Non si è parlato solo dell’escalation in Medio Oriente e dell’aumento delle spese militari nella cornice del vertice Nato. Durante la discussione generale al Senato dopo le comunicazioni della presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo, il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha rivolto quattro domande alla premier Giorgia Meloni. L’ultima sul caso Paragon.
«Perché da sei mesi in questo Paese si spiano i giornalisti? Perché non ha chiamato Francesco Cancellato e Roberto D'Agostino per scusarsi? Non dico che l’avete spiati voi ma (dico, ndr) quanto meno che non avete controllato che i giornalisti non si spiassero. La politica, in un Paese civile, non spia i giornalisti».
«Oggi è San Giovanni, patrono di Firenze, e sa cosa si dice? “San Giovanni non vuole inganni”. Stavolta, senza citare il mio libro e altro, può rispondere? Così in replica potrò dire quello che penso del fatto che questo governo, a mio giudizio, non conta assolutamente più di prima», ha concluso Renzi. Ma alle domande, la premier Meloni, non ha risposto.
Si allinea al leader di Iv anche Sandro Ruotolo, europarlamentare del Partito democratico: «Il caso Paragon è più che mai aperto. Ma non conosciamo ancora l’esatta dimensione. Sappiamo da Meta che sono 61 le utenze infette in 17 paesi europei e che Apple ha notificato attacchi in oltre 150 paesi. Ma chi sono gli spiati? Cosa fanno per essere spiati?».
Ruotolo ha poi ricordato che «nel Media Freedom Act, che sarà pienamente in vigore dall’8 agosto, c’è un intero articolo dedicato proprio al divieto di sorveglianza illegittima nei confronti dei giornalisti. E allora, se come afferma il Copasir non è stato il governo italiano a colpire con spyware almeno quattro giornalisti italiani, chi è stato? Una potenza straniera? Un soggetto privato? E soprattutto: perché non si fa di tutto per scoprirlo?». (riproduzione riservata)