Negli ultimi giorni l’Unione Europea e la Banca Centrale Europea hanno reso note le loro valutazioni sugli andamenti e sulle prospettive economiche sia dell’Italia sia delle banche che vi operano. Emergono preoccupazioni innanzitutto per l’alto debito pubblico italiano, che non può e non deve crescere continuamente all’infinito in cifra assoluta.
Per il settore bancario l’Unione Europea (Commissione Ue) sottolinea che ci sono stati miglioramenti, ma restano delle vulnerabilità per il settore bancario italiano: nel 2022 i crediti deteriorati sono scesi ulteriormente ma sono rimasti ancora al di sopra della media dell’area dell’euro.
Contemporaneamente, dopo le grandi ristrutturazioni e gli aumenti dei capitali bancari, la redditività delle banche operanti in Italia è migliorata - rileva la Commissione Europea - in misura significativa grazie a un aumento delle entrate da interessi netti. Il Cet1, fra i principali indicatori della solidità bancaria, resta però ancora sotto la media dell’Unione Europea. Ciò implica che mediamente le banche operanti in Italia debbano in questo 2023 e nel 2024 aumentare la propria solidità patrimoniale innanzitutto con robusti accantonamenti a riserve patrimoniali, anche in previsione delle più rigide regole di Basilea 3+ che entreranno in vigore nell’ormai vicino 2025 comportando la necessità di indici patrimoniali ulteriormente ancor più solidi.
La Commissione Europea rileva inoltre che i volumi dei prestiti bancari sono calati significativamente a causa delle restrizioni delle condizioni finanziarie decise dalle banche centrali da metà 2022. Inoltre la Commissione Europea rileva che i costi di finanziamento delle banche aumenteranno con la scadenza delle operazioni di rifinanziamento a lungo termine promosse dalla Bce. Quindi l’Unione Europea segnala che occorre monitorare con grande attenzione e prudenza le esposizioni del mondo finanziario al settore immobiliare commerciale, che sta subendo una fase molto complessa.
Parallelamente la Bce segnala che «l’indebolimento delle condizioni macro finanziarie ha già iniziato a tradursi in un aumento delle insolvenze societarie: queste hanno ora superato i livelli pre-pandemici, anche se in modo non uniforme tra i vari settori (...) ed è probabile che le insolvenze aumentino ulteriormente se i rendimenti continuano a crescere o se i prezzi dell’energia ricominciano a salire».
La Bce fa suonare inoltre un altro allarme affermando che «la recessione resta uno scenario possibile di fronte al deterioramento del già debole scenario economico. I numerosi tagli alle stime e sorprese economiche negative confermano un quadro debole con consistenti rischi al ribasso», con le tensioni internazionali che aggiungono incertezze non solo per le possibili conseguenze sull’energia ma anche per il rischio di minare il clima di fiducia.
Tutte queste recentissime autorevoli considerazioni dell’Unione Europea e della Bce invitano ancor più le banche alla sempre sana e prudente gestione, avendo fra le priorità la necessità di rafforzare i presidi prudenziali a cominciare dal continuo ulteriore consolidamento della loro solidità patrimoniale. (riproduzione riservata)
*presidente Abi