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Christine Lagarde, presidente Bce
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Ora la Bce dica come cambia la politica monetaria

di Angelo De Mattia
03 novembre 2023, 21:00

La Fed mette in pausa i rialzi: come risponderà la Bce? Dobbiamo chiederci se si fermerà per prendere fiato e reimpostare la politica monetaria o, considerato che l'inflazione nell'area è calata dal 4,3% di settembre al 2,9% di ottobre, se svolterà verso un allentamento dal territorio restrittivo

Si comincia a guardare al 14 dicembre, quando si riunirà il consiglio direttivo della Bce per decisioni di politica monetaria. La pausa decisa dalla Federal Reserve ha avuto un effetto pure sui mercati europei, in particolare su quello italiano dove sono calati i rendimenti dei titoli obbligazionari e aumentati quelli degli azionari. Subito dopo la decisione lo spread Btp-Bund si è ridotto a 185 punti.

Come risponderà Lagarde alla Fed

In un contesto globale dominato dall'incertezza per ragioni economiche e geopolitiche, la scelta della Fed ha avuto comunque un impatto a vasto raggio: vedremo quanto durerà, anche perché il presidente Jerome Powell ha detto che la pausa non significa rinuncia a ulteriori aumenti dei tassi né che è superata l'incertezza. Insomma, siamo ancora in uno stato di sospensione mentre negli Usa comincia a farsi sentire la preparazione delle primarie nonché della campagna elettorale per le elezioni presidenziali del prossimo anno.

È innanzitutto difficile fare astrazione dall'evoluzione delle guerre in Israele e Ucraina. Nell'ultimo discorso pubblico tenuto quale governatore della Banca d'Italia in occasione della Giornata del Risparmio Ignazio Visco ha sostenuto che l'orientamento della Bce di tenere i tassi sugli attuali livelli per un periodo sufficientemente lungo è una prova di saggezza. Occorre comunque prudenza dopo un aumento «così marcato e veloce dei tassi ufficiali» deciso nei mesi scorsi. Insomma, se la discea dell'inflazione verso il target del 2% è un impegno ineludibile e gli effetti di tale azione non sono immediatamente evidenti, tuttavia - è la sostanza del discorso di Visco - bisogna evitare che eccessi di restrizione monetaria abbiano effetti recessivi e aumentino le incertezze sull'economia e sulla stabilità dei prezzi. È quanto sostiene anche il presidente dell'Abi Antonio Patuelli quando chiede alla Bce di combattere l'inflazione evitando però una nuova recessione e dunque incentivando lo sviluppo. È un compito non facile ma sta nell'affrontarlo l'arte del banchiere centrale.

L’inflazione si è attenuata, ma pesano le guerre

Dobbiamo comunque chiederci se la Bce si sia fermata per prendere fiato e reimpostare la politica monetaria o, considerato che l'inflazione nell'area è calata dal 4,3% di settembre al 2,9% di ottobre, se si cominci a orientarsi per un sia pur dosato allentamento dal territorio restrittivo in cui i tassi ora si collocano. Intanto occorre sottolineare che la pausa è in sostanza l'iniziale recepimento della tesi ribadita nei mesi scorsi dal neo-governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta a proposito della preferenza da accordare a un periodo di tassi fermi rispetto a continui rialzi. Il periodo che ci separa dalla nuova riunione del direttivo dovrebbe essere di approfondita valutazione dell'impostazione e degli strumenti della politica monetaria, della validità o no della prosecuzione delle decisioni «meeting per meeting», ma anche degli impatti sull'economia e sulla stabilità finanziaria dell'inasprimento monetario, considerando pure le connessioni tra il governo della moneta e la Vigilanza bancaria e finanziaria.

Certo, il fattore geopolitico appare sempre più condizionante. Dopo la Seconda Guerra Mondiale non si era mai verificato che la politica monetaria e le altre fondamentali funzioni di una banca centrale dovessero essere esercitate in un contesto in cui fanno sentire il loro peso straordinario due gravissimi conflitti.

Serve una comunicazione migliore 

Tutto ciò dovrebbe comunque portare a un raccordo a livello globale tra le principali banche centrali e a una puntuale attività dei gruppi di Stati e degli organismi finanziari internazionali. Un raccordo a livello nazionale ed europeo tra politica monetaria e politica economica e di finanza pubblica oggi si impone più che mai. Di fronte a una crescita nulla nell'area, al deterioramento della fiducia dei consumatori e al rallentamento dell'occupazione, la responsabilità della leva monetaria aumenta. Un segnale a dicembre di ripresa, da parte dell'istituto centrale, di una sia pur condizionata forward guidance sarebbe positivo.

Rivedere la politica monetaria

Sarebbe, più in generale, opportuno, che si varasse una vera revisione della politica monetaria, dopo quella compiuta da non molto ma che, all'esame dei fatti, risulta insoddisfacente. La riunione di dicembre sarà la prima a cui Panetta prenderà parte come governatore dopo avervi partecipato prima come accompanying person del governatore e poi come membro dell'esecutivo dell'istituto. L'esperienza straordinaria acquisita sarà molto importante per continuare a svolgere e ulteriormente rafforzare il ruolo propositivo che lo ha caratterizzato in lunghi anni.

Insomma, quella del 14 dicembre non dovrà essere una seduta del direttivo di ordinaria amministrazione. Se sarà data la ricorrenza, anche solo in parte, dei presupposti, un calibrato allentamento della restrizione potrà risultare opportuno. Lo suggerirebbe anche la scuola della politica monetaria della Banca d'Italia, da Guido Carli ad Antonio Fazio, a cui a partire dagli anni ‘90 ha validamente collaborato Panetta. (riproduzione riservata)



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