Da una valutazione di 2,5 euro dall’inizio dell’anno a circa 6 euro. È il balzo fatto dall’azione Gas Plus, che ha beneficiato di un mercato del gas favorevole e anche dell’avvio, a marzo, della produzione del giacimento Longanesi, aumentando così in modo significativo la capacità di produzione e di vendita.
Il progetto riguarda un’area individuata oltre un decennio fa in provincia di Ravenna, a una profondità di oltre 2.500 metri, tra i più più importanti in Italia. Si stimano 1,7 miliardi di riserve di gas metano, di cui circa 1,1 miliardi di competenza della società.
L’avvio del suo sfruttamento ha spinto i ricavi del gruppo che fa capo alla famiglia Usberti a 86,7 milioni nel semestre, in crescita del 32%, mentre il margine operativo lordo è aumentato a 32,8 milioni (+37%). Quasi raddoppiato l'utile netto: 10,2 milioni dai 5,3 della prima metà del 2024.
Per comprendere l’entità dell’aumento produttivo si pensi che in Italia l’estrazione di gas è cresciuta del 21% e l’apporto di Longanesi è stato di 15,5 MSmc (milioni metri cubi gas) su un totale di 53,3 MSmc. All'estero, in Romania, la produzione è rimasta stabile ma anche lì i margini sono saliti grazie a prezzi del gas più elevati.
Il maggiore flusso di cassa operativo ha consentito così una ulteriore riduzione del debito finanziario netto che si è attestata a 19,3 milioni (inclusi i debiti di locazione per 11,4 milioni) rispetto ai 23,8 milioni registrati alla fine del 2024. Se si considerano i 19,3 milioni degli effetti contabili del principio Ifrs 16, al netto di questi si arriva a un sostanziale pareggio.
Dopo l’impennata di borsa (giovedì 18, dopo aver comunicato la semestrale, il titolo è schizzato del 12%) il gruppo vale attorno ai 250 milioni, importo molto vicino, peraltro, a quello del patrimonio netto. Da questo punto di vista, nessun problema di sopravvalutazione.
La scommessa su Longanesi non si è comunque ancora esaurita. L’amministratore delegato Davide Usberti confida che la sua progressiva messa a regime «come ordini di grandezza dovrebbe consentirci, in un biennio, prima di raddoppiare e poi di più che triplicare le nostre produzioni di gas in Italia», salendo a 300 milioni di metri cubi l’anno.
Anche nella prima parte di quest’anno gli investimenti non sono mancati, si parla di oltre 9 milioni principalmente per lo sviluppo di asset italiani (6,3 milioni nel primo semestre 2024), che dovrebbero salire a 20 per fine anno. Mentre di 25 milioni circa è la stima del capex per il 2026. Risorse che continueranno a concentrarsi sul completamento delle strutture di superficie di Longanesi.
«Ci aspettiamo che il cash flow operativo del 2025-2026 superi ampiamente gli investimenti necessari per completare i lavori del Longanesi (circa 50 milioni nel 2025-2026)», osserva Akros al riguardo. «Nonostante questo piano straordinario di spese, ci aspettiamo che il debito netto migliori nei due anni». Akros conclude confermando un target price di 6,5 euro, dopo aver stimato un rapporto prezzo/utile per azione di 10,6 per l’anno in corso e di 7,2 per il prossimo.
Per parte sua Gas Plus ha confermato le previsioni di produzione per il 2025 e prevede una forte crescita dei margini e dell'utile netto per l'intero esercizio. «Abbiamo dimostrato fiducia nel gas naturale come fonte di energia e risorsa chiave per vari decenni anche all’interno della transizione energetica», prosegue Usberti, «per quanto operare qui e in Europa implichi di assoggettarsi a oneri e vincoli più stringenti di tutti gli altri contesti, non sempre appropriati anche in termini di costi-benefici ambientali». (riproduzione riservata)