I grandi banchieri di Wall Street hanno viaggiato sull’Air Force One, l’aereo del presidente degli Stati Uniti, in diverse occasioni. Di solito in missioni diplomatiche internazionali per chiudere accordi miliardari. Si tratta di manager tanto potenti da diventare, in alcuni casi, funzionari di Stato di primo piano. Così Henry Paulson, ex ceo di Goldman Sachs nominato Segretario al Tesoro sotto George W. Bush. Un banchiere che ha viaggiato più volte sull’Air Force One durante la crisi finanziaria del 2008.
E pare che anche Lloyd Blankfein (sempre Goldman Sachs) e Jamie Dimon (il numero uno di JP Morgan) siano stati invitati a meeting di alto livello alla Casa Bianca e a viaggi ufficiali accanto al presidente. La vicinanza delle grandi banche d’affari di Wall Street alla politica è legata ai grandi capitali che custodiscono e all’enorme capacità di investimento che hanno. Un tesoro di liquidità che oggi soffre sotto la concorrenza dei grandi gruppi tech Usa. Ad essere più precisi, dei giganti dell’intelligenza artificiale, la rivoluzione industriale che sta attraversando il pianeta con investimenti e valutazioni che si misurano ormai in miliardi e trilioni di dollari. Il tech Usa dell’AI, in sintesi, a partire dal gigante Nvidia, sta rubando sempre più la scena alle grandi banche d’affari. E non a caso, in missione diplomatica nel Regno Unito, accanto al presidente Donald Trump, è comparso proprio il ceo di Nvidia, Jensen Huang.
Una trasferta che ha portato decine di miliardi di investimenti Usa in Uk nel settore tecnologico, dei data center e del supercalcolo, sigillando una forte vicinanza fra i due Paesi. E non a caso i dazi che Washington ha imposto a Londra sono solo del 10%. Quasi nulla a confronto con l’India, schiacciata da tariffe al 50%. Accordi di tale portata hanno spinto qualche osservatore a chiedersi se Nvidia non sia ormai la nuova Goldman Sachs. I numeri certificano questo cambio d’epoca: la capitalizzazione di Nvidia sfiora i 4.600 miliardi di dollari contro i 235 miliardi di Goldman Sachs, vale quasi 20 volte in più. I ricavi 2024 di Nvidia hanno sfiorato i 61 miliardi di dollari (29,7 miliardi l’utile netto), quelli di Goldman Sachs si sono fermati, per così dire, a 51,5 miliardi (14,3 miliardi i profitti).
Ogni secondo che passa Nvidia consolida, come si è visto, il primato sul podio dell’intelligenza artificiale. Le cifre che accompagnano le sue mosse sono impressionanti: oltre 100 miliardi di dollari di nuove operazioni sul mercato. Tra queste, 5 miliardi per finanziare Intel su pressione dello stesso governo statunitense intervenuto a salvare un vecchio gruppo tech in crisi e ben 100 miliardi destinati alla costruzione di un data center per OpenAi.
Il 2025 ha segnato un traguardo epocale: a luglio Nvidia ha superato i 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione a Wall Street, lasciandosi alle spalle Microsoft di circa 770 miliardi e conquistando lo scettro di società più valutata al mondo. Un peso sistemico che non si limita più ai mercati finanziari, ma si proietta nella dimensione politica globale. Se Goldman Sachs, nella storia, ha incarnato il ruolo di custode del governo americano sul fronte dei capitali, oggi Nvidia interpreta la stessa funzione sul terreno dell’AI. Una rivoluzione in divenire che sta già cambiando la vita di tutti e che ha forti ripercussioni sul fronte politico, a partire dalla difesa e reti di sicurezza di un Paese. E qui si gioca il confronto diretto delle due super potenze attuali: Usa e Cina. Nel Paese asiatico, il fronte più delicato, la battaglia con Washington per il primato nei semiconduttori si è fatta serrata.
All’inizio del 2025, il presidente Donald Trump aveva imposto restrizioni all’export di chip americani verso Pechino. Per mesi Huang ha lavorato dietro le quinte a Washington, fino a chiudere ad agosto un compromesso: Nvidia cederà al governo Usa il 15% dei ricavi registrati in Cina in cambio delle licenze necessarie per esportare i suoi preziosi chip. Quando la Cina ha capito che la vicinanza politica fra Trump e Huang è forte, ha prima scoraggiato l’acquisto dei chip H20 progettati su misura per il mercato cinese, poi a settembre ha aperto un’indagine antitrust contro l’azienda americana.
Che Huang e Trump vadano a braccetto è dimostrato anche dagli investimenti del colosso dell'AI nel Regno Unito dove Nvidia sta creando un polo di data center che farà concorrenza a quelli dell’Eurozona. Proprio con le big tech europee Trump ha difficoltà a definire accordi commerciali. Eppure, durante la visita di Stato del capo della Casa Bianca a Londra sono stati definiti i termini dell’accordo tra Nvidia e OpenAi, in base ai quali il colosso californiano investirà 2.700 miliardi di dollari per rafforzare l’industria britannica dell’intelligenza artificiale.
Il parallelo con Goldman Sachs, a questo punto, si fa inevitabile. La banca d’affari di Wall Street ha influenzato per decenni le politiche economiche statunitensi, fino a diventare sinonimo di Government Sachs dopo la crisi del 2008. Allora, con il crollo di Lehman Brothers, Goldman fu coinvolta nel salvataggio di Aig e altri colossi, mentre numerosi suoi ex dirigenti approdavano ai vertici dell’amministrazione americana: Gary Cohn alla guida del Consiglio economico nazionale sotto Trump, Anthony Scaramucci come assistente del presidente, Steve Bannon come stratega capo e Dina Powell come consigliere senior. Entrambi i gruppi, nei rispettivi universi, sono centrali. Ma oggi Nvidia si trova in una posizione d’eccezione: in un mondo in cui la partita geopolitica si gioca sulle intelligenze artificiali, la società californiana è diventata ciò che Goldman Sachs fu per decenni nella finanza globale. Il nuovo snodo sistemico, la nuova Government Sachs dell’era digitale. (riproduzione riservata)