In sintesi:
L’Asia apre in calo la settimana, lunedì 21 aprile, il Nikkei cede l’1,2% alle ore 7:30 italiane, Shanghai guadagna lo 0,3% (Hong Kong è chiusa per festività). L’euro corre (+1,04%) sul dollaro a 1,1515, mentre il rendimento del T bond Usa decennale balza dal 4,33% al 4,368% (il prezzo, che si muove in senso opposto, sta calando) in un movimento di forte vendita sul debito Usa. I futures sul Nasdaq cedono lo 0,8%.
La People’s Bank of China ha lasciato invariati i tassi per il sesto mese consecutivo ad aprile, in linea con le attese del mercato. La decisione riflette l’approccio prudente della banca centrale, che valuta ancora l’impatto delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti prima di introdurre ulteriori misure di stimolo. Il Loan Prime Rate (LPR) a un anno resta fermo al 3,1%, mentre il tasso a cinque anni rimane al 3,6%, entrambi su livelli minimi storici.
L’indice Nikkei 225 viaggia in rosso, lunedì 21 aprile. Gli investitori sono cauti in attesa di aggiornamenti sui colloqui commerciali tra Giappone e Stati Uniti. Tokyo starebbe valutando un incremento delle importazioni di soia e riso come concessione verso Washington per mitigare i dazi. Intanto, gli Usa hanno sollevato preoccupazioni sulle barriere all’ingresso nel mercato automobilistico e agricolo giapponese. Tra i titoli peggiori: Suzuki (-3,4%), Toyota (-1%), Mitsubishi (-1,1%), Ihi Corp (-0,9%) e Fast Retailing (-0,8%).
Il Dolla Index è sceso a 98,6 lunedì, segnando un nuovo minimo triennale a causa delle crescenti preoccupazioni sull’indipendenza della Federal Reserve. Il calo è stato innescato dalle nuove minacce del presidente Usa, Donald Trump, di rimuovere il governatore della Fed, Jerome Powell, insistendo che la rimozione «non può arrivare abbastanza presto» e sollecitando un taglio dei tassi.
L’incertezza politica e le tensioni commerciali aggravano il clima di instabilità. Il presidente della Fed di Chicago, Austan Goolsbee, ha avvertito che i dazi potrebbero provocare un rallentamento dell’economia già entro l’estate.
I rendimenti dei Treasury a 10 anni sono saliti oltre il 4,35%, per la seconda seduta consecutiva, a fronte di vendite generalizzate di asset statunitensi. Gli investitori temono interferenze politiche nella Federal Reserve, dopo le indiscrezioni secondo cui la Casa Bianca starebbe valutando la rimozione di Powell. Le preoccupazioni sono accentuate dalle tensioni commerciali e dai potenziali effetti recessivi dei dazi.
I futures sul greggio Wti scendno lunedì dell’1,5% a 63,74 dollari al barile grazie ai progressi nei colloqui sul nucleare tra Stati Uniti e Iran. Le due nazioni avrebbero concordato sabato l’avvio della stesura di un’intesa, con un nuovo round di negoziati previsto in Oman. Le sanzioni Usa contro gli importatori cinesi di petrolio iraniano restano in vigore, ma il clima è più disteso. Sul mercato pesano anche le incertezze sull’economia globale legate alla guerra dei dazi e l’attesa per un aumento della produzione Opec di 411.000 barili al giorno a maggio. (riproduzione riservata)