Nei giorni in cui si discute, nell'imminenza di possibili ancorché difficili decisioni a Bruxelles sulla riforma del Patto di Stabilità, torna in ballo la questione degli elevati tassi di interesse in vista della riunione del consiglio direttivo della Bce del 14 dicembre. È comunque significativo che nella stessa giornata, martedì scorso, in cui la componente tedesca dell’esecutivo dell'istituto Isabel Schnabel, nota per le posizioni da falco, ha detto che l'inflazione sta scendendo più velocemente delle attese per cui nuovi aumenti dei tassi sono improbabili aggiungendo qualche vago accenno a quel che potrà accadere anche una riduzione in tempi non lunghi, in Italia il presidente dell’Abi Antonio Patuelli ha invitato a ragionare sul taglio dei tassi ora che l'inflazione nell'area è al 2,4%.
Dovremmo essere dunque ben lontani dalle previsioni della presidente Christine Lagarde, che ha escluso una riduzione dei tassi per almeno due trimestri inducendo così a prevedere una decisione in tale direzione non prima della primavera del 2024 (le agenzie di rating vanno anche oltre). E ciò a dimostrazione di una chiara incoerenza della presidente con la tesi da lei sostenuta a proposito delle decisioni in materia che debbono di volta in volta, a suo avviso, dipendere sempre dai dati. Per questa ragione è stata finanche accantonata la forward guidance, in precedenza lodata. Per la Schnabel, come accennato, si tratta di una netta novità, una vera e propria conversione (se durerà) che cerca di giustificare ricordando che quando i fatti cambiano, ella cambia idea.
Lo stesso giudizio non vale invece per l’Abi e Patuelli, che hanno sempre interpretato una linea equilibrata in materia di tassi di riferimento. Certamente vi è il rischio che gli alti tassi provochino l’aumento dei crediti deteriorati con problemi per le banche, ma sussiste pure l'altro rischio, anzi la certezza, del peso del finanziamento per famiglie e imprese, più in generale la conseguenza della minore spinta allo sviluppo, come rileva sempre Patuelli. Una visione lungimirante dovrebbe spingere nella direzione di una calibrata diminuzione dei tassi. Tali considerazioni, pronunciate non da un titolare di un’impresa non finanziaria ma dal capo dei banchieri, dopo che si è tanto detto sui cosiddetti extraprofitti delle banche discendenti dagli alti tassi ufficiali, dovrebbero fare riflettere.
Poi va considerato l'impatto degli alti tassi sull'onere del finanziamento del debito pubblico. Al punto in cui siamo arrivati, sussiste un altro rischio che sarebbe non più perdonabile ed è quello di doverci sentir dire dai vertici della Bce, tra cinque o sei mesi, che si è sbagliato non riducendo prima, tempestivamente, il costo del denaro. Se ciò dovesse accadere saremmo a un bis in idem dell’errore uguale e contrario: prima si è sbagliato nel non alzare i tassi reagendo così all'inflazione crescente, erroneamnte ritenuta un fenomeno transitorio, poi si sbaglierebbe ancora continuando ad agire come se l’alta inflazione persistesse, quando, all'opposto, è in forte discesa, e mantenendo così i tassi elevati. Si dimostrebbe l'incapacità, ingiustificabile a questo punto, di cogliere i mutamenti del contesto la cui profonda conoscenza è un dovere per il banchiere centrale che ha a disposizione strutture di analisi e di proposta di altissima professionalità. Ne discenderebbe insomma una questione di fiducia e di credibilità.
Questi timori valgono pure per l’ipotesi, che di tanto in tanto riemerge, secondo la quale si potrebbe cominciare a ridurre il bilancio della Bce con particolare riferimento alle misure dei vigenti programmi di acquisto e di rifinanziamento. Una eventuale scelta che risponderebbe a una impostazione rigoristica oggi difficilmente sostenibile. È sperabile che si possano affermare posizioni realistiche e ragionevoli quale quella del governatore Fabio Panetta.
Il 14 dicembre potrebbe vedere, coincidente, anche la riunione dei capi di Stato e di governo chiamata a decidere sul Patto di Stabilità: un incontro che potrebbe essere decisivo. Dalla Bce un segnale quantomeno di un inizio a ragionare sul taglio dei tassi sarebbe importante. Il peggio che potrebbe accadere sarebbe dato dal ritorno in vita del Patto ora sospeso e dal mantenimento di una linea rigida nella politica monetaria; all'opposto, un accordo, sia pure in zona Cesarini, sul Patto e un concreto ragionamento sulla riduzione dei tassi Bce avrebbero un valore significativo, concreto per le conseguenze, e dal positivo effetto-annuncio per i prossimi mesi. (riproduzione riservata)