia e utilities, come Saipem e A2A, anche se si piazzano non troppo distanti dalla parità. «Hanno pesato i due stop consecutivi ai tagli dei tassi decisi dalla Bce prima a luglio poi a settembre, come la forte concorrenza nel mercato retail che genera pressione per la redditività, oltre alla volatilità dei prezzi dell’energia», spiega Serafini. Mentre il mondo delle utilities è oramai percepito e assimilato a un bond, un titolo da cassettista che genera plus dagli utili distribuiti. Peraltro, aggiunge Serafini, sotto il profilo delle operazioni straordinarie il mercato è fermo e non si prevedono aggregazioni a rafforzamento; in altri termini, i maggiori player operano su mercati abbastanza protetti e con scarsa competitività. Di contro, gli utili sono assicurati dalle «generose» regolamentazioni tariffarie.
L’autunno può, comunque, offrire alcuni rimbalzi, anche se l’indice Ftse Mib potrebbe mostrare maggior volatilità verso la fine dell’anno in occasione della revisione degli obiettivi aziendali per il prossimo esercizio. Al momento il consenso FactSet stima una crescita dell’utile per azione del 12% nel 2026, dopo un 2025 atteso in moderata flessione (-2,9%). Il multiplo prezzo/utile dell’indice delle blue chip è salito a 12,4 volte sul 2025 e a 11,1 sul 2026, pur rimanendo ancora a sconto rispetto alla media storica e all’EuroStoxx. Per il 2026 il consenso indica una crescita degli utili del 12%. I finanziari (banche, assicurazioni e risparmio gestito) dovrebbero preservare i risultati finora conseguiti anche nei prossimi trimestri; pertanto, l’accelerazione della redditività dipenderà in modo decisivo da energia, industriali e servizi.
Quanto alla politica dei dividendi rimane un aspetto distintivo per l’azionario italiano che in termini di dividend yield vanta un primato assoluto rispetto agli altri mercati azionari: 4,9% sul 2025 e 5,3% sul 2026. L’incremento del dividendo rappresenta un’interessante opportunità di investimento, soprattutto in un’ottica di bassi tassi d’interesse. Tra le azioni a più alto rendimento emergono le banche, seguite da utility, assicurazioni e risparmio gestito.
Se poi l’azione, ed è il nostro caso, scambia a uno sconto ingiustificato, il guadagno è doppio. «Se il settore bancario probabilmente vivrà un periodo di raffreddamento dato dalla trattativa, che si prospetta lunga e travagliata, con il governo per la tipologia di prelievo da inserire in manovra entro fine anno, al contrario le utilities», come A2A (dividend yield del 4,6%) e Terna (dividend yield del 4,66%), «paiono mostrare molto potenziale in ragione, principalmente, della crescente domanda di energia, che premia i produttori di elettricità lasciando più in ombra quelli del gas», spiega Serafini.
Ma altre blue chip potrebbero rialzare la testa. Saipem (rating buy, target price a 3 euro), ad esempio, dovrebbe beneficiare di un aumento nella raccolta ordini (opportunità commerciali pari a 53 miliardi di euro), di una continua forte generazione di cassa (599 milioni nel primo semestre del 2025) e di un ulteriore progresso nella fusione con Subsea7 che dovrebbe portare, a partire dal 2026, importanti sinergie, segnala Gianmarco Bonacina, head of equity research di Banca Akros. Restando nel comparto oil, Tenaris (rating buy, target price a 19) dovrebbe utilizzare la sua forte posizione di cassa pari a 3 miliardi circa per continuare a comprare azioni proprie mentre il business dovrebbe gradualmente recuperare a partire dal quarto trimestre.
Premesso poi che il settore dell'auto vive l'ennesima sfida globale per la sopravvivenza (a causa della competizione cinese), Stellantis potrebbe risultare un buon investimento, inteso però come trade e non «buy and hold», per utilizzare linguaggio anglosassone, secondo Fabio Caldato, portfolio manager di AcomeA Sgr. Poi l’arrivo del nuovo ceo Filosa e il cambio della politica commerciale, con l’introduzione di nuovi modelli in particolare nel mercato americano per i brand Ram, Jeep e Dodge, dovrebbero portare, aggiunge Bonacina, a un miglioramento delle quote di mercato (attualmente 7% rispetto al 12% di 5 anni fa) e della redditività del gruppo (rating accumulate, target price a 9,5 euro) a partire dal quarto trimestre.
Come diversificazione del portafoglio in quanto bond proxy Caldato punta su una ripresa di Inwit, azienda delle torri telefoniche. «Le infrastrutture, tipicamente, sono molto correlate ai tassi, lato prezzi azionari e, specificatamente, positivamente correlate a tassi in discesa. Il percorso intrapreso da Bce e Fed potrebbe, quindi, risultare favorevole al settore. Con un dividendo sostenibile pari al 5%, inoltre, Inwit mostra la sua stabilità finanziaria con un flusso di cassa cospicuo e poco volatile», chiarisce l’esperto di AcomeA Sgr.
Nello Star, invece, la vetreria italiana per eccellenza, Zignago Vetro, langue in borsa, come tutto il settore e i suoi competitor europei (Verallia, Vidrala e Vetropack). È presto ancora per annunciare il bottom di ciclo, ma certamente il titolo scambia a livelli da monitorare, in un’ ottica di graduale accumulo, a detta di Caldato che aggiunge: «Con uno yield del dividendo sopra il 5% a remunerare l'attesa della ripresa, inserire Zignago potrebbe essere profittevole con uno sguardo al 2026. Domanda poco effervescente (pensiamo al beverage e ai prodotti a maggior margine come il beauty), insieme a costi energetici fortemente aumentati, hanno danneggiato il business e non vi sono segnali espliciti di un cambio di trend ma, come anticipato prima, si può correre il rischio di anticipare l'evento».
Discorso simile per Marr (rating accumulate, target price a 11,5). I significativi investimenti per l’aumento della capacità logistica sono quasi terminati e la società dovrebbe presto tornare a crescere in modo profittevole a partire dal 2026, prevede Bonacina. Ma anche B&C Speakers è ben posizionata per consolidare la sua solida capacità di generare cassa nei prossimi anni.
«Prevediamo una conversione free cash flow/ebitda superiore al 60% in media nel periodo 2025-2027, grazie al suo posizionamento nella fascia alta del settore audio professionale, che le consente di mantenere livelli di pricing tali da garantire maggior flessibilità nell'affrontare eventuali venti contrari, come quelli derivanti dai dazi statunitensi», indica Luca Arena, head of italian equity research di Alantra, il quale si aspetta che l’azienda prosegua con la sua politica di dividendi attraente, con un payout del 60% e un dividend yield medio del 5% nei prossimi tre anni.
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