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Perché il private equity secondario può rispondere a una domanda da diversi milioni di dollari

di Maxime Carmignac*
05 febbraio 2025, 15:20 Ultimo aggiornamento: 15:44

Le imprese dibattono su quale sia la migliore via d’uscita. Ma c’è una soluzione alternativa

La crescita del settore del private equity, che nell'ultimo decennio ha visto quasi quadruplicare le masse gestite, ha intensificato il dibattito tra le imprese sulla migliore «via d'uscita». Al riparo dall’attento controllo pubblico e con un focus sulla creazione di valore a lungo termine basato sui fondamentali aziendali, sempre più aziende scelgono di rimanere private a lungo.

Naturalmente la risposta alla domanda su quando e se disinvestire dipende da una molteplicità di fattori. Il dibattito si è intensificato negli ultimi anni, in particolar modo a fronte di uno scenario di uscita dal private equity sempre più complesso. I gestori dei fondi di private equity (General Partner o GP) sono consapevoli che si tratti di una domanda da diversi milioni di dollari. Un exit mal gestito potrebbe compromettere la loro la reputazione o il loro carried interest. D’altra parte, gli investitori dei fondi di private equity (Limited Partner o LP) generalmente vogliono sapere come e quando un investimento sarà liquidato, specialmente una volta raggiunto il periodo di detenzione di cinque anni, standard del settore.

Tuttavia, nonostante quest’attenzione verso il «periodo di detenzione ideale», il momento giusto per uscire dalla società potrebbe non arrivare prima di diversi anni. Inoltre, i legittimi vincoli temporali e le preferenze in materia di liquidità degli investitori pongono i GP in una situazione piuttosto complessa. In passato, un gestore alle prese con questo dilemma poteva vedersi costretto a disinvestire anche se i tempi e i modi non erano ottimali, così da soddisfare gli investitori e rispettare le condizioni di sottoscrizione del fondo, perdendo potenzialmente denaro.

L’altra soluzione

Fortunatamente c'è un'altra soluzione: il mercato secondario del private equity. Esistono mercati secondari per quasi tutti i beni negoziabili, tra cui per esempio automobili, telefoni, case e aerei. Nelle operazioni sul secondario, le controparti spesso possono contrattare un prezzo equo in base a priorità e preferenze diverse.

Nel contesto del private equity, la fiducia nella metodologia di pricing, una strutturazione più flessibile e la sicurezza creatasi a seguito delle numerose operazioni di successo hanno finalmente spianato la strada a un mercato secondario fiorente. Il GP è soddisfatto dell’operazione, in quanto il motivo del deal non è tipicamente l'inferiorità (percepita) dell'asset. Inoltre, è riuscito a rispettare i desideri del precedente LP e ad accoglierne uno nuovo. A volte l’operazione comporta anche un impegno primario nel fondo successivo del GP (lo staple), a sostegno degli sforzi di raccolta fondi.

Ciò consente inoltre di risolvere il dilemma originale dell'exit prematuro, oltre a portare noti vantaggi per i LP, come la diversificazione, punti di ingresso interessanti a sconto, una maggiore visibilità del portafoglio, una notevole attenuazione del temuto effetto J-curve del private equity. Una vera operazione win-win-win.

Questo accordo reciprocamente vantaggioso ha rafforzato la fiducia nel mercato del PE secondario. Ma siamo solo agli inizi. Dopo aver registrato una solida crescita del 16% circa all'anno nel decennio fino al 2023, le transazioni secondarie hanno raggiunto un volume record di circa 70 miliardi di dollari a livello globale nel primo semestre del 2024. Sembrano finalmente aver attirato attenzione e prendono sempre più piede, anche se rappresentano tuttora solo l'1% degli AuM del private equity primario.

Man mano che sempre più investitori riconoscono che è essenziale avere un mercato secondario sano per il successo a lungo termine dell'asset class e sono consapevoli dei vantaggi per tutte le controparti (non ultime le società in portafoglio che saranno liquidate al momento più opportuno), il mercato dovrebbe crescere considerevolmente.

Oggi è ancora giusto definire le transazioni sul secondario gli eroi invisibili del private equity, ma non ancora per molto. Il PE secondario sembra essere una risposta convincente a una delle questioni più importanti (e più costose) del private equity.

*ceo di Carmignac UK



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