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Emmanuel Macron, presidente della Francia
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Nucleare, la squadra si ingrossa. Edf e Westinghouse pronte ad affiancare Enel & C

di Angela Zoppo
13 dicembre 2024, 22:00 Ultimo aggiornamento: 22:14

Chi sarà il partner estero che lavorerà con la newco dei reattori? Dal fronte politico si guarda agli Stati Uniti, quello industriale tiene un canale aperto con la Francia. E anche Confindustria chiede al governo di partecipare  | Si accendano i reattori: il piano da 46 miliardi di euro per l'Italia

È ormai alle battute finali la partita Stati Uniti-Francia sul nucleare italiano. A sfidarsi sono Westinghouse, colosso americano che si sta specializzando in reattori sempre più piccoli, ed Edf (Électricité de France), il gruppo pubblico transalpino che sta per realizzare altre sei centrali nucleari sulla spinta del governo e ne gestisce già una cinquantina. Il tipo d’ingaggio, invece, è ancora tutto da definire perché dipenderà dall’esito dello studio di fattibilità da parte dalla newco a guida Enel, con Ansaldo Nucleare e Leonardo, di ormai prossimo avvio per aprire la strada agli Smr, gli Small Modular Reactor.

Cattaneo (Enel): dove c’è il nucleare l’energia costa la metà

«È un impegno studiare gli Small Modular Reactor», sostiene l'ad di Enel, Flavio Cattaneo, che anche dal palco di Atreju a Roma è tornato sul tema per ribadire che «dove c'è il nucleare l'energia costa la metà, dove c'era ed è stato tolto i prezzi sono saliti del 50%».

Westinghouse sembra godere di un maggior gradimento all’interno del governo Meloni, che guarda già a quando tornerà a insediarsi alla Casa Bianca il presidente Donald Trump. Edf, d’altra parte, se ne sta al riparo dalla crisi del governo di Emmanuel Macron e può contare su un convinto appoggio da parte dell’industria e di quanti ricordano l’accordo del 2007 per coinvolgere Enel nella costruzione dei reattori Epr (European Pressurized Reactor). In quel caso, esattamente 12 anni fa (era dicembre 2012), il piano sfumò quando Enel esercitò il diritto di recesso dal progetto dell’Epr Flamanville 3, in Normandia, e di altri cinque impianti gemelli da realizzare in Francia.

I mini reattori americani e le ambizioni francesi

Andando più nel dettaglio, ad aver destato l’attenzione è in particolare un prodotto di Westinghouse, il reattore Ap1000 di terza generazione, che ha il minore ingombro per Mwe sul mercato. Ce ne sono due unità operative nel sito di Plant Vogtle negli Usa, altri quattro in Cina. Otto sono in costruzione. La tecnologia Ap1000 è già stata selezionata per i programmi di energia nucleare in Polonia, Ucraina e Bulgaria ed è in fase di valutazione in molti altri Paesi.

Con Edf, invece, c’è un discorso di prossimità e frequentazione, visto che dalla Francia già arriva la produzione nucleare che in Italia viene largamente utilizzata nelle ore notturne. Il gigante transalpino al momento è al centro di un grosso piano di finanziamenti pubblici che potrebbero arrivare sotto forma di un prestito a interessi zero. Per realizzare i nuovi impianti si calcola che servano più di 50 miliardi di euro, ma secondo alcune fonti i numeri sono già da aggiornare a 67 miliardi di euro.

I sei reattori annunciati da Macron dovrebbero avere una capacità totale di circa 10 gigawatt. Il primo cantiere è atteso nel 2027, ma l’Eliseo non si è mai sbilanciato su chi ne sosterrà i costi ed Edf, da quando è stata delistata, non è ancora riuscita ad abbattere il suo debito a un livello che le consenta di ottenere finanziamenti privati.

Confindustria: vogliamo entrare nella newco

Con la finalissima in corso, l’obiettivo resta far partire la newco e, a stretto giro, i cantieri dei primi Smr. «L’Europa ha preso con decisione la strada della decarbonizzazione, ma è l’unico continente al mondo ad aver fissato date e cifre. E lo ha fatto imponendo l’energia elettrica come unico vettore per raggiungere il risultato. Oggi le industrie siderurgiche italiane devono andare a comprare l’energia nucleare in Francia per abbattere i costi della bolletta e ridurre le emissioni», sottolinea Aurelio Regina, delegato per l’Energia di Confindustria, a Milano Finanza, «Un’azienda, soprattutto se energivora, non ha alternativa se non ricorrere al gas decarbonizzato, che ancora non c’è nelle quantità necessarie». Nell’analisi di Regina, su un consumo attuale in Italia di 300 terawattora, le rinnovabili contribuiscono appena con 100 Twh, prodotti da idroelettrico, eolico e solare.

«Dobbiamo avere una produzione di 600 Twh al 2050, che non si può coprire con le sole rinnovabili, anche perché per colmare le interruzioni di produzione tipiche di queste fonti servirebbe arrivare a una capacità ancora più alta, intorno ai mille Twh. Abbiamo perciò bisogno di un’alternativa, di una fonte che stabilizzi il mercato garantendo volumi di capacità elevati. Oggi, l’unica scelta è il nucleare, la sola fonte decarbonizzata disponibile in grandi quantità. Se partiamo subito, nel giro di 10 anni potremo avere i primi Smr. Altrimenti bisognerà venire a patti con la realtà e considerare il termoelettrico come la soluzione per il bilanciamento».

Oltre ai dati, la notizia è che Confindustria si candida ad affiancare la newco Enel-Ansaldo Nucleare-Leonardo. «Ci piacerebbe una partecipazione, anche simbolica per dare il segnale che l’industria italiana sostiene questo progetto», anticipa Regina. «Lo abbiamo chiesto ufficialmente. Non è un tema di quote, ma vorremmo esserci. Possiamo dare un contributo, conosciamo il mercato e dove va la domanda, possiamo spingere le imprese anche a utilizzare determinati siti per collocare gli Smr. Saremmo un ideale agente di collegamento». Intanto, si procede anche sul versante politico. «Il disegno di legge delega quadro sul nucleare ce l'ho pronto nel cassetto», assicura il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, «Nel primo o nel secondo consiglio dei ministri del 2025 lo presenterò». (riproduzione riservata)



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