La situazione clinica di Papa Francesco «resta stabile, con lievi miglioramenti» ed anche nel pomeriggio dell’11 marzo, Bergoglio è stato aiutato nella respirazione «tramite la ventilazione ad alti flussi». Lo riferisce la sala stampa della Santa Sede sul ricovero del pontefice al Policlinico Gemelli di Roma da ormai 25 giorni.
«La situazione resta complessa, ma Francesco non è più in pericolo di vita e i miglioramenti della sua salute si sono ulteriormente consolidati come hanno confermato sia gli esami del sangue che l’obiettività clinica e la buona risposta alla terapia farmacologica, che dovrà comunque continuare, per ulteriori giorni, in ospedale», si legge nel bollettino medico.
Il fatto che i medici abbiano sciolto la prognosi significa che il Papa non è in imminente pericolo di vita a causa dell’infezione (ai bronchi e ai polmoni) per la quale è stato ricoverato. Ma il quadro resta complesso e permangono altri pericoli, anche a causa dell’età (Francesco ha 88 anni compiuti), e per questo deve restare in ospedale, per proseguire le cure in un ambiente protetto.
Per la stessa ragione anche le visite sono al contagocce, «solo quelle strettamente necessarie», spiegano dal Vaticano, come quelle che ci sono state nei giorni scorsi con il cardinale Pietro Parolin e monsignor Edgar Pena Parra, che indicano comunque una volontà di continuità nel governo della Chiesa.
Il Santo Padre, che continua le terapie sia farmacologiche che di fisioterapia, non è, dunque, ancora fuori pericolo ed è, ad oggi, impossibile immaginare la data delle dimissioni.
Al momento, secondo fonti ben informate, non risultano specifici lavori a Casa Santa Marta per il ritorno del Papa dopo che sarà dimesso dall’ospedale. Dovranno essere i medici, quando sarà il tempo, ad indicare eventuali attrezzature delle quali Papa Francesco potrebbe avere bisogno dopo le sue dimissioni, precisano le fonti. (riproduzione riservata)