Giovedì 2 novembre le borse asiatiche salgono per lo più, seguendo il rally del tech a Wall Street, mentre la propensione al rischio torna sui mercati dopo che la Federal Reserve ha mantenuto i tassi invariati per la seconda volta. Alle ore 7:30 italiane il Nikkei sale dell’1,10% grazie anche al piano di incentivi del governo, l’Hang Seng guadagna lo 0,7%, Shanghai, invece cede lo 0,3%.
L’euro sale dello 0,3% a 1,06, mentre il rendimento del T bond Usa decennale torna leggermente a guadagnare terreno, dal 4,71% di inizio sessione asiatica al 4,739%. I futures sul Nasdaq sono positivi (+0,35%).
Il governatore della Fed Jerome Powell ha lasciato comunque ieri la porta aperta a un’ulteriore stretta monetaria in un contesto di inflazione persistentemente elevata e di forte slancio economico. Gli investitori valuteranno oggi anche una serie di dati, compresa l’inflazione della Corea del Sud e il commercio in Australia.
Il premier giapponese Fumio Kishida ha spiegato giovedì che il governo spenderà oltre 17mila miliardi di yen (113 miliardi di dollari) in un pacchetto di misure per attutire gli effetti dell’inflazione, che comprende tagli alle tasse.
Per finanziare parte della spesa, il governo dovrà effettuare una revisione di bilancio per l'anno fiscale in corso di 13,1 trilioni di yen, ha detto Kishida.
Includendo la spesa dei governi locali e i prestiti garantiti dallo Stato, la dimensione del pacchetto ammonterà a 21,8 trilioni di yen.
«L'economia del Giappone vede aprirsi una grande opportunità per passare ad una nuova fase per la prima volta in 30 anni» mentre esce da una lunghissima spirale deflazionistica, ha detto Kishida giovedì in una riunione del governo e dei dirigenti del partito. «Ecco perché dobbiamo aiutare le aziende ad aumentare la redditività e i ricavi per alzare i salari», ha aggiunto il premier.
Secondo fonti di stampa, il governo sta valutando la possibilità di spendere oltre 17 trilioni di yen per il pacchetto, che includerà tagli temporanei alle tasse su reddito e casa, nonché sussidi per ridurre la benzina e le bollette.
L’inflazione, alimentata dall’aumento dei costi delle materie prime, è rimasta al di sopra dell’obiettivo del 2% della Banca centrale per più di un anno, gravando sui consumi e offuscando le prospettive per un’economia che si riprende in ritardo dai segni lasciati dalla pandemia di Covid.
Dal momento che gli aumenti degli stipendi arrivano in maniera troppo lenta per compensare l’aumento dei prezzi, il premier Kishida ha spiegato che il governo attutirà il colpo «restituendo alle famiglie parte dell’atteso aumento delle entrate fiscali raggiunto grazie a una solida crescita economica». Gli analisti, tuttavia, dubitano che i circa 5mila miliardi di yen da spendere in tagli fiscali e pagamenti possano fare molto per rilanciare i consumi e la crescita economica del Giappone. (riproduzione riservata)