Dopo il lancio del Polo Tecnologico della Subacquea, l’amministratore delegato di Fincantieri Pierroberto Folgiero sta per aprire un’altra fase del colosso della cantieristica. È quella del nuovo piano industriale in arrivo entro fine anno. Il top manager punta ad aumentare la capacità produttiva del gruppo dando priorità alla difesa su cui Folgiero ha posizionato Fincantieri fin dal suo arrivo nel 2022. Verrà ridisegnata l’operatività di tutti i siti per far spazio e massimizzare le nuove commesse nel navale militare dalla migliore marginalità, una strategia, in due fasi, che potrebbe portare a un ulteriore rerating del titolo che già viaggia ai massimi storici a Piazza Affari. «Stiamo disegnando la super Fincantieri», dice il ceo.
Domanda. Come mai dopo solo quattro mesi avete riaggiornato la guidance sull’indebitamento?
Risposta. È stato un sano esercizio di disciplina. All’inizio dell’anno avevamo spiegato al mercato che era nostra intenzione andare in continuità con l’esercizio precedente sul rapporto tra debito netto ed ebitda. Nel corso del semestre poi, in considerazione di alcune dinamiche gestionali, abbiamo corretto la guidance abbassando i ratio in un modo che ha superato le aspettative originali.
D. Da dove arriva il +45% semestrale dell’ebitda?
R. È stato il prodotto di due fattori. Da una parte stiamo raccogliendo i frutti di un duro lavoro di efficientamento sui costi e sulla produttività. Sul procurement abbiamo introdotto una strategia di acquisto per ciascuna categoria di materiale. Abbiamo migliorato la pianificazione operativa, minimizzando i tempi di attraversamento della nave in bacino e aumentando la produttività con il pre-allestimento a terra dei blocchi.
D. E il secondo fattore?
R. Gradualmente sta cambiando anche il mix di prodotti. Quelli a marginalità più alta come la costruzione delle navi militari e il business della subacquea stanno crescendo di peso percentuale nei ricavi. Il miglioramento della performance è frutto delle azioni previste ed attivate nel piano industriale 2023-2027 che stiamo rispettando e superando. Quindi, gran parte di questo miglioramento oggi nasce dall’efficienza operativa, domani invece l’aumento dell’ebitda arriverà progressivamente dal mix di prodotto.
D. Iniziano ad arrivare in Europa i primi fondi del piano Rearm e i Paesi Nato hanno alzato la spesa per la difesa. Fincantieri aumenterà il target dei ricavi per lo shipbuilding difesa (30% a fine 2025 sul totale del fatturato)?
R. Sì, il business plan già indicava un target del 40% a fine piano. Ora le previsioni di spesa della Marina italiana e il maggiore fabbisogno estero targato in primis Europa, assieme alle aree a crescita elevata come Medio Oriente e Sudest Asiatico, spingeranno ulteriormente la domanda di navi militari. L’accesso ai fondi Safe peraltro vincola i Paesi membri Ue a comprare prodotti europei.
D. Fincantieri lavora a un aggiornamento del piano. Quando verrà presentato?
R. Il precedente business plan, che era a capacità produttiva data e volto a migliorare margini e generazione di cassa, ha fatto un lavoro formidabile. Siamo diventati un’azienda che non genera solo maggiori ricavi e occupazione, ma che produce anche valore industriale per tutti gli stakeholder. Ora vogliamo preparare un nuovo piano perché il mercato richiede invece di aumentare la capacità produttiva, dando priorità alla difesa che è il nostro business più pregiato. Abbiamo la taglia per farlo perché Fincantieri è già il più grande costruttore occidentale di navi. L’aumento della capacità sarà in due fasi.
D. Quali?
R. La prima, a parità di investimenti e infrastrutture, verterà sull’introduzione nei cantieri militari di molte tecniche di costruzione e turnistiche che utilizziamo nella crocieristica. La seconda sarà conseguente agli investimenti che programmeremo. È un piano che metterà mano al sistema dei cantieri del gruppo, della produttività dei siti e della supply chain, programmando investimenti con un pay back molto corto e conveniente. Vogliamo correre, ma ci vorrà ancora qualche mese per presentarlo, per cui saremo pronti a fine anno.
D. Come cambieranno le lavorazioni negli stabilimenti?
R. La riarticolazione della capacità produttiva pensata per dare priorità alla difesa genererà degli spostamenti nel sistema con degli effetti in Romania e in Vietnam. Una volta saturati al massimo i cantieri del Muggiano e di Riva dedicati al navale militare, la produzione travaserà sui cantieri nazionali ibridi, primo fra tutti su quello di Castellammare. Alcune produzioni di tronconi in acciaio delle navi da crociera si sposteranno in Romania e la produzione di scafi di navi da lavoro di Vard, che ora viene fatta in parte in Romania, si sposterà maggiormente invece in Vietnam. I nostri cantieri cruise di Monfalcone, Marghera, Ancona e Sestri, su cui stiamo investendo, costantemente, si concentreranno sull’esecuzione di un backlog record, perseguendo un vantaggio di costo e assemblando un maggior numero di tronconi prodotti in Romania. Dal punto di vista industriale è un’operazione concettualmente perfetta. Il sistema Fincantieri riarticolerà la propria capacità di lavorazione dell’acciaio in maniera win-win per tutti i business e tutti i cantieri.
D. A che punto è il programma di rafforzamento della flotta militare negli Stati Uniti?
R. Stiamo promuovendo Fincantieri negli Usa per ribadirne il ruolo e la disponibilità nel progetto di rinascita della cantieristica in America, area dove abbiamo investito circa 800 milioni e siamo presenti da 15 anni con quattro stabilimenti. Siamo disponibili a lavorare alla
ripartenza Usa anche sul civile con le navi rompighiaccio a Sturgeon Bay, le posacavi e i
cantieri in Florida, ora dedicati alla manutenzione. Se necessario, questi ultimi
potranno anche trasformarsi in siti produttivi.
D. L’assemblea di Thyssen sta per varare l’ipo di Tkms. Vi siete sempre detti pronti a «estendere la collaborazione commerciale su più fronti e disponibili a un ampio spettro di soluzioni». Cosa intendete?
R. Grazie a 25 anni di collaborazione nella costruzione di sommergibili siamo partner naturali di Tkms, anche in senso commerciale come l’ultimo accordo siglato per partecipare assieme alla gara nelle Filippine. In un percorso di autonomizzazione di Tkms siamo disponili ad allargare la partnership. Non scartiamo nessuna ipotesi.
D. Rileverete una quota all’interno dell’ipo?
R. Non dipende da Fincantieri. Dipenderà dalla strategia della casamadre tedesca. Siamo disponibili ad essere utili all’operazione di valorizzazione che il sistema Germania vorrà fare su Tkms. Abbiamo valore industriale e capacità finanziaria da mettere sul tavolo.
D. Prima dell’aumento del 2024 Fincantieri valeva circa un miliardo, oggi la market-cap è di 5,4 miliardi. È la taglia giusta?
R. Dopo la semestrale gli analisti hanno migliorato upgrade e target price medio, oggi a 17,13 euro. Il nuovo piano, che disegnerà un’azienda più grande dal punto di vista produttivo - una super Fincantieri - a fronte della maggiore domanda sulla difesa, sarà un catalizzatore per un rerating e una nuova valutazione dell’azienda. Quindi i “fondamentali” alla base della nostra valutazione cresceranno ulteriormente.
D. A Piazza Affari Fincantieri non è sul listino principale, cosa serve per arrivarci?
R. Un delisting o una fusione fra quotate, perché Fincantieri si trova già in cima alla riserva per entrare nel Ftse-Mib. Siamo già candidati a farlo dunque e con la super Fincantieri avremo ottime chance. (riproduzione riservata)