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Perché il dollaro è il vero bene rifugio

20 marzo 2023, 09:55 Ultimo aggiornamento: 09:56

I timori legati alla stabilità del sistema bancario e a un rischio sistemico hanno lasciato alcuni analisti perplessi circa la sottoperformance del dollaro e il suo status di valuta "rifugio". Secondo Goldman Sachs, i mercati hanno, almeno inizialmente, prezzato “uno shock colomba” della Fed piuttosto che una situazione di forte stress finanziario, il che ha permesso ai titoli azionari di non crollare e al dollaro di indebolirsi, mentre le aspettative di crescita globale sono rimaste invariate. Generalmente rendimenti reali più bassi e prezzi azionari più alti comportano un indebolimento della divisa a stelle e strisce. «Se le preoccupazioni sistemiche dovessero crescere e i titoli azionari perdere sempre più terreno, il biglietto verde dovrebbe avere la meglio rispetto alle altre valute, eccezion fatta per lo yen giapponese e per il franco svizzero», commentano gli esperti di Goldman Sachs, aggiungendo come sia improbabile che la recente sottoperformance del dollaro continui nel breve termine, a meno che le preoccupazioni legate al sistema bancario non si attenuino e la Federal Reserve decida di porre fine al ciclo di rialzi dei tassi di interesse prima del previsto. 

 

Goldman Sachs prende in considerazione due possibili scenari: o il dollaro vedrà afflussi del tipo "flight-to-quality" nel caso in cui la situazione dovesse peggiorare oppure se l'attuale stress del sistema bancario dovesse rimanere relativamente isolato, con ricadute limitate sull'economia reale o sulle altre banche di maggior dimensione, molto probabilmente ci troveremmo di fronte a uno scenario simile a quello di poche settimane fa: un'economia surriscaldata che richiede un aggiustamento dei prezzi da parte delle autorità centrali. «Un rinnovato deprezzamento della moneta Usa può verificarsi con lo sviluppo di una maggior fiducia nelle prospettive di crescita globale e con delle tendenze disinflazionistiche in grado di mettere un freno alla volatilità dei tassi, scenario al momento ancora lontano», aggiungono gli analisti di Goldman Sachs. Gli esperti si aspettano che il Fomc (Federal Open Market Committee) della Fed sospenda i rialzi dei tassi la prossima settimana per far fronte ai problemi di instabilità finanziaria, prioritari rispetto a quelli per il contenimento dell’inflazione di medio termine. Detto questo, se la Fed riuscirà a tenere distinti i suoi interventi per proteggere la stabilità finanziaria da quelli per combattere l’inflazione, «un rialzo dei tassi di 25 punti base è ancora possibile, specie considerando la solida performance degli indici dei prezzi al consumo resa nota dalle pubblicazioni di questa settimana e se non si verificheranno ulteriori tensioni nel sistema bancario», spiegano a Goldman Sachs. 

 

Per analizzare il trend del dollaro e il suo ruolo di asset rifugio nei periodi di stress finanziario, gli esperti guardano alla performance della valuta negli ultimi giorni misurata in relazione allo spread finanziario o al differenziale di tasso tra i commercial paper a tre mesi e i Treasury Bill a tre mesi. La prima evidenza di tale analisi è che il biglietto verde non sottoperforma in periodi di crescente stress finanziario, mentre si indebolisce quando il livello di stress è più contenuto. Per esempio, nei giorni in cui lo spread finanziario si è allargato di 20 punti base ma senza raggiungere i 30 punti base, la divisa Usa si è rafforzata rispetto alle valute dei mercati emergenti con un beta più elevato, come il won sudcoreano, il real brasiliano e il rand sudafricano; mentre si è indebolita rispetto a molte altre valute, specie quelle europee. Nei giorni, invece, in cui lo spread finanziario si è allargato di oltre 70 punti base, la moneta a stelle e strisce si è rafforzata nei confronti della maggior parte delle valute ad eccezione di quelle rifugio e della sterlina. «Ciò suggerisce che il dollaro potrebbe guadagnare terreno qualora la situazione attuale dovesse peggiorare e diventare più sistemica», avvertono gli esperti di Goldman Sachs. Inoltre, l’analisi di Goldman Sachs rileva che quando i prezzi azionari salgono o rimangono stabili, la divisa Usa perde terreno rispetto all’euro; al contrario, quando le quotazioni azionarie sono in discesa, il dollaro tende ad apprezzarsi rispetto alla moneta Ue. «Nel complesso, questi risultati rafforzano la nostra opinione che la performance del dollaro dipenderà dalle mosse della Fed e dalle aspettative sulla crescita globale», riconoscono gli esperti. (riproduzione riservata)



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