I 50 maggiori fondi sovrani e i più grandi 50 fondi pensione globali dispongono in totale di una potenza di fuoco di 25.900 miliardi di dollari. Per questo motivo le loro decisioni possono influenzare in modo significativo i mercati e gli investimenti a livello mondiale. Un’indagine di Omfif ha chiesto a 16 fondi (con 3 mila miliardi in gestione) tra agosto e ottobre l’orientamento per gli investimenti futuri. Sono emerse alcune tendenze. L’India è giudicata più attraente della Cina come mercato emergente. Le infrastrutture sono l’asset class con la domanda più elevata. Inoltre i fondi hanno cercato di adeguarsi a uno scenario di tassi higher for longer, ma ora alcuni di loro potrebbero essere sorpresi dal forte calo dell’inflazione.
Molti fondi intervistati da Omfif si stanno orientando verso attività a più alto rendimento, ma c’è minore interesse a investire in regioni più rischiose. Quasi il 30% prevede di aumentare l’allocazione verso Europa e Nord America, ma c’è poca domanda per mercati emergenti come l’America Latina, il Medio Oriente, il Nord Africa o l’Africa sub-sahariana.
I fondi pensione e sovrani sono invece sempre più interessati all’India: il 39% degli intervistati l’ha indicata come il mercato emergente più interessante. Meno di un quarto ha scelto la Cina (23%), il Brasile (23%) o il Messico (15%), mentre nessuno ha scelto l’Indonesia, il Sudafrica o altri Paesi.
L’attrattiva dell’India è legata ai tassi di crescita e allo sviluppo demografico. Inoltre il Paese sta diventando più aperto agli investitori stranieri. I titoli di Stato indiani a giugno saranno aggiunti al benchmark JP Morgan Government Bond Index-Emerging Markets. I fondi così stanno aumentando la presenza nel Paese: per esempio l’Ontario Teachers Pension Plan ha da poco aperto un ufficio a Mumbai e nell’ultima relazione annuale ha evidenziato gli investimenti in infrastrutture, energia solare e sanità in India.
Al contrario i fondi pensione e sovrani sono sempre più scettici sulla Cina. Nessuno dei fondi che hanno partecipato al sondaggio di Omfif ha detto di investire nel Paese a causa delle prospettive positive dell’economia o dell’aspettativa di rendimenti d’investimento più elevati. Piuttosto l’80% investe in Cina perché il Paese è incluso negli indici di mercato di riferimento. Il contesto normativo e la geopolitica sono i principali fattori che dissuadono i fondi dall’investire maggiormente in Cina.
Quanto alla tipologia di asset, l’interesse maggiore è per le infrastrutture, percepite come il miglior investimento per proteggersi dall’inflazione: il 40% netto dei rispondenti al sondaggio si aspetta di aumentare l’esposizione dei portafogli nel comparto nei prossimi 12-24 mesi. Al secondo posto ci sono le azioni quotate (27%), seguite dai corporate bond (13%). La domanda è invece in calo per cash, titoli governativi e real estate.
Nel 2022 gli asset gestiti dai primi 50 fondi pensione a livello globale sono scesi del 2,5%, passando da 14,7 a 14,3 mila miliardi di dollari. Quasi due terzi (il 62%) hanno subito un calo lo scorso anno: lo stesso è accaduto per sei tra i dieci maggiori fondi pensione. Misurando l’attivo in dollari, il fondo governativo pensionistico del Giappone ha registrato una flessione del 5,2%, mentre gli asset del National Pension Service della Corea del Sud sono scesi del 17% e quelli del fondo olandese Stitching Pensioensfonds ABP del 24%. La flessione totale di questi tre grandi fondi è arrivata a 385 miliardi di dollari. In generale i fondi pensione hanno pagato la volatilità di mercato e in alcuni casi contributi e prelievi degli iscritti.
I fondi sovrani sono andati meglio. Gli asset in gestione dei 50 principali sono aumentati del 2,3%, passando da 11,3 a 11,6 miliardi. Ma si tratta di una crescita ben lontana da quella del 25% dei due anni precedenti. La maggior parte dei fondi sovrani (53%) ha registrato un incremento degli asset: in particolare quelli del Medio Oriente grazie all’aumento dei prezzi delle materie prime. L’Abu Dhabi Investment Authority e la Saudi Public Investment Corporation hanno aumentato gli asset rispettivamente del 14% e del 13%, crescendo di oltre 200 miliardi di dollari.
I fondi pensione e sovrani hanno mostrato segni di ripresa quest’anno. Ma molti prevedono che la strada per la ripresa sarà lunga. Tra gli intervistati da Omfif, i portafogli sono aumentati in media del 4% nella prima metà del 2023. Il 21% ha già recuperato le perdite subite nel 2022. Ma la metà del campione prevede che ci vorranno più di 12 mesi per recuperare i cali dell’anno scorso, e oltre un quarto (29%) stima che ci vorranno 2-5 anni. Di conseguenza una quota significativa dei fondi non si aspetta che le difficoltà affrontate nel 2022 siano presto superate. (riproduzione riservata)