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Perché Goldman Sachs taglia la probabilità di recessione in Usa al 15% e promuove la Cina
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Perché Goldman Sachs taglia la probabilità di recessione in Usa al 15% e promuove la Cina

07 ottobre 2024, 11:42 Ultimo aggiornamento: 18:12

Goldman Sachs ha ridotto la probabilità di recessione negli Stati Uniti a 12 mesi al 15%, dove si trovava prima dell'aumento del tasso di disoccupazione dal 4,054% di giugno al 4,253% di luglio. Il taglio dei tassi Fed di 50 punti base non è stato un errore. Il rating sull’azionario cinese sale a overweight

Goldman Sachs taglia la probabilità di recessione negli Stati uniti al 15% e promuove la Cina. «Abbiamo ridotto la probabilità di recessione negli Stati Uniti a 12 mesi al 15%, dove si trovava prima dell'aumento del tasso di disoccupazione dal 4,054% di giugno al 4,253% di luglio», afferma Jan Hatzius, economista della banca d’affari Usa, il quale spiega: «La ragione più importante è che il tasso di disoccupazione è sceso al 4,051% a settembre, leggermente al di sotto sia del livello di giugno sia della soglia che attiva la regola di Sahm. Inoltre, con una crescita delle buste paga non agricole di 254.000 unità, molto al di sopra delle aspettative, le revisioni al rialzo dei mesi precedenti e un'occupazione solida, stimiamo ora un trend sottostante dell'occupazione di 196.000 unità, ben al di sopra della nostra stima pre-buste paga di 140.000 e leggermente superiore al nostro tasso di breakeven stimato a 150.000-180.000».

Focus sull’inflazione negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti il pil reale è cresciuto del 3% nel secondo trimestre, +3,2% la stima per il terzo e la revisione annuale dei conti pubblici di settembre ha mostrato che il reddito nazionale lordo reale — una misura equivalente alla produzione reale — è cresciuto ancora più velocemente del pil reale negli ultimi trimestri. «I dati solidi sull'attività economica e il recente rialzo dei prezzi del petrolio a causa delle paure di un'escalation della guerra tra Israele e Iran non hanno cambiato la nostra convinzione di un'ulteriore disinflazione dell'indice Pce (spesa per consumi personali) core», prosegue l’esperto di Goldman Sachs. A tal proposito la soluzione dello sciopero dei porti nella costa orientale e del Golfo ha eliminato un rischio di aumento dei prezzi nel breve termine.

Tassi Fed al 3,25-3,5% entro giugno del 2025

Certo che «se i funzionari della Fed avessero conosciuto i dati macro successivi, probabilmente avrebbero optato per un taglio dei tassi di interesse di 25 punti base il 18 settembre. Ma ciò non significa che il taglio di 50 punti base sia stato un errore. Pensiamo che il Fomc sia stato lento nell’iniziare i tagli. Comunque, i numeri recenti rafforzano la nostra convinzione che i prossimi incontri, incluso quello del 6-7 novembre, porteranno tagli più modesti di 25 punti base», prevede Hatzius. «Anche i mercati si sono adeguati a questa previsione, ma la pressione al rialzo sui tassi a lungo termine potrebbe continuare poiché il tasso terminale implicato dal mercato rimane leggermente inferiore alla nostra previsione del 3,25-3,5% entro giugno del 2025, il rischio di recessione è ulteriormente diminuito e il premio a termine potrebbe aumentare, a meno che non si verifichi un improbabile ma necessario aggiustamento fiscale negli Stati Uniti», precisa Hatzius.

La probabilità di un governo diviso è aumentata

Entrando, poi, nell'ultimo mese della campagna elettorale, l’esito delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti rimane troppo incerto con il sondaggio dell'ultimo mese che mostra la vicepresidente Kamala Harris avanti di meno dell'1% rispetto all'ex presidente Donald Trump in Pennsylvania, lo Stato che probabilmente determinerà il risultato finale. Sebbene il duello presidenziale sia cambiato poco negli ultimi due mesi, la probabilità di un governo diviso è aumentata. Al Senato, una vittoria dei Repubblicani è certa in West Virginia e sempre più probabile in Montana, il che darebbe ai Repubblicani una maggioranza di 51-49. Al contrario, i Democratici sembrano avere il vantaggio alla Camera. «Un governo diviso ridurrebbe il potenziale di cambiamenti radicali nella politica economica americana, cosa che i mercati potrebbero trovare rassicurante in un momento in cui l'economia statunitense sta andando così bene», osserva Hatzius.

Chi seguirà la Fed

Il taglio di 50 punti base dei tassi da parte della Fed ha contribuito a sbloccare il ciclo globale di allentamento monetario. «Nei Paesi del G10, ora ci aspettiamo che la Bce e la Banca d'Inghilterra si uniscano alla Banca del Canada e alla Riksbank svedese nel realizzare tagli consecutivi di 25 punti base. Anche le prospettive sono cambiate in Oceania, dove ora ci aspettiamo che la Reserve Bank della Nuova Zelanda attui due tagli di 50 punti base a partire da questo mercoledì. Anche la Reserve Bank of Australia ha iniziato a spostarsi verso una direzione più accomodante; prevediamo il primo taglio a febbraio 2025. L'eccezione evidente è il Giappone, dove la normalizzazione della politica monetaria rimane un obiettivo della BoJ», aggiunge l’esperto di Goldman Sachs.

Il cambiamento di rotta della Fed è ancora più importante per le banche centrali dei mercati emergenti alla luce della loro attenzione perenne al tasso di cambio del dollaro. Tuttavia, la maggior parte delle curve dei tassi EM non prevede cicli di allentamento particolarmente aggressivi. «Vediamo le maggiori opportunità per i mercati di scontare tagli dei tassi più rilevanti in Messico, Polonia, Ungheria, Corea del Sud e India», continua Hatzius secondo il quale la risposta di politica monetaria più aggressiva al cambiamento di rotta della Fed è arrivata dalla Cina.

Goldman Sachs promuove la Cina

A prima vista, spiega, questo può sembrare sorprendente, poiché Pechino continua a mantenere controlli sui capitali che dovrebbero garantire un grado maggiore di indipendenza della politica monetaria, cioè la politica della Fed dovrebbe avere un impatto minore rispetto ad altri mercati emergenti. Tuttavia, «la Cina ha anche maggior bisogno di una politica più accomodante a causa della debolezza ciclica in corso, che ci ha portato di recente a rivedere al ribasso le nostre previsioni di crescita del pil per il 2024 al 4,7% e a continuare a prevedere una crescita ancora più modesta del 4,3% nel 2025. Quanto questo cambiamento contribuirà alla crescita dipende in modo significativo dall'impulso fiscale che deve ancora essere chiarito. A questo punto, il nostro team in Cina stima un incremento di 0,4 punti percentuali derivante dalle misure di politica monetaria. La politica fiscale contribuirà di più, ma l'impatto preciso dipenderà dalla dimensione e dalla forma del pacchetto fiscale che sarà annunciato».

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Goldman Sachs, in un report a parte, ha portato il rating sull’azionario cinese a overweight (sovrappesare), prevedendo un ulteriore rialzo degli indici grazie alle massicce misure di stimolo (stimato un impatto sul pil di 40 punti base). Gli strategist, Kinger Lau e Timothy Moe, vedono un ulteriore potenziale di upside del 15%-20% anche dopo il forte rally poiché le valutazioni dei titoli sono ancora a sconto, la crescita degli utili potrebbe migliorare e il posizionamento degli investitori resta modesto.

Gli strategist hanno, quindi, alzato l'obiettivo a 12 mesi per l'indice MSCI China e per l'indice CSI 300 rispettivamente a 84 e a 4.600 punti, che implica rendimenti totali del 15%-18%. L'indice MSCI China è salito di un altro 11,4% la scorsa settimana, guidato dai settori finanziario, servizi ai consumatori e software, estendendo il rally al 37% dai suoi minimi di metà settembre. Kinger Lau e Timothy Moe consigliano di prendere in considerazione anche i potenziali beneficiari della ripartenza dell’economia cinese: oltre alla borsa di Hong Kong, anche quella della Corea del Sud e di Taiwan, mentre per quanto riguarda i singoli settori sono da preferire i titoli delle società dell’automotive, delle compagnie assicurative, dei media e quelli delle società minerarie. (riproduzione riservata)



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