Si concretizza un’opa anticipata dai rumors di mercato e un altro delisting da Piazza Affari ad opera di fondi di private equity, in accordo con l’azionista di maggioranza. In questo caso si tratta di Tinexta, gruppo specializzato in digital trust (per esempio lo Spid o la Pec), cybersecurity e business innovation, sotto da presidenza di Enrico Salza e la guida dell’ad Pier Andrea Chevallard. Come avverrà l’operazione? Tecno Holding spa, società partecipata dalle Camere di commercio e azionista di maggioranza di Tinexta (55,75%), ha sottoscritto un accordo vincolante con Zinc TopCo (srl controllata da fondi gestiti da Advent International e da Nextalia sgr) per cedere a quest’ultima il 38,74% della società quotata sul segmento Star.
BidCo è il veicolo con cui i fondi lanceranno poi un’opa in contanti a 15 euro, medesimo valore corrisposto ai soci di Tecno Holding, sul 42,65% del capitale che ancora non possiedono (è escluso un 2,5% circa di azioni proprie), per un controvalore complessivo di quasi 300 milioni. Il prezzo proposto è a premio del 36,5% rispetto ai 10,99 euro del 23 giugno, valore che l’offerente definisce undisturbed, ossia non influenzato dalle indiscrezioni di stampa che prefiguravano l’offerta in arrivo.
Dopo il completamento dell’offerta, TopCo deterrà il 51% dei diritti di voto, mentre Tecno Holding il restante 49%, in seguito al riacquisto di una quota post-opa al medesimo prezzo. Il gruppo della cyberscurity è stato quotato sull’ex Aim (oggi Egm) nel 2014 come Tecnoinvestimenti a 3,4 euro, passando nel 2019 al segmento principale di borsa. All’epoca del translisting valeva 6,7 euro circa, poi volato nel 2021 al picco di oltre 41 euro.
L’operazione, orchestrata dalla Nextalia di Francesco Canzonieri, attribuisce a Nextalia un enterprise value tra 1,2 e 1,3 miliardi e punta - secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza - a creare una piattaforma di m&a nelle tre specializzazioni in cui è cresciuto il gruppo (cyber, business innovation, digital trust) con enfasi per far crescere a livello paneuropeo la posizione di eccellenza di Tinexta nel digital trust (già al primo posto con il 10% delle quote) e nella cybersecurity legata alla Difesa. La campagna di acquisizioni dal 2026 (l’opa chiude a febbraio) dovrebbe portare entro 5 anni a un fatturato più che doppio (nel 2024 era stato di 455 milioni, si arriverebbe a circa un miliardo). A quel punto Tinexta potrebbe tornare in borsa, mercati permettendo.
Quanto ai conti, Tinexta ha chiuso la prima metà del 2025 con ricavi per 235,64 milioni di euro, in aumento del 16,1%. In crescita anche il margine operativo lordo da 25,49 a 32,94 milioni (+29,2%). L’ebitda adjusted è pari a 39,01 milioni (+13,3%). Il risultato netto è negativo per 7,52 milioni rispetto al rosso di 6,4 milioni del 2024. A fine giugno l’indebitamento netto era sceso a 301,02 milioni, rispetto ai 321,8 milioni di inizio anno. I manager hanno confermato le stime, con aspettative di crescita dei ricavi tra l'11% e il 13% (7-9% su base organica). Il margine operativo lordo adjusted è atteso in aumento tra il 15% e il 17% (10-12% su base organica). Il rapporto pfn/ebitda adjusted è atteso a fine 2025 è stimato tra 2,1 e 2,3 volte.
Tecno Holding si è avvalsa di Lazard come consulente finanziario, mentre lo studio Gatti Pavesi Bianchi Ludovici ha curato gli aspetti legali. Advent e Nextalia sono stati assistiti da PedersoliGattai e Chiomenti per i profili legali e da Kpmg e Legance per quelli fiscali, Barclays per i finanziari. Rothschild & Co ha affiancato Advent, Mediobanca, invece, Nextalia. (riproduzione riservata)