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Obbligazioni, 20 bond che sono valide alternative al Btp Valore 2024. Ecco quanto rendono

23 febbraio 2024, 20:00 Ultimo aggiornamento: 22:00

Per il pubblico retail, emissioni con scadenza e rating simili al nuovo titolo di Stato non mancano. Ecco dove cadono le preferenze dei gestori. Ancora Bot e Btp, invece, se sarà recessione  | Bond, cosa è meglio: scadenze corte o lunghe? Le 20 obbligazioni che rendono fino al 6% | Btp Valore 2024, ecco quanto renderà davvero la nuova emissione retail del Mef. E il suo ruolo in portafoglio

Obbligazioni, 20 bond che sono valide alternative al Btp Valore 2024. Ecco quanto rendono

La prospettiva di un primo taglio dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea, data per scontata a giugno, e le banche, in gara con lo Stato per assicurarsi liquidità, ora più generose nel remunerare i depositi parcheggiati sui conti correnti, potrebbero rendere meno interessanti i rendimenti dei titoli di Stato. Comunque le alternative, anche al Btp Valore, non mancano. Tra le emissioni corporate quotate sul mercato italiano con la stessa scadenza (sei anni) del nuovo titolo di Stato riservato ai piccoli risparmiatori e lo stesso rating, quello dell’Italia (BBB da parte di S&P), ci sono occasioni interessanti.

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Due le differenze: l’imposta sul capital gain nel caso del Btp Valore è del 12,5%, agevolata rispetto al 26% applicato alle obbligazioni societarie; l’investimento minimo è di 1.000 euro, mentre la maggior parte dei corporate bond selezionati da Milano Finanza (tabella qui accanto), con scadenze 2029-2030, non è per tutte le tasche (lotto minimo di 100.000). Ma ad esempio, confrontando l’obbligazione di Cdp con alcuni Btp con scadenze simili, Giacomo Calef, country manager Italia di NS Partners, nota che il rendimento netto del primo risulta leggermente migliore. Inoltre, «quest’emissione beneficia, come i titoli di Stato italiani, di una ritenuta fiscale agevolata al 12,5%, perciò il rendimento netto è potenzialmente maggiore rispetto a quello di un bond corporate che presenta lo stesso yield lordo tassato al 26%», spiega Calef. Tuttavia, «il taglio minimo per il bond di Cdp è elevato e quindi potrebbe non essere adatto a un investitore retail».

Banche in portafoglio

Un'altra emissione interessante è quella di Société Générale con scadenza nel 2029. «Di questo titolo ci piacciono diversi aspetti: per prima cosa il prezzo di mercato è molto sotto alla pari, dunque il titolo potrebbe essere utile per un investitore che abbia la possibilità di compensare eventuali minusvalenze pregresse. Inoltre, rispetto al Btp Valore, il bond può consentire a un investitore di ottenere una miglior diversificazione geografica del portafoglio, mantenendo allo stesso tempo un elevato grado di solidità creditizia grazie all’emittente che ha un Cet1 ratio pari al 13,10%». Anche in questo caso, però, il taglio minimo è pari a 100.000 euro.

Emissioni per tutte le tasche

Una soluzione diversa «potrebbe essere quella di considerare l’emissione di Volkswagen con scadenza nel 2030. Quest’ultima, avendo un taglio minimo di 1.000 euro, può essere più adatta per gli investitori retail. Anche in questo caso si potrebbe ottenere una diversificazione sia dal punto di vista settoriale sia geografico». È la stessa logica di investimento seguita da Filippo Alloatti, Head of Financials Credit di Federated Hermes, che punta sulle obbligazioni senior di Unicredit, Intesa Sanpaolo e Société Generale che beneficiano di ampi cuscinetti di bond subordinati, oltre che di ottimi risultati attesi anche per il 2024. «Anche Enel, Veolia ed Engie, con prezzi dell’energia stabili, dovrebbero fare bene, almeno per quest’anno. Il 2025 del settore energetico dipenderà molto dalla nuova amministrazione americana».

Ancora Bot e Btp in caso di recessione 

Sempre come alternativa al Btp Valore Antonella Manganelli, ad di Payden & Rygel Italia, suggerisce il bond di Intesa Sanpaolo, «una delle nostre scelte preferite nel settore bancario europeo grazie alle economie di scala e alla diversificazione del business: queste obbligazioni offrono un ulteriore spike di rendimento, rispetto ai Btp, che riteniamo interessante». Poi segnala l’emissione di Autostrade per l'Italia scadenza 2030: «Il settore delle concessioni stradali a pedaggio in Europa piace per la stabilità degli utili, gli elevati margini di profitto e le caratteristiche di protezione dall'inflazione dei contratti di concessione. Anche i volumi di traffico si sono completamente ripresi dall'impatto delle chiusure del periodo del Covid. Inoltre riteniamo che queste obbligazioni abbiano un prezzo interessante rispetto agli altri titoli».

In caso di recessione, tra l’altro, spiega Joop Kohler, Head of Credit team di Robeco, gli emittenti con rating investment grade e BB dovrebbero essere in grado di ottenere comunque buoni risultati. «Riteniamo che i mercati siano troppo ottimisti e che la probabilità di una recessione sia più alta di quanto i mercati stiano attualmente prezzando. La storia ha dimostrato che i cicli di rialzo dei tassi da parte delle banche centrali portano quasi sempre a una recessione, con l'eccezione più recente degli anni Novanta. Tuttavia, anche in un contesto recessivo con una crescita lievemente negativa, il credito investment grade e quello cross-over, con rating BB, offrono un'alternativa interessante alla liquidità», afferma Kohler. Certo, ammette, ci sono parti del mercato che sono più vulnerabili se l'economia entra in recessione. Tuttavia, le società con rating investment grade e BB continueranno a performare bene anche in un contesto di crescita moderatamente negativa. Queste società sono state, infatti più prudenti per quanto riguarda i propri livelli di indebitamento e, quindi, sono in grado di resistere all'impatto negativo di una recessione sulla loro redditività. Inoltre, i tassi d'interesse elevati saranno gestibili per queste società, poiché di solito hanno un debito in essere a più lungo termine, il che significa che non corrono il rischio a breve di doversi rifinanziare a tassi più alti.

Qualora la recessione si rivelasse più seria, aggiunge Alloatti, è ragionevole attendersi una risposta più forte sul fronte della politica monetaria. I tassi scenderebbero e a beneficiarne sarebbero i titoli governativi a lunga scadenza, quindi il Btp decennale o il Bonos spagnolo per ragioni di liquidità. Anche se Oleg Schantorenko, client portfolio manager di DJE Kapital AG, non si aspetta una recessione globale, «aumentare l'esposizione ai titoli di Stato in quel caso sarebbe una cosa prudente da fare. Storicamente, infatti, i titoli di Stato dei mercati sviluppati, ad esempio i Treasury statunitensi e i Bund tedeschi, hanno agito come beni rifugio in periodi di crisi finanziaria».

Se la recessione non arriva...

I titoli di Stato italiani, continua Schantorenko, «in questo caso, rimangono molto attraenti: con uno spread di circa 150 punti base sopra i Bund tedeschi e un rendimento del 3,5-4,5% (a seconda della scadenza) si prevede che generino rendimenti reali interessanti». Dato, però, il beta più elevato dei titoli di Stato italiani, avverte Manganelli, «riteniamo che in caso di recessione farebbero peggio rispetto agli altri titoli pubblici europei. Sebbene sia probabile che la curva dei rendimenti si inasprisca con l'avvio di tagli dei tassi da parte delle banche centrali, saremmo propensi ad avere un'esposizione a obbligazioni a più lunga scadenza». E se la recessione non arriva? L’esperta raccomanda di aumentare l'esposizione ai bond societari, concentrandosi su banche e Reit. «Il settore bancario è cambiato a sconto rispetto ad altri settori e questo rappresenta un premio da sfruttare. Mentre la crescita economica dovrebbe sostenere le valutazioni degli immobili e alleviare le preoccupazioni del settore, il che farebbe risaltare i Reit, visto l'aumento dello spread ora disponibile». (riproduzione riservata)



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