Nell’Eurozona la riduzione dei tassi «potrebbe essere accelerata nei prossimi mesi» in seguito alle indicazioni negative sull’economia e al maxi-taglio della Fed. Lo ha detto ieri Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, a Catania.
«La banca centrale statunitense ha abbassato i tassi probabilmente perché l’economia sta crescendo meno di quanto era atteso e l’inflazione è meno alta di quanto si temeva. Così la Fed ha potuto abbassare i tassi e imporre condizioni meno restrittive sull’economia, frenando meno la domanda», ha osservato Panetta in un incontro dell’iniziativa «In viaggio con la Banca d’Italia». Nel frattempo, ha aggiunto il governatore, in Europa «ci sono indicatori di una persistente debolezza dell’economia».
I due segnali che arrivano da Usa e Eurozona secondo Panetta «possono far pensare che la riduzione dei tassi potrebbe essere accelerata nei prossimi mesi». La stessa posizione è stata espressa ieri dal governatore portoghese Mario Centeno. La Bce ha finora tagliato i tassi di 50 punti base come la Fed, anche se con due mosse da 25 punti base a giugno e settembre.
La banca centrale Usa tuttavia potrebbe accelerare: secondo quanto riportato nel «dot plot», sono previste altre riduzioni per 50 punti base quest’anno, per 100 nel 2025 e per 50 nel 2026. La Fed, anche come conseguenza del mandato duale su inflazione e occupazione, ha mostrato un orientamento più preoccupato su crescita e mercato del lavoro: il presidente Jerome Powell vuole completare il soft landing dell’economia senza cadere in una recessione proprio nella parte finale della stretta. In ogni caso i tassi resteranno in territorio restrittivo contribuendo a riportare l’inflazione al 2% (che adesso è al 2,5% negli Usa).
La Bce ha invece finora avuto un approccio più cauto sulle prossime mosse. I timori di diversi banchieri centrali europei sono più sbilanciati sull’inflazione che sulla crescita. Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo, ha sottolineato ieri che «i servizi mantengono l’inflazione su livelli elevati» e che «la dinamica dei servizi rimane al di sopra dei livelli coerenti con la stabilità dei prezzi». Inoltre Schnabel teme il rialzo dei salari perché «il recupero degli stipendi rimane incompleto in molte parti dell’area euro». Per il membro tedesco del board Bce «le percezioni sull’inflazione rimangono elevate, rendendo le aspettative più vulnerabili a nuovi shock». Schnabel invece non è preoccupata per l'economia e ritiene che ci siano ancora le condizioni per un soft landing nell’Eurozona.
I falchi Bce spingono così per una riduzione dei tassi il più possibile lenta. Prima della mossa della Fed, sembrava difficile un taglio Bce nella riunione di ottobre. Anche la presidente Christine Lagarde ha dato indicazioni in questa direzione nei giorni scorsi. I mercati hanno aumentato ieri le probabilità di una sforbiciata fino al 30%, dal 20% del giorno prima. Lagarde ha preannunciato che l’inflazione, scesa al 2,2% ad agosto, sarà bassa a settembre e poi risalirà a fine anno. Resta da capire però fin dove arriverà il carovita questo mese: alcuni analisti prevedono un dato attorno all’1,8%, quindi sotto l’obiettivo del 2%.
La mossa della Fed poi avrà un impatto sull’Eurozona. L’euro, salito ieri a 1,115 dollari, potrebbe ulteriormente rafforzarsi, riducendo le esportazioni, la crescita e il carovita in Europa. Inoltre un’economia più debole e un’inflazione più bassa negli Usa avrebbero un effetto disinflazionistico anche nell’Eurozona.
Ieri Centeno, esprimendo un’opinione opposta a quella di Schnabel, ha detto a Politico che «il rischio principale è quello di undershooting», cioè di far scendere l’inflazione sotto l’obiettivo. Il governatore portoghese ha poi ricordato che i tassi restano restrittivi nell’Eurozona, i salari stanno frenando, il mercato del lavoro si sta indebolendo, la fiducia degli investitori è in forte calo e gli investimenti sono di molto al di sotto delle attese Bce di un anno fa. Inoltre Centeno ha ricordato che la Fed ha tagliato i tassi in modo ingente dopo dati occupazionali inferiori alle previsioni, ma non in seguito a uno shock economico. Quanto alla riunione di ottobre, il banchiere centrale portoghese ha aggiunto: «Cinque settimane non sono poche per rivalutare i dati. Da ministro delle Finanze dovevo decidere ogni quindici minuti». (riproduzione riservata)