L’incertezza a livello macroeconomico spinge gli investitori a cercare risposte, soprattutto con sugli orientamenti di Bce e Fed, mentre il contesto geopolitico rimane un fattore di rischio non trascurabile. Con MF Newswires ne ha parlato Mohit Kumar, capo-economista e strategist di Jefferies per l’Europa.
Domanda. I tassi rimangono il focus degli investitori a livello globale. Che cosa accadrà dopo il primo taglio dei tassi Bce a giugno?
Risposta. La Bce rimarrà ferma a luglio perché le negoziazioni salariali trimestrali sono risultate sopra le attese e l’inflazione non scende abbastanza velocemente. Il mio scenario base prevede un secondo taglio a settembre e un terzo a dicembre, ma rimane da considerare la divergenza con la politica monetaria della Fed. Nel caso in cui anche la Fed tagli i tassi a settembre, la Bce potrebbe permettersi tre tagli, altrimenti potremmo avere solo due ribassi, a giugno e dicembre. L’inflazione importata non è una componente di poco conto: considerando che il minimo precedente in termini di cambio euro/dollaro è stato 1,03, un indebolimento sotto questa soglia sarebbe un segnale d’allarme. L’altro fattore da tenere a mente è l’economia Usa: finché si mantiene forte, sostiene anche l’andamento di quella globale.
D. Gli Stati Uniti sono attesi crescere circa il 3% anche nel 2024. Quali sono le stime di Jefferies per l’Eurozona?
R. Le nostre stime indicano una crescita di circa lo 0,7% su base annua nel 2024 alla luce dei dati dell’ultimo mese, in particolare i Pmi. L’outlook attuale, comparato con quello di tre mesi fa, è è in miglioramento, compreso quello sulla manifattura. In particolare, la ripresa della Germania è importante per l’Europa ed è connessa alle importazioni cinesi. Jefferies ha mantenuto una view meno positiva sulla Cina nel 2023 per poi passare a neutral a inizio 2024. Ora possiamo dire di essere un po’ più positivi grazie a tante piccole iniziative a supporto dell’economia, tra cui i tagli ai tassi sui prestiti.
D. La crescita è anche connessa all’indebitamento dei governi e di recente il Fmi ha avvertito che i livelli attuali di debito potrebbero essere non sostenibili.
R. Questo sarà uno dei temi centrali del 2025 e una delle mie principali preoccupazioni. Nel 2024 una popolazione in rappresentanza del 63% del pil globale è chiamata alle urne, fatto che spinge i governi a concentrarsi sul benessere dei cittadini. Quest’anno quindi l’indebitamento non scenderà.
D. La politica fiscale è anche al centro della campagna elettorale per le presidenziali negli Stati Uniti.
R. Sì, anche se ci sarà un’espansione fiscale in entrambi i casi. Un altro tema da considerare è il rischio geopolitico, con i governi europei attesi accelerare sugli investimenti nella Difesa. Insomma, che si guardi all’Europa o agli Stati Uniti, anche nel 2025 ci sarà un incremento della spesa fiscale e questo è preoccupante. I rendimenti dei bond governativi a 30 anni rimangono sostenuti, più che dalle aspettative di inflazione, dall’espansione della politica fiscale.
D. Quanto all’Italia, quali sono le prospettive di Jefferies per il mercato finanziario?
R. Jefferies è long sull’Italia. Gli investitori sono focalizzati sullo spread, il cui andamento rimane influenzato da tre fattori. Il primo è legato al rischio politico, che non vedo; il secondo alle preoccupazioni a livello fiscale, che potrebbero ripresentarsi tra il terzo e il quarto trimestre in vista della Legge di Bilancio. Infine c’è da considerare l’influenza dall’andamento dell’equity e del credito; vediamo lo spread tra 120 e 130 punti con gli investitori che rimangono «toro’»su azioni e bond, compresi gli high yield, e confermiamo quindi la view positiva almeno per i prossimi mesi. Inoltre siamo «toro» sulle azioni italiane. È vero che le valutazioni sono sui massimi storici, ma bisogna considerare le mosse della Bce in scia a letture macroeconomiche più deboli. L’azionario continuerà a beneficiare sia di un’economia in salute ma meno forte rispetto alle previsioni, così da agevolare i tagli dei tassi. (riproduzione riservata)