Gli analisti di Oddo BHF prevedono quest’anno un rallentamento del trend di crescita mondiale rispetto al 2022 e che si verifichi uno scenario di stagflazione nei prossimi mesi provocato dallo shock dell’offerta verificatosi lo scorso anno. La buona notizia è che la decisione del governo cinese di mettere fine alla politica di zero Covid avrà senza dubbio un impatto positivo sull’economia globale; la cattiva notizia è che l’inflazione continuerà a picchiare duro anche nel 2023. Sul fronte dell’energia, la situazione è giudicata rassicurante almeno per il momento, con le riserve di gas europee sufficienti a scongiurare uno scenario di una grave crisi energetica.
“Privilegiamo le azioni europee rispetto a quelle statunitensi” è il commento di Jan Viebig e di Laurent Denize di Oddo BHF. “Con un rapporto prezzo/valore contabile di 1,7 le azioni europee sono scambiate vicino ai loro livelli di valutazione medi di lungo periodo, mentre le azioni statunitensi con un rapporto prezzo/valore contabile di 4,1 sono valutate a un livello nettamente superiore alla loro media di lungo periodo”, spiegano i due esperti.
Per Viebig e Denize l’inflazione ha raggiunto il picco e il ciclo di aumenti dei tassi d’interesse si concluderà prima negli Stati Uniti e poi in Europa, considerando che la Fed ha intrapreso politiche restrittive ben quattro mesi prima della Bce. Al momento i tassi in Eurozona si attestano al 5,2% e negli Stati Uniti al 5,7%. Secondo le stime degli esperti, oltreoceano i tassi d’interesse dovrebbero aumentare di altri 50 punti base entro maggio, mentre in Europa dovrebbe essere disposto un aumento del tasso sui depositi dal 2,5% al 3,5% entro luglio. “Dopo aver mantenuto una duration di breve durata lo scorso anno, è giunto il momento di aumentare progressivamente le scadenze residue. Siamo dell’opinione che gli investimenti nelle obbligazioni corporate siano particolarmente interessanti in questo momento, non solo perché i tassi d'interesse sono aumentati in modo significativo, ma anche perché questi titoli offrono premi di rischio attrattivi”, continuano.
Allo scenario finora descritto, a cui gli analisti attribuiscono una probabilità del 70%, se ne aggiungono altri due: uno negativo con probabilità del 20% e uno positivo con una del 10%. Il primo caso considera un inasprimento della crisi energetica in Europa, che svantaggerebbe le società europee e intaccherebbe il potere d’acquisto dei consumatori. In conseguenza di ciò, l’inflazione continuerebbe a essere elevata, costringendo la Bce a ulteriori incrementi dei tassi e facendo aumentare le probabilità di una recessione. “A far da padrone in questo scenario sarà il cash”, avvertono i due esperti di Oddo BHF. Intanto la guerra si inasprisce alle porte dell’Europa mentre aumentano le tensioni tra Cina e Taiwan. Nello scenario positivo, la guerra tra Russia e Ucraina volge al termine, mentre le riaperture di Pechino non solo consentono di sostenere una crescita del Dragone del 4,7% quest’anno, ma comportano anche uno sblocco delle catene logistiche mondiali e una ripresa nei consumi interni. “A luglio 2022 eravamo già passati da un posizionamento che sottopesava le azioni a uno più neutro. Ma dopo aver valutato i diversi scenari, siamo più ottimisti”, affermano Viebig e Denize che consigliano di mantenere, quindi, una posizione neutrale e più costruttiva sulle azioni. Fatte queste premesse, ecco i consigli operativi degli analisti: preferenza sulle azioni europee in vista di una rivalutazione dell’euro, allungamento della duration del portafoglio obbligazionario e più attenzione verso le obbligazioni corporate che dovrebbero tornare a offrire premi di rischio interessanti. (riproduzione riservata)