I titoli legati al petrolio salgono a Piazza Affari, lunedì 8 settembre, Saipem sale dell’1,7&, Eni dello 0,6% mentre il greggio Usa Wti guadagna l’1,6% a 62,88 dollari il barile. Domenica il cartello dei Paesi estrattori, l’Opec+, ha deciso di aumentare nuovamente la produzione, ma con un incremento più contenuto delle attese. Tre le ragioni per cui il greggio sale, anche se gli analisti si aspettano un netto calo dei prezzi da ottobre in poi.
Il gruppo ha annunciato che a partire da ottobre alzerà la produzione di 137.000 barili al giorno, un incremento nettamente inferiore rispetto ai rialzi mensili precedenti: 555.000 barili al giorno ad agosto e settembre e 411.000 a giugno e luglio. Alzando l’estrazione, l’Arabia Saudita cerca di riconquistare quote di mercato, ma allo stesso tempo segnala prudenza prevedendo un eccesso di offerta entro fine anno.
I prezzi trovano sostegno anche nelle attese di un’offerta più limitata, legata a possibili nuove sanzioni Usa contro la Russia. Sempre domenica, Mosca ha lanciato il più massiccio attacco aereo dall’inizio della guerra in Ucraina, colpendo per la prima volta un edificio governativo a Kiev. Nel frattempo, il presidente Usa, Donald Trump ha dichiarato che alcuni leader europei visiteranno gli Stati Uniti oggi o martedì per discutere possibili soluzioni al conflitto russo-ucraino.
Gli operatori si aspettavano a dire il vero una pausa al meeting di settembre, ma l’Opec+ ha scelto — in una riunione durata appena 11 minuti — di proseguire con una strategia di ulteriori aumenti di estrazione, seppur più limitata. I prezzi hanno trovato ulteriore sostegno dopo che Bloomberg ha scritto che l’Unione Europea sta valutando nuove sanzioni contro banche e colossi dell’energia russi all’interno di un pacchetto nuovo di misure per porre fine alla guerra in Ucraina.
Lo scorso mese, l’Agenzia Internazionale per l’Energia aveva previsto che il surplus potrebbe raggiungere un livello record il prossimo anno e ora Goldman Sachs stima il Brent in calo verso la fascia dei 50 dollari al barile dagli attuali 66,4 dollari. I prezzi sono già scesi di oltre il 10% quest’anno, complice anche l’impatto negativo dei dazi dell’amministrazione Trump sulla domanda di energia.
Domenica, l’Opec+ ha dichiarato che il pieno riavvio dei 1,66 milioni di barili di tagli ancora in vigore sarà legato «all’evoluzione delle condizioni di mercato» e potrebbe anche essere rivisto. «Gli analisti si aspettavano un allentamento maggiore», il commento di Fereidun Fesharaki (Fge NexantECA) a Bloomberg Tv, aggiungendo che il petrolio potrebbe comunque scendere sotto i 60 dollari al barile entro fine anno e inizio 2026.
Il mercato guarda ora a se l’aumento delle quote produttive si tradurrà effettivamente in maggiori esportazioni. Alcuni membri, come il Kazakhstan, sono sotto pressione per compensare l’eccesso di produzione precedente e potrebbero rinunciare agli aumenti, mentre altri produttori non dispongono di capacità inutilizzata.
Sul fronte politico, la visita del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman a Washington prevista per novembre, per incontrare Donald Trump, lascia pensare che dietro la decisione possano esserci anche motivazioni geopolitiche. Il presidente Usa ha più volte chiesto prezzi del carburante più bassi per contrastare l’inflazione. Secondo Frederic Lasserre (Gunvor Group), l’accumulo da parte della Cina di 200.000 barili al giorno negli ultimi mesi ha contribuito a sostenere la domanda, ma il Paese potrebbe non riuscire ad assorbire l’intero surplus in arrivo.
Goldman Sachs, come si è visto, mantiene le stime ribassiste dopo la decisione dell’Opec+ di aumentare ancora le quote produttive, prevedendo un forte aumento delle scorte commerciali a partire dal quarto trimestre. La banca d’affari americana vede ora il Brent a 64 dollari al barile fra ottobre e dicembre e in media a 56 dollari nel 2026.
Secondo gli analisti, è «plausibile» un pieno allentamento dei tagli da 1,65 milioni di barili al giorno, ma l’Opec+ potrebbe sospendere i rialzi da gennaio se le scorte inizieranno ad accumularsi. L’aumento effettivo di produzione da settembre fino a fine 2025 dovrebbe attestarsi a soli 190.000 barili al giorno, dati i limiti di capacità. Il mercato globale del greggio dovrebbe registrare un surplus di 1,9 milioni di barili al giorno il prossimo anno, rispetto a 1,7 milioni previsti in precedenza. (riproduzione riservata)