Offroad! La prova dell’inarrestabile e raffinata Ineos Grenadier, fuoristrada di stile
Nuovissima e già oggetto di culto: la fuoristrada di Ineos Automotive è realizzata in modo talmente professionale da rivaleggiare in robustezza e mobilità offroad con 4x4 per uso militare, come mostrano le immagini del test
Ineos Automotive è un marchio nuovo: rispetto alle frequenti apparizioni di costruttori di auto, è ricco di contenuti e, pur nel breve periodo di esistenza, annovera già storie interessanti. Ineos troneggia sull’intera vela maestra del Britannia, lo scafo per la Coppa America; si legge sulle AMG Mercedes di Formula 1 (della quale Ineos è proprietaria del 33%) o alle partite del Manchester United, dove la seconda industria chimica al mondo è altrettanto socia; nell’ambiente della moda il marchio Ineos Automotive è legato all’abbigliamento Belstaff, acquistato in toto. Perché la passione per le sfide di Sir Jim Ratcliffe, proprietario e uomo più ricco del Regno Unito, è infinita.
Da una serata con amici al pub, bevendo qualche birra per colmare il vuoto lasciato dalle storiche Defender (le serie precedenti, prima che fosse definito il nuovo modello), partì infatti la sfida di creare da zero la fuoristrada in grado di sostituirla.
Nasce Ineos Automotive: dopo una caccia alle migliori teste prende forma un progetto serissimo, rilevando anche una fabbrica da Daimler AG. Quella dove si producono le fuoristrada Grenadier (dal nome del pub londinese, comprato anche quello), più il pick-up Quartermaster: entrambi i modelli sono declinati negli allestimenti Trialmaster e Fieldmaster. Nomi già sentiti? Sono le storiche linee dell’abbigliamento outdoor Belstaff: nulla è lasciato al caso.
L’idea, abbozzata su una tovaglietta al pub, ha forme che sembrano quelle della vecchia Defender: misure e proporzioni sono però ben diverse, con evoluzione ai tempi attuali e attento studio per sviluppi futuri. La serietà del progetto è compresa nell’assioma che ogni componente debba durare per almeno 20 anni di uso intensivo (pensando anche ai militari). Portando la sfida ai massimi livelli: come per la classica Mercedes-Benz Classe G, icona di stile senza tempo, quando garantiva per 25 anni le versioni destinate all’esercito svizzero.
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Costituzione solida e robusta, parafrasando la datata espressione di superamento della visita per il servizio militare. Con un progetto importante, attento a ogni dettaglio, partendo dai componenti: telaio con longheroni in acciaio spesso fino a 3,5 mm dai particolari trattamenti per lunga durata, sospensioni di qualità a ponti rigidi con molle elicoidali progressive, assali e differenziali (bloccabili) dell’italiana Carraro (trattori), motori BMW turbo a sei cilindri di tre litri a gasolio o benzina, cambio automatico a otto rapporti ZF calibrato da Magna-Steyr, riduttore Tremec, freni Brembo.
L’aspetto esterno è rassicurante. Riconoscibile, mostra subito la funzionalità: dal progetto per la mobilità ai sistemi integrativi con supporti già predisposti per accessori specifici secondo l’impiego, perfino già cablati per le eventuali connessioni elettriche. Tutto è sostanza: il frontale, per esempio, cela il verricello elettrico con telecomando senza fili, accessibile con due soli fermi rapidi e rimuovendo la copertura centrale del paraurti che regge la targa anteriore.

L’abitacolo: prima bisogna issarsi per accedere. Non è chiaro perché a sinistra non ci sia la maniglia di appiglio presente invece per il passeggero. Una volta accomodati sui sedili Recaro (ora Proma Group, di produzione italiana), la sensazione è subito dominante per visibilità, ergonomia, disposizione dei comandi e qualità dell’insieme, da lusso funzionale.
La plancia centrale comprende la strumentazione (davanti al volante ci sono solo le spie, soluzione che semplifica il passaggio alle versioni con guida a destra, oltretutto), con i comandi meno frequenti che proseguono sul cielo della vettura (l’imperiale, con termine desueto). Tutti i tasti sono di grosse dimensioni: utilizzabili con guanti imbottiti o da lavoro, e alcuni sono protetti per evitare contatti accidentali, inoltre i più specifici hanno procedura di attivazione dopo il consenso. Come da norme militari, o per aerei ed elicotteri. Infine il carico: fino a due metri cubi e oltre 800 kg di portata.

La guida su strada è confortevole e rilassante. Gentleman ha provato Grenadier Fieldmaster con motore a benzina: eroga 210 kW-286 CV e coppia di 450 Nm da 1750 giri, valori esaltati dall’eccellente taratura e accoppiamento al cambio ZF. La risposta all’acceleratore è sensibilissima: a ogni lieve variazione della pressione si possono cambiare le marce, oppure anche con selezione manuale dalla leva, ma non ci sono le palette al volante.
Lo sterzo è consistente e diretto in azione: l’esemplare provato ha subito modifiche iniziali, migliorando il centraggio su strada diritta ma la successiva produzione è stata rivista, come Gentleman ha avuto modo di verificare in precedenza.
Frenata decisa e progressiva, guidabilità notevole per massa e dimensioni, anche senza considerare la destinazione fuoristradistica.
Per l’avvicinamento all’area del test, il percorso è da Milano in autostrada a Bergamo, quindi Valle Seriana fino a Castione, dove si affrontano i tornanti delle storiche cronoscalate fino al Passo della Presolana, dal quale discendere deviando per Colere, che si trova dietro il massiccio altro circa 2500 metri.
Dall’abitato, grazie ai permessi rilasciati dalla polizia locale della Comunità Montana Valle di Scalve, si entra in tema, salendo lungo il tracciato a forte pendenza che porta in quota, nel comprensorio sciistico. Guidando anche sulle piste (non ancora innevate) e sentieri di collegamento, da Cima Bianca al Rifugio Albani con il vicino villaggio minerario, raggiungendo poi lo Chalet dell’Aquila accanto al monte Ferrantino con vista sulla sottostante Valzurio.
Nel primo tratto, nonostante la pendenza e gli strettissimi tornanti, la coppia del motore non rende necessarie le marce ridotte. Arrivati più in quota, ci si muove liberamente su fondi sciolti e si sceglie la configurazione offroad, con bloccaggio del differenziale longitudinale (detto anche centrale) e inserimento del riduttore.
Durante il est sono state verificate situazioni estreme: percorrenza in salita e discesa di tratti di piste da sci a elevatissima pendenza, con arresto e ripartenza a metà e persino in discesa per riprendere in retromarcia. Passando anche a tratti di percorrenza dinamica, guidando con decisione verificandone l’agilità, in sicurezza.
La sensazione di inarrestabilità è assoluta: sui medesimi percorsi nel tempo sono state provate Jeep Wrangler Unlimited (con passo analogamente lungo) nell’estremo allestimento Rubicon, Mercedes-Benz Classe G in un paio di versioni e altrettante Land Rover Defender, nuovi modelli. Premesso che la prima prevale per il minor peso e le diverse sospensioni anteriori, il confronto è pressoché alla pari. Grenadier è superiore invece rispetto alla tedesca (che può costare anche il doppio) e alla britannica, ben più pesante.
Ineos Grenadier Defender Fieldmaster si è sempre mossa con noncuranza. Solo alcune difficoltà in passaggi insidiosi su ghiaia sciolta con sottostante terreno umido, dai quali è però sempre uscita, ricorrendo al bloccaggio dei differenziali sugli assi. Mentre il verricello è stato solo provato per verificarne il funzionamento, senza essere necessario.
La conclusione riporta una lunga serie di giudizi positivi e di apprezzamenti: è un’auto unica nel suo genere, non solo per le forme spigolose (l’attuale campagna pubblicitaria recita slogan come «Smussatevi voi» e «Decisamente controcorrente») quanto per l’elevato valore rispetto al costo (da circa 85 mila euro, anche autocarro, tutte con molte dotazioni di serie). Archiviando una giornata memorabile di vera guida offroad. Quasi d’altri tempi, con nuovo stile. Per il quale meriterebbe però, secondo Gentleman, un marchio ben visibile sulla calandra.(Riproduzione riservata)
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