I data center sono il cuore pulsante della nuova economia: garantiscono potenza di calcolo, trasmissione e connessione, e costituiscono la base per servizi digitali avanzati, intelligenza artificiale, cloud e cybersicurezza. Oggi rappresentano l’intersezione perfetta tra due grandi transizioni che stanno trasformando il nostro Paese: quella digitale e quella energetica, anche se il peso energetico a oggi è stimabile in circa il 2% della domanda nazionale, ma crescerà velocemente.
Le potenzialità del Mezzogiorno
Sono infrastrutture strategiche, non solo per la gestione e la sicurezza dei dati, ma anche per la loro capacità di abilitare nuovi modelli di sviluppo sostenibile, efficienti e resilienti. In Italia il settore dei data center ha già attirato investimenti pubblici e privati per oltre 37 miliardi di euro nel 2024, anno in cui si sono superati i 500 Mw di potenza installata, che si prevede di raddoppiare entro cinque anni. Milano si conferma il motore di questa crescita, con un tasso annuo del +34%, il più alto in Europa.
Ma è il Mezzogiorno il territorio che potenzialmente può attirare i maggiori investimenti e trovare nei data center una grande occasione di sviluppo: oggi solo il 9,5% dei data center si trova nel Centro-Sud, ma vi sono ampi margini di crescita grazie alla disponibilità di suolo, la presenza di cavi sottomarini strategici in Sicilia e Puglia, e l’80-90% dei progetti autorizzati per la produzione di energia rinnovabile concentrati proprio in queste regioni.
Il Sud Italia è una piattaforma ideale per lo sviluppo di data center e per attrarre investimenti internazionali. Inoltre il recupero di aree industriali dismesse può accelerare i tempi autorizzativi, ridurre i costi di sviluppo e contribuire alla rigenerazione urbana, trasformando siti produttivi in declino in poli tecnologici avanzati.
I capoluoghi di regione mostrano un’accelerazione dei servizi digitali, per loro posizione ricoprono un ruolo centrale per la crescita economica del territorio e saranno interessati da importante espansione di data center.
Tuttavia le sfide non mancano. Il costo dell’energia in Italia è ancora troppo elevato: nel 2024 il prezzo medio è stato di 124,4 euro/MWh, quasi il doppio rispetto alla Spagna (66 euro/MWh). La volatilità del Pun (prezzo unico nazionale) ostacola la pianificazione di lungo periodo. A questo si aggiungono iter autorizzativi che possono durare fino a 18 mesi, una connettività ancora troppo concentrata al Nord e una carenza di capitale umano qualificato, soprattutto in ambito ingegneristico e Ict.
Per affrontare queste criticità, servono azioni concrete e coordinate. Un buon esempio è lo sviluppo costante delle energie verdi nel Sud: in Puglia e Sicilia sono già stati approvati oltre 40 Gw di capacità rinnovabile.
Occorre poi snellire le procedure autorizzative, favorire contratti Ppa (Power Purchase Agreement), strumenti per la stabilizzazione dei costi energetici, investire nella formazione tecnica e nella connettività, soprattutto nel Sud, e rendere pienamente operativa la Zes-Zona Economica Speciale unica.
Ma soprattutto serve una strategia nazionale integrata che riconosca i data center come infrastrutture digitali critiche, al pari di quelle per la difesa, la cybersicurezza e l’energia. I data center non sono quindi semplici edifici tecnologici, ma veri e propri ecosistemi. Ecosistemi che devono essere progettati con criteri di efficienza, sostenibilità e resilienza. L’adozione di soluzioni innovative come il recupero del calore, l’uso di acqua piovana e l’ottimizzazione dei layout è fondamentale per ridurre l’impatto ambientale e rispondere alle nuove normative europee, che dal 2025 impongono obblighi di rendicontazione ambientale per i data center sopra i 500 Kw.
Il Sud Italia ha tutte le condizioni per diventare un hub dei data center nel Mediterraneo. I capitali ci sono, le tecnologie esistono, il contesto internazionale lo rende necessario. Ma per cogliere questa opportunità serve un patto tra pubblico e privato, basato su semplificazione, visione strategica e accompagnamento istituzionale. (riproduzione riservata)
*senior director di Rina Prime Value Services