Le criptovalute non hanno mantenuto le promesse ma lo scoppio della bolla non significa necessariamente la loro fine, perché alla gente piace giocare d'azzardo e investire in criptovalute offre un modo per farlo. Questo il succo del discorso tenuto sabato 23 giugno alla Banca dei Regolamenti Internazionali da Fabio Panetta, pochi giorni prima che il Consiglio dei ministri avviasse l’iter che lo porterà alla guida della Banca d’Italia.
Panetta si è espresso più volte contro le cripto, ma non era mai stato così implacabile e preciso nella sua critica a un mondo nato, non a caso, in contrapposizione alle banche centrali. Panetta smonta subito questa narrazione e attacca anche la blockchain, che invece altri suoi colleghi vedono con un certo interesse, perché «non è possibile raggiungere allo stesso tempo livelli ottimali di sicurezza, scalabilità e decentralizzazione».
Per il prossimo governatore di Bankitalia, le valutazioni delle criptovalute sono altamente volatili perché riflettono «l'assenza di qualsiasi valore intrinseco». «La promessa principale delle criptovalute», spiega Panetta, «è quella di sostituire la fiducia con la tecnologia, sostenendo che il concetto "il codice è legge" consentirà l'emergere di un sistema di autocontrollo, libero dal giudizio umano e dall'errore. Ciò a sua volta consentirebbe al denaro e alla finanza di operare senza intermediari fidati».
Ma questa narrazione, avverte l’attuale membro dell’Esecutivo della Bce, «spesso offusca la realtà»: le cripto non sono infatti riuscite ad assumere il ruolo di contante digitale basato su un’infrastruttura decentralizzata perché le reti blockchain si sono congestionate nel 2017, con il conseguente aumento delle commissioni di transazione. Così le cripto si sono «progressivamente allontanate dal loro obiettivo originario di decentralizzazione per fare sempre più affidamento su soluzioni centralizzate e strutture di mercato. Sono diventati asset speculativi, nonché un mezzo per eludere i controlli sui capitali, le sanzioni o la regolamentazione finanziaria».
Panetta agita infine la minaccia Esg, ricordando che il sistema Proof-of-Work, utilizzato per validare le transazioni in Bitcoin, è «ecologicamente dannoso» perché utilizza grosse quantità di energia. Per questo «le autorità pubbliche dovranno valutare se l'impronta di carbonio fuori misura di alcuni cripto asset mini» il conseguimento dei loro obiettivi di transizione verde. Sembra quasi che Panetta voglia preparare il terreno per chiedere la messa al bando del Bitcoin. (riproduzione riservata)