Continua la caduta dell'azionario milanese, con il Ftse Mib che chiude a 34.649 punti (-6,53%). Le vendite sono state innescate dai piani tariffari annunciati due giorni fa dal presidente Usa, Donald Trump, e l'annuncio da parte della Cina di tariffe del 34% sulle merci importate dagli Stati Uniti a partire dal 10 aprile ha scosso ulteriormente l'andamento dei mercati.
"La risposta della Cina ai nuovi dazi statunitensi, che includono un'imposta del 34% sulle importazioni americane tra le altre misure, ha aumentato le preoccupazioni del mercato. Le azioni globali hanno esteso le perdite. Gli investitori sono preoccupati, e non solo per l'impatto economico diretto di questi dazi. Il timore è che la mossa possa portare a una potenziale ulteriore escalation della guerra commerciale da parte americana", afferma Roman Ziruk, senior market analyst di Ebury. In seguito all'annuncio sui dazi di Trump mercoledì, il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha confermato che le tariffe statunitensi delineate dovrebbero essere considerate un tetto massimo e sono soggette a negoziazione, a meno che i Paesi non reagiscano. "Resta da vedere se gli annunci della Cina di oggi porteranno a ulteriori azioni da parte dell'amministrazione Trump, con pochi giorni rimasti prima che i dazi statunitensi (9 aprile) e cinesi (10 aprile) siano pronti a entrare in vigore", conclude l'esperto.
Male soprattutto le banche: a piazza Affari Unicredit -9,58%, Banco Bpm -8,05%, B.P.Sondrio -9,66%, Bper -10,49%, Intesa Sanpaolo -7,31%, B.Mps -12,2%, Mediobanca -10,35%. In Europa, Deutsche Bank è crollata del 10,24%, Commerzbank ha lasciato sul terreno il 4,91%, Barclays il 7,7%, Credit Agricole il 4,46%, Bnp Paribas il 7,38%, Ubs il 5,25%, Santander l'8,85%, Bbva il 9,17% e Hsbc il 5,56%.
L'esclation della guerra commerciale preoccupa anche gli investitori oltreoceano, con il Dow Jones che perde il 3,33%, l'S&P 500 il 3,79% e il Nasdaq Composite il 3,7%. "Storicamente, l'effetto di tariffe elevate sui consumi e sull'attività economica è stato rilevante. La vera incognita resta se tale rallentamento sia sufficiente a trascinare l'economia americana in una recessione", avvertono gli analisti del Bcg Center for Macroeconomics. Secondo gli esperti, la probabilità di una recessione entro i prossimi 12 mesi è salita al 40%, un aumento marcato rispetto all'inizio dell'anno, quando i fondamentali apparivano solidi.