Lunedì 20 novembre le azioni giapponesi hanno toccato massimi dal 1990 grazie ai forti utili societari e alla domanda di beni dall’estero, complice una valuta molto debole. Il Nikkei 225 ha raggiunto quota 33.691 per poi ritracciare e infatti alle ore 7:45 italiane cede lo 0,6%, ma ha guadagnato il 28% da inizio anno. Nel frattempo, l’Hang Seng balza dell’1,5% e Shanghai sale dello 0,4%. Lo yen, che da gennaio perde il 13,75%, ha segnato un balzo, lunedì, dello 0,3% a 149,14, mentre i futures sul Nasdaq sono in calo dello 0,3%.
Pimco sta acquistando yen sulla scommessa che la Boj, la Banca centrale del Giappone, sarà costretta ad un inasprimento della politica monetaria (il costo del denaro è ancora negativo) mentre l’inflazione accelera. Il gigante degli investimenti obbligazionari ha iniziato a costruire una posizione lunga sullo yen quando la valuta del Giappone si è indebolita oltre i 140 per dollaro alcuni mesi fa, ha spiegato a Bloomberg Emmanuel Sharef, gestore di fondi Pimco.
«Mentre continuiamo a vedere l’inflazione in Giappone aumentare e crescere costantemente al di sopra dell’obiettivo della BoJ, la Banca centrale dovrà abbandonare o modificare il controllo della curva dei rendimenti e alla fine potrebbe essere necessario un aumento dei tassi», ha spiegato Sharef in un'intervista a Singapore. «L’inflazione negli Stati Uniti sta scendendo, mentre l’inflazione in Giappone è ancora elevata. E per noi questo significa andare lunghi sullo yen».
La Banca popolare cinese (PBoC) ha mantenuto fermi i tassi sui prestiti al fixing di novembre. Il tasso primario del prestito a 1 anno (LPR) è rimasto invariato al minimo storico del 3,45%, mentre il tasso a 5 anni è stato mantenuto al 4,2% per il quinto mese consecutivo.
La decisione di lunedì è arrivata in un momento in cui l'attività economica nel mese di ottobre è emersa in chiaroscuro, con l'intensificarsi dei problemi legati al settore immobiliare nonostante una serie di misure di stimolo da parte di Pechino. (riproduzione riservata)