L’Eba ha avviato una consultazione sulla definizione di credito bancario in default, ma nel testo mancano modifiche alla soglia di ristrutturazione (1%) oltre la quale un prestito è considerato non-performing. L’intervento sulla soglia era stato chiesto da Parlamento e Consiglio Ue nell’ultimo regolamento sui requisiti di capitale (Crr) con l’obiettivo di facilitare le moratorie, ma l’autorità bancaria non ha seguito le indicazioni dei colegislatori. Anche l’Abi ha spesso evidenziato la necessità di una revisione.
Per il momento l’Eba ha detto di aspettare le risposte della consultazione, anche se appare poco propensa a variazioni. Le uniche novità potrebbero riguardare la riduzione delle tempistiche per tornare in bonis.
Non è escluso tuttavia che il Parlamento Ue dopo l’estate possa intervenire in modo diretto sulla definizione di default, per esempio nell’ambito di un eventuale provvedimento Omnibus sulle banche.
Il tema è emerso in una recente audizione del direttore esecutivo dell’Eba Francois-Louis Michaud alla commissione economica del Parlamento Ue. L’eurodeputata Irene Tinagli ha fatto notare che la bozza di linee guida dell’Eba «sembra ignorare il mandato ricevuto, mostrando cambiamenti non sostanziali».
Per Tinagli il contenuto della bozza e il suo ritardo rispetto ai tempi previsti «sollevano preoccupazioni su come l’Eba definisce le priorità e affronta le indicazioni politiche che si suppone siano vincolanti».
Michaud ha risposto in audizione che «il quadro normativo è già flessibile e sensibile al rischio, in quanto consente una ristrutturazione senza classificare erroneamente le inadempienze, ed è in linea con i principi contabili».
Riguardo ai termini scaduti il 10 luglio, il direttore dell’Eba ha aggiunto che «questo è uno di quei casi in cui abbiamo ritenuto preferibile agire con cautela e cercare di raccogliere maggiori evidenze piuttosto che affrettare le decisioni». Inoltre Michaud ha motivato il ritardo con le poche risorse a disposizione dell’Eba.
Oggi un debitore è considerato in default se la perdita in termini di valore attuale netto (Npv o Net Present Value) derivante da una ristrutturazione supera l’1%. Un articolo del regolamento Crr è stato modificato l’anno scorso per dare all’Eba il mandato di aggiornare le linee guida e «incoraggiare gli istituti di credito a impegnarsi in una ristrutturazione del debito proattiva, preventiva e significativa per sostenere i debitori». Inoltre Parlamento e Consiglio Ue hanno precisato che nelle linee guida sulla definizione di default «l’Eba dovrebbe considerare debitamente la necessità di fornire un’adeguata flessibilità» alle banche.
L’autorità Ue non ha introdotto neppure criteri qualitativi più morbidi: era questa un’altra opzione rispetto a quella di modificare la soglia quantitativa dell’1%.
Secondo una nota dell’ufficio studi del Parlamento Ue «la proposta dell’Eba di fatto respinge il mandato politico. Rifiutando di rivedere la soglia dell’1% o di incorporare valutazioni più qualitative nella classificazione del default (come le circostanze individuali del debitore o la fattibilità della ristrutturazione), l’Eba mantiene un quadro rigido che rischia di continuare a scoraggiare la rinegoziazione del debito, ostacolare la ripresa economica e contraddire i recenti sforzi legislativi dell’Ue». (riproduzione riservata)