Il prezzo dell'oro raggiunge un nuovo record storico, un rally senza precedenti, alimentato dalle aspettative che la Federal Reserve effettuerà un taglio dei tassi d'interesse a settembre. Il prezzo del metallo giallo si è spinto nell’intraday fino a quota 2.570,20 dollari l'oncia, superando il precedente record raggiunto venerdì scorso. Ora resta a ridosso di questo livello a 2.563 dollari l’oncia (+0,88%). Finora quest’anno i prezzi del lingotto sono aumentati di oltre il 20% grazie all'ottimismo che la Fed inizierà a tagliare i tassi d'interesse a settembre (l’oro tende a brillare in un contesto di bassi tassi di interesse), agli acquisti robusti da parte delle banche centrali e alla domanda di beni rifugio a causa delle tensioni in Medio Oriente (il presidente statunitense, Joe Biden, che detto che Hamas «sta prendendo le distanze» dai negoziati per un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, anche se un'intesa «è ancora possibile»). «L'oro si trova in un contesto favorevole che ha rafforzato il suo ruolo di bene rifugio, superando il bitcoin, spesso chiamato oro digitale», sottolinea a milanofinanza.it Gabriel Debach, market analyst di eToro. «I rischi geopolitici, l'incremento degli acquisti da parte delle banche centrali e la discesa dei tassi reali stanno creando le condizioni ideali per la sua crescita».
La ricerca di diversificazione da parte degli investitori, in un momento in cui gli indici azionari raggiungono nuovi massimi storici, completa il quadro perfetto per il rialzo dell'oro, osserva Debach. «Nonostante i deflussi dagli Etf sull'oro dall'inizio dell'anno, il metallo prezioso continua a registrare guadagni. Interessante notare che, se da un lato gli Etf mostrano un interesse limitato, dall'altro i consumatori americani stanno acquistando sempre più lingotti d'oro, come dimostrano le vendite presso Costco», precisa.
Dunque, le banche centrali sono le grandi protagoniste, insieme all’incertezza geopolitica. Le banche centrali nel 2022 e 2023 hanno comprato oro a mani basse, oltre mille tonnellate l’anno. «Un trend destinato a proseguire nel 2024 e probabilmente non solo», afferma a milanofinanza.it Carlo Alberto Decasa, analista esterno di Swissquote. Stando ai dati ufficiali in arrivo dalla Cina, la Banca Popolare cinese avrebbe interrotto gli acquisti da tre mesi. «Per molti analisti, però, si tratta puramente di una tattica per comprare oro a prezzi più bassi e la salita del prezzo delle ultime settimane lo certificherebbe», continua l’esperto.
In ogni caso il mese scorso i consumatori cinesi hanno continuato a ridurre gli acquisti di oro, a causa dei prezzi record e del prolungato rallentamento dell'economia. Infatti, le importazioni di oro a luglio sono scese del 24% a 44,6 tonnellate, il valore più basso da più di due anni, secondo i dati doganali pubblicati oggi 20 agosto. Questo segue il calo ancora più marcato di giugno, quando le spedizioni sono crollate del 58% rispetto al mese precedente. Il vorace appetito della Cina per il metallo prezioso, che ha raggiunto il suo picco a gennaio, è stato il pilastro cruciale del rally del metallo giallo. Colpiti da una prolungata crisi immobiliare e da una valuta locale più debole, gli acquirenti cinesi stanno scoprendo che l'oro è molto meno conveniente. Il colpo maggiore è stato inferto agli acquisti di gioielli, mentre i lingotti e le monete continuano ad attrarre la domanda degli investitori cinesi che cercano una riserva di valore in tempi incerti.
Le banche centrali sono protagoniste anche per le aspettative di politiche monetarie più accomodanti. Manca un mese al prossimo meeting della Federal Reserve e nelle ultime settimane la domanda che si pongono gli operatori è radicalmente mutata. Prima i dubbi riguardavano la tempistica del primo taglio ai tassi, ora invece si è ormai che arriverà a nel meeting di settembre. «Ci si chiede se sarà dello 0,25% o dello 0,50%», spiega Decasa. In generale gli economisti prevedono che la Fed taglierà i tassi di 25 punti base in ciascuna delle tre riunioni rimanenti del 2024, non preoccupati per una recessione negli Stati Uniti. In quest’ottica i trader monitoreranno molto da vicino i verbali della riunione di politica monetaria della Fed di luglio, attesi per mercoledì 21 agosto, e il discorso del presidente della banca centrale americana, Jerome Powell, al simposio di Jackson Hole venerdì per ulteriori indicazioni.
Decasa nota anche come la domanda di Etf aurei nell’ultimo trimestre sia tornata positiva (l’Etf sull’oro di Spdr Gold Trust ha raggiunto il massimo degli ultimi sette mesi), dopo circa un anno di fuoriuscita di denaro. Senza contare, aggiunge, che le tensioni geopolitiche, dal Medio Oriente, alla guerra fra Russia e Ucraina, spingono gli investitori ad aumentare la quota di oro in portafoglio. Non si dimentichi, poi, l’avvicinarsi delle elezioni americane, altro potenziale elemento di incertezza.
«I trader dell'oro sono di nuovo focalizzati sulla prospettiva di tassi d'interesse più bassi negli Stati Uniti, il che attira gli investitori che cercano bene rifugi sicuri», commenta anche Carsten Menke, analista di Julius Baer. «Considerando la debolezza dell'economia cinese e le tensioni geopolitiche che coinvolgono la Cina, crediamo che vi sia una probabilità molto alta che gli acquisti continuino. Attualmente abbiamo un obiettivo di prezzo a 12 mesi di 2.600 dollari l'oncia».
«Una volta che la Fed inizierà a tagliare i tassi, probabilmente il mese prossimo, l'oro potrebbe raggiungere i 2.700 dollari l'oncia», ha stimato Sabrin Chowdhury, analista presso BMI, citato da Cnbc. Tassi di interesse più bassi mettono anche sotto pressione il dollaro, rendendo l'oro, prezzato in dollari, attraente per i possessori di altre valute. «Il sentiment degli investitori sull'oro sembra essere in aumento nella finestra temporale di tre-sei mesi», concordano gli analisti di Citi, prevedendo un obiettivo a 3.000 dollari l’oncia entro la metà del 2025 e un prezzo medio per il quarto trimestre di 2.550 dollari l’oncia.
L’investitore – qualora decidesse di puntare sul metallo giallo – ha molte possibilità, continua Decasa. Può puntare sull’oro fisico (lingotti, barre, monete e gioielli): un’opportunità senz’altro affascinante, ma con spread spesso elevati. Soprattutto per chi mira a operazioni di breve termine Etf, ossia fondi passivi a replica, o Cfd (contratti per differenza) possono rappresentare uno strumento più indicato. L’oro viene da sempre visto come un bene rifugio per eccellenza, ma anche in questo caso non mancano i rischi, avverte l’esperto. Il primo, chiaramente, è quello di una discesa del prezzo. Nel caso in cui il rally si esaurisse a breve, chi acquista ora rischia di trovarsi con il cerino in mano (e con un asset che non paga cedole o dividendi). «Come detto, per chi punta sull’oro fisico, gli spread possono essere importanti anche superiori al 5% nelle monete e ancora più alti sui gioielli, rendendo l’operazione decisamente costosa e adatta solo ad un arco temporale molto ampio. Con i Cfd, invece, non va dimenticata», conclude Decasa, «la leva finanziaria. Un elemento che può amplificare eventuali profitti, ma che ha ovviamente anche il medesimo effetto in caso di perdite». (riproduzione riservata)