Per quasi 14 anni, la politica monetaria accomodante, la spesa dei consumatori e la domanda finanziaria hanno influenzato la logica di acquisto dell’oro. Dopo l’inversione di rotta delle banche centrali, che hanno aumentato i tassi e inasprito le condizioni di prestito da inizio 2022, la prospettiva di un aumento dei tassi reali e di indebolimento del dollaro Usa stanno ora spingendo i prezzi.
Le pressioni sui prezzi e il rallentamento delle economie mondiali portano i prezzi dell’oro, adattati all’inflazione, a livelli in linea con i passati periodi di stress del mercato. Dal raggiungimento del minimo annuo di 1.622 l’oncia a settembre 2022, il prezzo dell’oro è aumentato di oltre il 20%. A marzo 2023 si è registrato un incremento dell’8% da inizio anno, dai timori per le banche statunitensi e dalle prospettive dei tassi di interesse. Ad aprile il trading per l’oro è avvenuto a 2.000 dollari l’oncia. La scorsa settimana i prezzi sono scesi rispetto ad aprile.
L’inflazione complessiva è scesa al 5% a marzo rispetto al 6% del mese precedente, ma il rallentamento di nuove opportunità di lavoro e retribuzioni orarie mostra che il mercato del lavoro si sta contraendo. Per ora ci sono ancora pochi motivi per cui la Fed debba sospendere la sua politica restrittiva, e prevediamo un altro rialzo dei tassi di 25 punti base alla riunione di maggio, e forse un ulteriore rialzo della stessa entità a giugno/luglio. Questo scenario suggerisce che è in corso il processo verso un’inflazione più bassa, anche se potremmo vedere alcuni periodi di crescita economica negativa prima della fine dell'anno.
Sebbene la maggior parte della domanda di oro sia per gioielli, monete e lingotti, l’aumento dei prezzi riflette anche gli acquisti delle banche centrali, ai livelli più alti dal 2010, secondo il World Gold Council (Wgc). A fine marzo 2023, le banche centrali hanno acquistato 140 tonnellate d'oro. La Cina, maggiore produttrice mondiale di oro con riserve per oltre 2.000 tonnellate, ha aggiunto altre 58 tonnellate da inizio 2023. Si tratta dei primi aumenti dal 2019, in quanto la Cina si sta diversificando dagli asset in dollari Usa. Inoltre, anche la banca centrale turca prevede degli acquisti nei prossimi 15 mesi.
Secondo il Wgc, gli acquisti supplementari di soggetti «non dichiarati» hanno rappresentato una buona parte degli acquisti del 2022, in quanto i rischi geopolitici hanno aumentato la domanda globale di metallo prezioso. Parte della domanda di oro è anche finanziaria, infatti gli investitori si sono allontanati dai titoli azionari e dal credito, dubitando della sicurezza dei contanti per la crisi bancaria di marzo. Gli afflussi nei fondi negoziati in borsa (Etf) sull'oro sono aumentati a marzo di 1,9 miliardi di dollari, così come le posizioni speculative nette sull'oro, calcolate sottraendo le posizioni long da quelle short e dividendole per i prezzi dei future.
Per quantificare i fattori trainanti dell'oro, osserviamo i flussi di capitali azionari o obbligazionari e l'inflazione statunitense. In prospettiva, il rischio di recessione, unito a un eventuale picco dei tassi d'interesse reali e dall'indebolimento del dollaro Usa, dovrebbero continuare a sostenere la domanda d'oro e il potenziale di rialzo del metallo per il resto dell'anno. Di conseguenza abbiamo aumentato il nostro obiettivo e prevediamo che l'oro raggiunga i 2.100 dollari l’oncia entro fine 2023, rispetto al precedente obiettivo di 1.940 dollari. (riproduzione riservata)
*cio Banque Lombard Odier & Cie