«Il prezzo del petrolio deve scendere. Dal sottosuolo dobbiamo estrarre l’oro liquido di petrolio e gas, che farà scendere il costo di tutto e trasformerà l’America nella superpotenza della manifattura e dell’AI. E firmerò personalmente i permessi per le nuove centrali che dovranno fornire elettricità ai data center. Le alimenteremo anche con il carbone pulito, se sarà necessario». Donald Trump ha parlato da Washington al World Economic Forum e ha messo l’energia al centro della sua rivoluzione.
«Basta con la scemenza del Green Deal», ha scandito di fronte a una platea perplessa. «È tempo di trivellare liberamente: energia meno cara per le famiglie e le imprese». In realtà la rivincita dei combustibili fossili innescata dal nuovo presidente statunitense non segnerà la fine della transizione, che sarà «meno ideologica e più scientifica». Ne è certo Paolo Scaroni, presidente dell’Enel, intervistato a Davos da Class Cnbc (il video su www.milanofinanza.it).
Domanda. Trump ha dichiarato l’emergenza energetica nazionale negli Usa. È iniziata una svolta che toccherà anche noi?
Risposta. Quello che cambierà è che gli Stati Uniti, che sono già un grande produttore di petrolio e gas, aumenteranno ulteriormente le proprie produzioni, con l’obiettivo di esportare verso l’Europa. Ci verrà chiesto di comprare più gas e fonti fossili americane in cambio degli acquisti di beni europei che gli statunitensi importano.
D. Il problema sono i prezzi
R. Io credo che una maggiore produzione si tradurrà in un’offerta più ampia. E questo avrà un impatto sui prezzi, che saranno più bassi. A beneficiarne saranno i nostri consumatori.
D. Anche nell’immediato? Siamo in pieno inverno
R. Al momento l’approvvigionamento deve essere garantito, anche a fronte di una diminuzione della quantità di gas che importiamo dalla Russia, come richiesto dalla Commissione Ue. Insomma, bisogna passare l’inverno. Poi credo che i prezzi scenderanno perché comunque arriverà sul mercato una maggiore produzione.
D. Utilizzare più quantità di fonti fossili significa mandare in soffitta il Green Deal mentre il riscaldamento globale aumenta e le emissioni hanno toccato nuovi record.
R. Io dico di no. Si tratta solo di un approccio meno ideologico. Si cerca di far sì che le rinnovabili, con il complemento delle batterie, diventino competitive anche con gli idrocarburi, in particolare con il gas.
D. Quanto tempo serve?
R. È un obbiettivo alla portata di mano, ma bisogna investire moltissimo. Per raggiungere entro il 2030 gli obbiettivi che ci siamo dati dobbiamo impegnare almeno cinque volte tanto rispetto a quanto abbiamo messo sul piatto negli ultimi dieci anni. Si tratta di cifre importanti.
D. Intanto le aziende italiane continuano a pagare l’energia molto più di tutti i concorrenti. Come possono essere competitive?
R. L’Italia a suo tempo ha fatto la scelta di non implementare la produzione da fonti nucleari. Questo, unito al fatto che non disponiamo di risorse nostre e che compriamo tutto il gas che usiamo, significa che lo paghiamo più o meno il doppio, anzi due volte e mezzo, rispetto a quanto costava prima della crisi ucraina. Oggettivamente abbiamo un’elettricità troppo cara.
D. Sta dicendo che imprese e famiglie si devono rassegnare?
R. Per quanto riguarda gli energivori, dobbiamo dire che godono comunque di facilitazioni speciali e possono acquistare l’energia elettrica a prezzi di favore. Questo li rende meno in difficoltà in rapporto alle importazioni. Per i consumatori la situazione è diversa: ci sono quelli protetti, ma anche quelli più esposti. Noi tutti facciamo uno sforzo per rendere competitivo il prezzo attuale della nostra elettricità.
D. Non si parla quasi più degli obiettivi al 2030 e al 2050. Ma la decarbonizzazione a che punto è?
R. Procede, ma purtroppo molto lentamente. Le nuove rinnovabili, in cui abbiamo investito almeno 5 mila miliardi di dollari dal 2004 a oggi, rappresentano al momento poco più del 2% dei nostri consumi energetici. Almeno a livello globale.
D. E in Europa?
R. Stiamo facendo meglio. Abbiamo un obbiettivo al 2030 per ridurre le nostre emissioni di circa il 50%. Ce la potremmo fare se nei prossimi cinque anni investissimo pesantemente in rinnovabili. La cosa è possibile ma serve che le autorizzazioni arrivino con una rapidità che negli ultimi anni non abbiamo mai sperimentato. E ovviamente serve che ci siano i capitali da investire.
D. Lei come la vede?
R. Resto fiducioso; penso che riusciremo a raggiungere l’obbiettivo.
D. Trump prevede che gli Usa dovranno raddoppiare la produzione di energia nei prossimi anni per servire l’intelligenza artificiale. Servirà il nucleare di nuova generazione?
R. Mi sembra una strada percorribile: in tutto il mondo stiamo assistendo a una rinascita dell’utilizzo di questo tipo di fonte. Si stanno costruendo gruppi nucleari in tutto ovunque, Stati Uniti compresi. Una centrale, ad esempio, è appena stata terminata in Finlandia. Insomma, non stiamo parlando di cose impossibili.
D. E in Italia?
R. Abbiamo alle spalle due referendum con cui gli italiani hanno detto che non volevano il nucleare. Quindi bisognerà trovare una soluzione politica. Ma una cosa è certa: raggiungere gli obbiettivi del 2050 senza il nucleare sarà ancora più difficile. (riproduzione riservata)
Ha collaborato Adolfo Valente