Borse asiatiche quasi tutte in rialzo nell’ultima seduta dell’anno, mentre i trader osservano da vicino come le economie globali reagiscono al passaggio della Cina dalla politica zero-Covid, ma anche all'aumento dei contagi.
Il 30 dicembre l'organismo di controllo delle malattie ha identificato 5.500 nuovi casi positivi in Cina e un solo decesso. Ma dalla fine dei test di massa e dalla nuova definizione più ristretta di morte attribuita al Covid, queste statistiche sembrano non essere al passo con la realtà. Secondo gli esperti dell'Airfinity Center, il bilancio delle
vittime in Cina potrebbe attualmente attestarsi a 9.000 al giorno e raggiungere 1,7 milioni entro la fine di aprile 2023.
Il Nikkei giapponese ha chiuso la seduta sulla parità a quota 26.094 punti con i guadagni dei titoli finanziari che hanno compensato le perdite delle azioni dell’elettronica e della tecnologia. Nel 2022 l’indice azionario giapponese è sceso del 9,4% dopo tre anni consecutivi di guadagni. L'indice non è riuscito a riprendersi completamente dalle perdite subite all'inizio di quest'anno a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina, poiché l'inasprimento delle politiche da parte delle banche centrali ha pesato sul mercato. L’Hang Seng di Hong Kong stamani ha guadagnato lo 0,47%, i listini di Shanghai e Shenzhen lo 0,71% e lo 0,49%, rispettivamente. Mentre l'indice CSI 300 ha guadagnato lo 0,50%, ma ha terminato il 2022 con una perdita superiore al 20%, il peggior risultato su base annua dal 2018 (-25,70%).
Le valute asiatiche hanno un andamento misto rispetto al dollaro Usa. La maggior parte degli operatori sta chiudendo le operazioni in condizioni di scarsa liquidità in vista delle festività di Capodanno. Il cambio dollaro/yen passa di mano a 132,57 (-0,32%) e il cambio euro/dollaro a 1,064 (-0,18%). Il WSJ Dollar Index sale dello 0,24%. Nel 2022 è cresciuto di circa il 9%, il più grande aumento dal 2014, mentre la Federal Reserve aumenta i tassi per sedare l'inflazione.
"L'attenzione rimarrà sui tassi terminali e sulla forza con cui le banche centrali cercheranno di sconfiggere l'inflazione. La Fed, in particolare, è rimasta molto ottimista sulle sue intenzioni in materia di tassi, tanto da aver spaventato un po' gli investitori durante la riunione di questo mese. Ma le cose potrebbero cambiare rapidamente nel primo trimestre del 2023, se i dati lo consentiranno", ha sottolineato Craig Erlam di Oanda.
Stephen Jen di Eurizon SLJ Capital prevede che il dollaro scenderà del 10%-15% l'anno prossimo, quando l'inflazione rallenterà e gli investitori si concentreranno sui "gravi difetti strutturali" dell'economia statunitense, come gli elevati livelli di debito. Anche Steve Englander di Standard Chartered ritiene che il dollaro si indebolirà con il miglioramento delle prospettive di crescita delle altre economie e la riapertura dell'economia cinese. Gli analisti di JP Morgan Chase sono, invece, più cauti e prevedono che l'anno prossimo il dollaro salirà di un altro 5% mentre le banche centrali continuano a inasprire le politiche e i rischi di recessione aumentano.
I futures di Wall Street sono negativi (-0,29% quello sul Dow Jones e -0,39% quello sull’S&P500) con il rendimento del Treasury Usa 10 ani in aumento al 3,838%. Flette, viceversa, quello del Btp 10 anni al 4,527%. Invece, tra le materie prime, si registrano acquisti sul petrolio (Wti +0,66% a 78,92 dollari al barile e Brent +0,62% a 83,98 dollari al barile), stabile l’oro a 1.825 dollari l’oncia. (riproduzione riservata)