Sono molto interessanti le dichiarazioni, riportate su queste colonne, del rappresentante del sindacato Ipso presso la Bce, Bernardo Tomea, su di un sondaggio tra il personale presentato a La 7. In sostanza, l'esito del sondaggio è sfavorevole per la presidente Christine Lagarde, di cui si sottolineano la tendenza a fare politica, l'inadeguatezza della propria comunicazione, la poca trasparenza nella selezione del personale, fino a una valutazione negativa per il 44 per cento pure delle politiche della diversità.
È doveroso ricordare, però, che il sondaggio è stato effettuato in un numero limitato di dipendenti della Bce e che subito dopo l’istituto e la stessa Lagarde hanno precisato che da altre fonti e contatti significativi vengono, invece, apprezzamenti per il vertice. Ma ciò che emerge dalle dichiarazioni dell'esponente sindacale è che a Francoforte non esisterebbe una vera contrattazione collettiva neppure in materia stipendiale, ma il sindacato è solo consultato, libera poi la banca di adottare le decisioni che ritiene di assumere. Insomma, da una parte, ci si proietta fino a dare giudizi approfonditi su chi governa l'istituto, dall'altra, non si è riusciti, a tutt'oggi, a 25 anni circa dalla istituzione della Bce medesima, a impiantare un accettabile modello di relazioni sindacali : almeno così sembra, stando alle suddette dichiarazioni.
In effetti, se si guarda a una delle maggiori banche centrali nazionali dell'Eurosistema, la Banca d'Italia, una sostanziale negoziazione collettiva economica e normativa del rapporto di lavoro esiste da circa mezzo secolo. È vero che l'atto finale è la delibera del Consiglio superiore dell'istituto che approva la contrattazione intervenuta tra le organizzazioni sindacali e la delegazione della controparte, ma si tratta di un passaggio che mai, alla fine, ha inciso sul merito del negoziato. In una istituzione europea del rilievo della Bce sono assai difficilmente sostenibili relazioni sindacali limitate alla mera consultazione, per di più in materia non di strategie organizzative, ma economica e dell'assetto delle carriere.
Alla fine, un sondaggio, pur dando alcuni segnali, fa emergere ancor più i deficit nelle relazioni sindacali. Un polo dialettico quale quello della rappresentanza del personale è essenziale o tale dovrebbe essere considerato anche da chi governa una istituzione. Così è stato sempre ritenuto a Palazzo Koch, a partire dal governatore Guido Carli con il quale fu realizzato il primo modello di relazioni banca-sindacato, cominciando dai temi economici e normativi. Preposto per l'istituto al confronto con le controparti fu, per un certo periodo, Carlo Azeglio Ciampi, allora segretario generale.
Ciò non esclude affatto, al di là delle questioni della significatività e della rappresentatività, che quanto emerso, nella Bce, dal sondaggio in questione debba fare riflettere, se non altro perché, per diverse parti, coincide con giudizi e critiche, motivati, provenienti dall'esterno. Basti pensare alle gravi inadeguatezze della comunicazione che si continua a ritenere come una tecnica aggiuntiva e non, invece, una esigenza suscettibile di incidere sulla stessa politica monetaria. Ciò vale pure per le banche dell'Eurosistema, ivi compresa Bankitalia per la quale è lecito attendere per la comunicazione, con l'insediamento del governatore Fabio Panetta che è sempre parso attento a questa funzione, chiari segnali di rinnovamento e rafforzamento, potendo impiegare valide energie interne disponibili. In un istituto come l'ultracentenario di Via Nazionale, un'efficace comunicazione richiede che dello stesso si possegga la capillare conoscenza, insieme con la sua storia, le sue tradizioni.
Quanto ciò sia importante è dato dalla confusione che ancora oggi si registra anche tra cittadini di buon livello culturale su ciò che è e che fa la Banca d'Italia. Opportune iniziative sono state avviate, da un po' di tempo, con un tour nelle province, per un'adeguata illustrazione dell'agire e delle finalità della Banca. Bisognerebbe sviluppare e potenziare questo tipo di interventi. Insomma, ai diversi livelli bisogna assumere quanto sia cruciale la comunicazione e trarne le concrete conseguenze nell'operare. (riproduzione riservata)