Il prezzo dell'oro si avvia a registrare il maggior guadagno settimanale (quasi +2%) in nove settimane. Al momento segna un +0,06% a 2.072 dollari l’oncia (il 1° febbraio ha toccato quota 2.060, il prezzo più alto da inizio gennaio) con il dollaro (cross euro-dollaro a 1,088, +0,11%) e i rendimenti dei Treasury Usa in calo (T-Bond 10 anni al 3,8%), mentre gli investitori attendono i dati chiave sull'occupazione negli Stati Uniti previsti più tardi in giornata per avere indizi su quando la Fed potrebbe finalmente iniziare a tagliare i tassi di interesse.
«È improbabile che la Fed tagli i tassi a marzo, ma gli investitori sono sicuri che inizierà a tagliarli dopo», a maggio secondo la maggior parte degli economisti, ha detto Brian Lan, esperto di GoldSilver Central. Tassi di interesse più bassi aumentano l'appeal del lingotto. Anche le preoccupazioni sulla crisi delle banche regionali negli Stati Uniti (sotto la lente New York Community Bancorp che ha riportato sofferenze nel suo portafoglio di immobili commerciali) hanno aumentato l’interesse verso questo asset rifugio. Oltre naturalmente alle rinnovate tensioni in corso in Medio Oriente, «con gli Stati Uniti che hanno approvato piani per una serie di attacchi contro obiettivi iraniani in Siria e Iraq», ha fatto presente Frank Watson, analista di Kinesis Money, secondo il quale qualsiasi sviluppo che rischi un conflitto più ampio tende a spingere il prezzo del metallo prezioso al rialzo.
Proprio mentre la domanda di oro ha toccato i massimi storici nel 2023, grazie alle persistenti tensioni geopolitiche e alla debolezza dell'economia cinese, secondo quanto ha evidenziato ieri, 1° febbraio, il World Gold Council. Le transazioni totali di metallo giallo sono risultate pari a 4.899 tonnellate l'anno scorso (+3%) rispetto alle 4.741 tonnellate del 2022. La spinta è arrivata dalla guerra tra Russia e Ucraina, dal conflitto tra Israele e Hamas e dal rallentamento dell'economia cinese, fattori che potrebbero continuare a far salire il prezzo anche nel 2024, ha spiegato Shaokai Fan, responsabile globale delle banche centrali del World Gold Council. Prezzo che ha toccato il massimo storico di 2.151 dollari l'oncia a dicembre del 2023 (+13% in un anno) grazie anche all'aumento degli acquisti da parte delle banche centrali (quella cinese la più attiva con 225 tonnellate) e degli investitori al dettaglio che hanno superato le 1.000 tonnellate per due anni consecutivi, a un soffio dal record del 2022.
E la domanda di oro aumenterà ancora nel 2024, complice la Fed che taglierà i tassi e le banche centrali emergenti che continueranno ad acquistare. In tutto lo shopping degli istituti monetari dovrebbe superare le 500 tonnellate quest’anno. Acquisti che, insieme a quelli del mercato over the counter, compenseranno sia il calo atteso dai fondi negoziati in borsa sia il rallentamento della domanda di gioielli, sostenendo il rialzo del prezzo dell’oro almeno fino a 2.200 dollari l’oncia.
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