Oggi il nuovo amministratore delegato dell’Unicredit, Andrea Orcel, presenta i risultati del gruppo nello scorso trimestre. Sarà la sua prima prova di comunicazione nella nuova veste. Sarà, altresì, importante seguire non solo come riferirà su tali risultati, ma anche, e soprattutto, se e come affronterà le prospettive dell’istituto e se vorrà trattare della posizione della stessa banca dopo che nel decreto «Sostegni bis» è stata introdotta la norma che porta, dal 2 al 3% del totale di tutti gli attivi della più piccola società che si aggrega, l’ammontare delle Dta: le perdite fiscali trasformabili in crediti di imposte. Per una concentrazione di Unicredit, come è stato scritto ieri su queste colonne, con il Mps il beneficio della variazione salirebbe a 3,4 miliardi, mentre per un’aggregazione con Banco Bpm (altra ipotesi di cui si è parlato) la dote sarebbe di 4,09 miliardi. Viene poi prorogato al 30 giugno 2022 il termine, che scade il 31 dicembre prossimo, entro il quale poter fruire di tale agevolazione. È noto che, pur trattandosi di previsioni normative generali e astratte, esse nascono soprattutto avendo presente la possibilità di un’operazione Unicredit-Mps che, se andasse in porto, verrebbe complessivamente a costare al bilancio pubblico intorno agli 11 miliardi mettendo insieme le risorse già impiegate per la ricapitalizzazione precauzionale e l’eventuale ulteriore apporto, nel frattempo, al capitale del Monte. Il predecessore di Orcel, Jean Pierre Mustier, era perplesso, se non contrario all’operazione in questione, mentre il neo-presidente Pier Carlo Padoan (già il ministro dell’Economia che promosse la ricapitalizzazione precauzionale) è apparso favorevole. Ora, però, non si può ulteriormente sfogliare la margherita, né eventualmente indugiare per molto tempo ancora nel «più uno», volto a richiedere ulteriori benefici da parte di Unicredit. Vi è necessita di una posizione chiara, solida, che favorisca aspettative sicure. Se, invece, l’istituto non fosse convinto del prospettato matrimonio, allora dovrebbero essere chiare le eventuali scelte alternative, che non si sa se siano meri parti di fantasia o abbiano qualche minimo fondamento, le quali coinvolgerebbero Mediobanca e Generali. Insomma, sin da oggi si attende la comunicazione di concetti chiari e impegnativi da un esponente, qual è Orcel, riconosciuto come dotato di una particolare competenza e di una non comune esperienza. Con le agevolazioni fiscali, il governo svolge un ruolo di impulso per il consolidamento bancario, facendo leva su di uno o più punti del sistema, pur trattandosi di benefici rivolti a tutti. È, insomma, una sorta di moral suasion, anche con denari pubblici. L’altro soggetto al quale spetta fare la propria parte è la Vigilanza unica coesistente con la Bce che, come si è detto in altre occasioni, non incorre di certo in ipotesi di dirigismo se calibra i propri interventi con un’opera di stimolo, di orientamento, di indicazione dei vantaggi e degli svantaggi, insomma non limitandosi solo a «dirigere il traffico». È sperabile che ciò stia già avvenendo. La nomina, poi, di Giuseppe Siani, finora un dirigente distaccato presso la Bce, a capo del Dipartimento di Vigilanza della Banca d’Italia crea, pur essendo l’Unicredit sottoposto alla Vigilanza della Bce, un’aspettativa in via generale, trattandosi del primo caso di un rientro da un distacco per salire, con un avanzamento, direttamente al vertice di un dipartimento. Insomma, la possibile evoluzione di Unicredit si intreccia anche con questi altri temi di carattere istituzionale e funzionale. Se le decisioni di Unicredit si orientassero verso l’aggregazione con l’istituto senese, si porrebbe poi la questione delle modalità del progetto e della salvaguardia di quei caratteri fondamentali della tradizione del Monte. (riproduzione riservata)